Home Politica Salvataggio last minute per l’Italia olimpica: l’ennesimo atto di un Governo senza visione
Salvataggio last minute per l’Italia olimpica: l’ennesimo atto di un Governo senza visione
0

Salvataggio last minute per l’Italia olimpica: l’ennesimo atto di un Governo senza visione

0

In tempi di pandemia, con oltre 400 italiani morti al giorno per via del Covid, come se disoccupazione crescente e debito pubblico che aumenta non bastassero, anche lo sport va male. Infatti, nelle ultime quarantotto ore è cresciuta la polemica per un’inadempienza del Governo italiano che ha messo a rischio la presenza del tricolore alle Olimpiadi di Tokyo 2021. Alla base della questione vi è la riorganizzazione del mondo sportivo nazionale voluta, nel 2019, dell’allora Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti. L’impianto della rivoluzionaria riforma, varata dal Governo Conte I su iniziativa della Lega, prevede che la gestione dei fondi destinati al Comitato olimpico italiano, il CONI, sia di competenza di una società, la Salute e sport spa, a sua volta a controllo governativo. Nulla di male, si potrà pensare. E invece la decisione ha subito trovato contrario il Comitato olimpico internazionale, il CIO, composto dai rappresentanti di 205 Stati e territori, che, in ottemperanza ai principi della Carta olimpica, non può tollerare che lo sport sia dipendente dal Governo e quindi dalla politica.
Il CIO è un’organizzazione non governativa internazionale, con sede in Svizzera, che detiene i diritti connessi al ben noto simbolo a 5 cerchi e che da decenni gestisce i giochi olimpici – invernali, estivi e paralimpici-. Come tutte le organizzazioni, anche il Comitato è dotato di una propria carta istituiva che l’Italia si è impegnata a rispettare. Oltre ai noti principi alla base dello sport, la Carta olimpica, proclamata per la prima volta nel 1908, sancisce l’autonomia dell’attività sportiva (e della sua gestione e organizzazione) da ogni forma d’ingerenza, soprattutto politica. Il documento richiama più volte, ed in modi diversi, questa regola di buon senso. Vieta, infatti, l’uso dello sport per fini di “propaganda politica”, impone ai membri del Comitato stesso un giuramento di “(…) autonomia dalla politica”, vieta ogni forma di pubblicità politica durante le manifestazioni, chiarisce che tra i compiti del CIO c’è quello di opporsi “ad ogni utilizzazione abusiva politica o commerciale dello sport e degli atleti”. Sembra chiaro quindi che trasferire la gestione dei fondi, dell’amministrazione e dei dipendenti dal CONI ad una controllata statale non sia un buon modo per adempiere agli obblighi assunti a livello internazionale in seno alla massima istituzione del settore. Non è un caso, infatti, che tra i Paesi colpiti nel recente passato da sanzioni del CIO per questioni simili, sia pur più gravi, vi siano Bielorussia e Russia.
In perfetto stile italico pare, però, che la questione sia rientrata. Con un decreto adottato all’ultimo momento, quindi ancora una volta senza un congruo dibattito sulla riorganizzazione di un settore che vale circa l’1,7% del PIL nazionale, a 24 ore dalla riunione del CIO sul caso Italia, il Governo ha restituito la necessaria indipendenza al Comitato olimpico italiano. Nella sua gestione tornano i beni immobili, per lo più centri di preparazione atletica, i dipendenti, e l’amministrazione finanziaria. Ancora una volta, si è arrivati al limite dell’incredibile prima di agire. Immaginare che un Paese come l’Italia, di grande tradizione sportiva, potesse non esporre i propri simboli a Tokyo, a differenza degli altri Paesi europei o semplicemente della Corea del Nord, dovrebbe indurre ad una riflessione collettiva. Chi ieri riformava, che sia lo sport o l’immigrazione, in un modo poi rivelatosi errato salvo poi correggere il tiro, su input di maggioranze diverse, può guidare un Paese come l’Italia nella fase di ricostruzione cui va incontro? Alle consultazioni che iniziano spetta l’ardua risposta, in linea con il motto delle prossime olimpiadi: “Discover tomorrow”. Intanto, accontentiamoci di poter vedere il tricolore italiano sfilare assieme ai simboli degli altri Stati. Ma accontentarsi basta?

Celentano F.E.