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La terra dei sogni infranti: il “fallimento” di Boer il contadino è il nostro…
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La terra dei sogni infranti: il “fallimento” di Boer il contadino è il nostro…

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BRINDISI – “Amara terra mia” cantava Domenico Modugno: e quanto amara sia lo sa ad esempio Michele Cappellari, ai più conosciuto come “Boer il contadino”, che sognava di fare il contadino nella sua terra. Quel ragazzo, laureatosi a Bologna e tornato a Brindisi per coltivare la terra, ha suscitato la simpatia e il tifo di tanta gente. Noi, come altri, abbiamo raccontato la sua storia, ma già quando – qualche mese fa – ci recammo nel suo angolo di paradiso per intervistarlo, ci confidò di sentirsi amareggiato per l’insostenibilità economica della sua impresa. Così, quest’oggi, ha comunicato sulla sua pagina Facebook che la sua corsa verso la felicità, per il momento, si ferma qui.

“Mi dispiace – scrive Michele – per tutti coloro che ci hanno creduto. Non mi dispiace dire che è stato un piccolo fallimento. Perché i fallimenti servono nella vita a crescere e imparare. Servono a dire ci ho provato, e a ricominciare da dove si è arrivati. Beh forse sto sbagliando strada, forse non sono così bravo ad essere un contadino. Però sono stato bravo a farmi conoscere, a dare valore al mio impegno, dare valore al passaparola. Forse mi sono perso di più nella praticità del coltivare la terra, nel combattere solo contro un mercato a perdere. Forse ritornerò ad essere il vostro contadino di fiducia, ma ora è meglio fare quello per cui ho studiato. Voglio provare a spiegarvelo e usare questa pagina per essere utile a qualcuno più bravo di me”.

Anche Antonella Ingrosso e Daniela Romano hanno un sogno, quello di comprare un camper e girare la Puglia assieme ai bambini meno fortunati per regalargli quello che non possono permettersi. La loro storia, come la precedente, ha riscosso simpatia, e in tanti hanno acquistato le loro magliette. Questo, però, non è bastato: i soldi raccolti fino ad ora, infatti, risultano troppo pochi per acquistare il camper dei loro desideri, che per il momento resterà soltanto dipinto sulle loro magliette.

Anche il sottoscritto, che ha raccontato queste storie, aveva un piccolo sogno: quello di fare il giornalista nella propria città, facendo del proprio giornale un’area franca dove non ci fosse posto per racconti di comodo e compromessi; insomma, avevo il sogno di fare il giornalista indipendente. Questo, però, comporta un costo molto alto, sia in termini di esposizione che economici. È scomodo raccontare senza intermediazioni, ed è anche molto poco redditizio in una città come Brindisi dove il tessuto economico, sociale e l’incultura editoriale rendono titanica anche l’impresa di procacciare uno sponsor da 30 euro.

Bravi allora tutti noi che abbiamo creduto, anche solo per un attimo, che coltivare la propria terra, raccontarne quotidianamente le vicende o valorizzarne le bellezze culturali potesse diventare il lavoro dei nostri sogni.

“Non è tempo per noi” cantava Ligabue, ed evidentemente bisogna prenderne atto.

Finché ne avremo la possibilità, comunque, su questo giornale continueremo a raccontare le storie di chi vuole farcela e di chi, per fortuna, ce l’ha già fatta.

Andrea Pezzuto