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EDITORIALE – Brindisi città turistica: basta credere nei miracoli. Ecco come l’Amministrazione sta provando a triplicare le presenze…
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EDITORIALE – Brindisi città turistica: basta credere nei miracoli. Ecco come l’Amministrazione sta provando a triplicare le presenze…

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BRINDISI – L’obiettivo dichiarato da parte dell’Amministrazione comunale in carica è quello di triplicare le presenze turistiche alla fine dei 5 anni di mandato; attualmente nel capoluogo si contano circa 150.000 turisti annui. Come fare per raggiungere tale obiettivo?

Di concreto, in questi primi 2 anni di mandato l’Amministrazione comunale ha puntato sugli eventi: Battiti Live, Medimex, Giro d’Italia, Locomotiv Jazz Festival e via discorrendo. Una politica che, anche stando a quanto dichiarato da alcuni rappresentanti di Pugliapromozione, può produrre i propri frutti. Certo, una volta attirati in città turisti e avventori, si devono offrire loro anche servizi e percorsi esperenziali, perché oramai i turisti – come accertato ultimamente – cercano un’esperienza unica più che la bellezza dei luoghi.

Su questi fronti, tuttavia, non si registrano al momento significativi passi in avanti.

Fiumi di letteratura, poi, sono stati scritti in merito alla necessità di cucire addosso a una città, a un territorio, un’identità precisa e un racconto appetibile. Per questo proliferano le figure dei destination makers. Ecco, Brindisi è la città per antonomasia senza identità, incapace di trasformare le sue peculiarità in punti di forza e in narrazioni accattivanti. Si ripete spesso che il mare e il vino (e l’enogastronomia in generale) possono rappresentare gli elementi identificativi, gli attrattori sui quali puntare. Sì, ma come, con quale strategia condivisa? Possono bastare le manifestazioni spot da sole?

Dicevamo che in Italia si va diffondendo l’usanza di affidare le strategie di marketing a figure professionali operanti nel campo turistico. Per il momento, a Brindisi si è scelto di trasformare la Fondazione del Teatro Verdi, che dovrebbe occuparsi appunto di spettacoli teatrali, in un sorta di Multiservizi della cultura. La Fondazione, pur non disponendo delle auspicabili figure professionali, è stata infatti incaricata di occuparsi della valorizzazione dei beni monumentali e dell’accoglienza turistica tout court. Risulta naturale chiedersi, però, a che titolo? Ma soprattutto viene da chiedersi come sta svolgendo tale compito, tramite quali azioni, con quali risultati?

Se la Fondazione oramai si occupa di cartelloni estivi, natalizi, incoming turistico e chi più ne ha più ne metta, d’altro canto ci si affida a una titolare di un’agenzia turistica per portare tour operator in città. Anche qui, la sensazione è che si navighi a vista. O comunque che non ci sia una visione ben precisa.

Le speranze di attrarre flussi turistici, allora, vanno forse riversate più realisticamente verso il laboratorio di innovazione urbana di Palazzo Guerrieri, il turismo lento che attraverserà la città grazie alla riscoperta dei percorsi culturali e religiosi, la redazione del nuovo Pug e del Piano della Costa, l’arrivo dei fondi Cis per rigenerare la litoranea, l’utilizzo dei ricavi rivenienti dalla tassa di soggiorno, la costruzione della New Arena.

Unendo tutti questi puntini si raggiungerà l’obiettivo di passare da 150.000 a 500.000 presenze nell’arco dei prossimi tre anni così come “promesso” da questa Amministrazione? Chi può dirlo, basta credere nei miracoli.