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Home Editoriale EDITORIALE – Sindaco e città seduti su una bomba con spoletta danneggiata, mentre si materializza lo spettro di un commissario: “Potremmo non sentircela”
EDITORIALE – Sindaco e città seduti su una bomba con spoletta danneggiata, mentre si materializza lo spettro di un commissario: “Potremmo non sentircela”
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EDITORIALE – Sindaco e città seduti su una bomba con spoletta danneggiata, mentre si materializza lo spettro di un commissario: “Potremmo non sentircela”

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BRINDISI – La bomba è azionata, il ticchettio si avverte sempre più distintamente e non resta che pregare affinché il Piano di rientro varato dagli artificieri di Palazzo di Città risulti efficace. È possibile, però, che non tutti abbiamo compreso a fondo la gravità della situazione, altrimenti non si spiegherebbero le contestazioni tout court delle misure inserite nel Piano di rientro pluriennale. E su questo ha ragione il Sindaco: “Altro che ticket per il bus navetta…”. Già, perché già a metà del 2020 il Comune potrebbe essere costretto, qualora ad esempio il Piano di alienazione degli immobili non dovesse sortire gli effetti sperati, a varare “il vero” Piano previsionale 2020, che prevederà realmente misure lacrime e sangue. In quella occasione ci sarà l’effettivo redde rationem: quello approvato ieri, purtroppo, potrebbe essere solo un antipasto, o come l’ha definito il Sindaco, “un tentativo effettuato con coraggio”. Che se non dovesse portare gli effetti sperati, potrebbe addirittura consigliare il Sindaco di dimettersi: già, perché il dato nuovo emerso ieri, l’ha fornito proprio Rossi, quando ha confessato tra le pieghe del suo discorso che misure peggiori potrebbe anche prenderle qualcun altro, “perché potremmo non sentircela di effettuare scelte ancora più drastiche, in quanto siamo anche noi cittadini di Brindisi e non è facile prendersi ogni giorno insulti”.

Insomma, se questo Piano di rientro non dovesse funzionare, il Sindaco ha paventato l’ipotesi che si vada tutti a casa e si scarichi la responsabilità di adottare misure “draconiane” su un Commissario, che “ci metterebbe 5 minuti a riequilibrare il bilancio”. E questo rischio, purtroppo, non è poi così lontano.

Come osservato dal consigliere Serra (M5S) nel suo discorso lucido e spietato, infatti, il Piano presenta parecchie ombre, o come le ha definite lui, “cambiali”, tra le quali spiccano – in negativo – il pagamento della quota di mutuo per il 2020 attraverso la dismissione del patrimonio immobiliare e l’abbattimento dei costi del personale della BMS. Come evidenziato dall’apparato tecnico, infatti, il punto interrogativo più grande è rappresentato dalla effettiva alienazione di almeno parte del patrimonio inserito nel piano di alienazione, che dovrà servire a pagare i 3,5 mln annui di quota capitale dei mutui accesi dal Comune (complessivamente pari a 55 mln di euro). Così come aleatorio è al momento l’abbattimento dei costi del personale della BMS, in quanto, come ricordato da Serra, a livello normativo la fusione non consentirà di scalfire i rapporti contrattuali, poiché si erediteranno gli stessi rapporti alle stesse condizioni. Solo da un accordo con i sindacati potrà dunque scaturire la firma di nuovi rapporti contrattuali al ribasso. Cederanno i sindacati? È possibile di sì, dato che, qualora non si riuscisse a rispettare il “Piano industriale” varato, ci sarebbe la possibilità che salti la Giunta e con essa anche la partecipata. E in quel caso le conseguenze per i lavoratori sarebbero ben peggiori.

E proprio Antonio Elefante, consigliere della maggioranza, ha auspicato un nuovo approccio con i sindacati, chiedendo al Sindaco di coinvolgerli maggiormente. Elefante in realtà ha chiesto anche altro, come il taglio degli stipendi del Sindaco, degli assessori e del Presidente del consiglio, oltre che dei gettoni dei consiglieri per le commissioni consiliari. Ma soprattutto ha chiesto che la volontà politica espressa dal Consiglio comunale in merito allo sviluppo portuale venga rispettata e che con essa non interferiscano “altri livelli istituzionali”, rectius assessore e dirigente al ramo (ndc).

Come è intuibile, dunque, con un piede nella fossa, più che Rossi e la sua maggioranza, sono i 150 lavoratori della BMS e i lavoratori impiegati nelle cooperative che operano nel sociale; non solo quelli delle farmacie comunali e del servizio di riscossione. E con un piede nella fossa – e credetemi, non è terrorismo ma l’amara realtà – si ritrova una città intera, che se il banco dovesse saltare, rischia di doversi sobbarcare costi salatissimi, sia in termini di tributi economici che di credibilità verso il mercato e le istituzioni sovraordinate.

Pertanto, fratelli, pregate. Non ci resta altro da fare. Ah: e parte della politica spari meno cazzate; a destra e a sinistra.

Andrea Pezzuto