La mostra “patacca” di Mesagne.

di Redazione

Premettiamo che non siamo critici d’arte. Come, crediamo, non lo siano i
tanti colleghi giornalisti che in questi mesi hanno dato e danno spazio e lustro alla mostra “G7: sette secoli di arte italiana” che si svolge presso il
Castello Svevo di Mesagne. Chi, qualcosa più di noi ne comprende, l’ha definita “piena di patacche e copie”. Lo ha scritto lo scorso giugno il giornale
nazionale “Il Fatto Quotidiano” che ha chiesto lumi ad Andrea De Marchi, non uno qualsiasi come noi, ma ordinario di Storia dell’Arte dell’Università di Firenze, che ha “smontato” la “più grande mostra d’arte da Napoli in giù che sia stata mai ideata e progettata” secondo quanto asserito dagli organizzatori, Puglia Walking Art. De Marchi afferma che “l’opera di Raffaello (il Miracolo degli impiccati) è dubbia; il Canaletto (il quadro “l’ingresso in Canal Grande con la veduta della Chiesa della salute”) invece è di un seguace”. “La Madonna dei fusi”, altra opera spacciata per eccellenza in mostra, “altro non sarebbe che una copia di scarso rilievo da un originale di Leonardo” ha dichiarato il docente universitario al giornale diretto da Marco Travaglio.
D’altronde, qualche dubbio sulla vicenda ci era sorto: possibile che sull’argomento chi aveva voce in capitolo non è mai intervenuto? Ci
riferiamo a critici d’arte locali, docenti e organizzatori di mostre (anche fuori dall’ambito regionale) spesso sulle prime pagine locali per esprimere la propria opinione sui più svariati argomenti. Ma sulla mostra “bluff” di
Mesagne nessun commento. Insomma, un’altra operazione di marketing del sindaco e presidente della provincia che ha basato (o chi per lui) tutto sulla comunicazione. Al contrario di Brindisi che di gioielli, anche naturali, ne avrebbe a bizzeffe. Ma il marketing territoriale non è il semplice post sui social…

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