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Questa città puzza più di marcio che di benzene
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Questa città puzza più di marcio che di benzene

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BRINDISI – È una città marcia, dove vige la regola aurea del “cane non mangia cane”. E così il sistema delle cointeressenze, cresciuto rigoglioso all’ombra delle attività paralegali che hanno scandito la vita di questa comunità e che hanno inquinato i pozzi della politica e del giornalismo, ha creato un intreccio davvero inestricabile. Qualcuno, di tanto in tanto, prova caparbiamente a cambiare lo stato delle cose, ma l’ammasso di sterco formatosi nel corso dei decenni è di dimensioni abnormi, e senza uno sforzo collettivo, il suddetto ammasso rimarrà lì a occupare ogni centimetro di questo territorio. Per diventare così imponente e ingombrante, alla sua formazione devono aver contribuito davvero in tanti: d’altronde, chi delle vecchie cariatidi di questa città non ha le mani lercie? Forse si contano sulle dita di una mano.

Già, le vecchie cariatidi: un cancro che divora il tessuto connettivo della comunità brindisina. Praticamente una metastasi, se si considera che queste cariatidi sono così tante che occupano ogni ambito della vita cittadina, mandandola in necrosi. Sono una specie di Re Mida al contrario: ogni cosa che toccano diventa sterco. Eppure anche dal letame potrebbero nascere i fiori. Ma a Brindisi no, perché gran parte dei giovani che sono giunti ad occupare posizioni di rilievo nella vita sociale, sono vecchi dentro, figli di rendite di posizione dei loro padri: naturali o acquisiti. E quei pochi fiori che nascono sani, non vengono innaffiati scientemente. A Brindisi le cariatidi hanno la perversione di uccidere il bambino nella culla. Ma si possono comprendere: sono stati abituati così, nessuno gli ha chiesto conto del loro comportamento da ominicchi senza morale e pudore, pertanto perché dovrebbero rinunciare a fare quel cavolo che vogliono?

In una città del genere, si può forse pretendere che venga eletta una classe politica all’altezza del compito di perseguire il bene comune? Che quei pochi politici per bene non vengano ricattati da chi quel palazzo quasi lo ha costruito, pronto a boicottare l’azione politico-amministrativa non appena gli salta la mosca al naso?

Si può auspicare che la classe giornalistica faccia giornalismo d’inchiesta o lo faccia in maniera obiettiva? Molto più comodo e proficuo fingersi morti. Chi è quel folle che, a queste condizioni, si immolerebbe? In realtà qualche pazzo c’è, ma si conta sempre su un palmo di una mano. Anzi, facciamo mezzo palmo va…

Ecco allora che venuti meno i ruoli decisivi di due pilastri come la politica e il giornalismo, viene meno anche la coscienza critica di una comunità, che rappresenta il lievito della stessa. Aggiungiamoci che la cittadinanza è stata cloroformizzata dalle logiche del lavoro facile calato dall’alto, dei ricatti occupazionali, i quali risultano più facili da porre quando si ha davanti un basso livello di scolarizzazione o uno stato di necessità dilagante, e il quadro, così, appare già definito.

C’è davvero da sentirsi impotenti. L’unica cosa che possiamo fare è turarci il naso e andare avanti finché è possibile: l’importante è non abituarsi mai al puzzo che pervade questa città. Che è ben peggiore della puzza di benzene.

Andrea Pezzuto