Brindisi: storia di una bambina “sfruttata” nell’indifferenza di una sera d’estate

di Redazione

Riceviamo e pubblichiamo una nota dell’ex assessora all’Ambiente di Terni, la 44enne Mascia Aniello, in vacanza nei giorni scorsi a Brindisi con la sua famiglia

“Succede una sera d’estate a Brindisi, Viale Regina Margherita, tra i tavolini dei locali gremiti di gente del posto e di spensierati turisti che si godono la dolce brezza, l’ottimo cibo, la splendida cornice paesaggistica e monumentale.

Tra gli avventori improvvisamente irrompe, silenziosa, una bambina di nove o dieci anni, di carnagione scura, cinta di una tenera borsetta verde acqua, ma con in mano un misero bicchiere di plastica, vuoto, nel tentativo di racimolare una moneta che qualcuno, inevitabilmente impietosito, le concede con distrazione. Poco lontano, ad attenderla, una donna, nascosta nella penombra.

La donna simula indifferenza, ma è prontissima ad afferrare il bottino una volta che la bimba la raggiunge. E poi il giro continua, locale dopo locale, apparentemente inarrestabile, per almeno un’ora e mezza.
Solo noi ci siamo resi conto che si sta consumando un reato? Non c’è tempo per filosofeggiare a riguardo: chiamiamo il 112, illustrando l’accaduto. Ci assicurano che controlleranno. Tre quarti d’ora dopo, però, la stessa bambina e la stessa donna sono ancora pienamente occupate in quell’attività di accattonaggio, con la minore mandata avanti e con la donna che attende in disparte l’incasso.

Incrociamo una volante della Polizia e raccontiamo nuovamente ai due agenti cosa sta accadendo. Ci assicurano che controlleranno. Passa un’altra mezz’ora e rivediamo la bambina e la donna. Non è certo la prima sera che questa povera bimba viene utilizzata in tal modo, a sentire i lavoratori del ristorante dove la incontriamo la prima volta.

Lo sconcerto cresce. Decidiamo di chiamare il centralino della Prefettura-Questura di Brindisi: ci chiedono di qualificarci e lo facciamo. A questo punto, inizia un più fecondo lavoro di coordinamento con gli operatori di Polizia incaricati, cui forniamo i nostri recapiti cellulari, indicando puntualmente dove si sta compiendo l’odioso misfatto e ribadendo che possono contare sul nostro fattivo contributo, per quanto poco valga.
In breve tempo, torna la stessa Volante di prima, ma stavolta i poliziotti riescono a individuarle, nonché a fermarle molto civilmente, davanti alla Palazzina del Belvedere.

Le tengono lì un quarto d’ora; poi le lasciano andare. Coltiviamo la speranza che non sia finita così, visto il rigido quadro normativo a tutela dell’infanzia. Sia il Codice Penale italiano, sia la normativa UE, sia la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, riconoscono il reato di sfruttamento dei minori per l’accattonaggio, anche come forma di tratta e/o di maltrattamento. Si prevede la reclusione fino a 20 anni.
Eppure chi assiste a certi comportamenti, palesemente e gravissimamente fuori legge, finisce per pensare che rispettare le regole non sia poi così fondamentale in Italia.

E’ allora che prevalgono sentimenti di indifferenza e rassegnazione, così dannosi per qualsiasi comunità, così degradanti, laceranti per ogni essere umano. E’ spaventosa l’indifferenza dei tanti, dei troppi, italiani e stranieri, che nemmeno si voltano al passaggio di una bambina così piccola che chiede denaro: mentre i nostri vengono allevati nella bambagia più smodata e mentre i rappresentanti delle Istituzioni ad ogni livello si indignano (giustamente) per i bambini colpiti dalla guerra, tutt’altro accade quando da noi il degrado più ignobile si materializza in una donna che spinge una piccola a chiedere l’elemosina. Raccapricciante.
Ma ancor più raccapricciante è che nessuno sembra curarsene, o almeno accorgersene, tra centinaia di presenti. Con una monetina ci si pulisce la coscienza e si va avanti, come fosse tutto normale.

Considerato però che più d’una persona ha confermato di imbattersi spesso in quella bambina, la domanda sorge spontanea: possibile che il Prefetto, il Questore, il Comandante dei Carabinieri, qualche rappresentante dell’Amministrazione comunale, qualche impiegato ai Servizi Sociali, qualche Magistrato magari, qualsiasi soggetto che a Brindisi abbia il potere di intervenire, possibile che nessuno, tra costoro, si sia mai concesso una cena in pieno centro con la famiglia o con gli amici?

Possibile che nessuno abbia visto la stessa scena che noi abbiamo osservato nelle poche ore in cui siamo rimasti in città? Poi, inevitabilmente, la rassegnazione: “tanto va ovunque così”, “li portano in Questura e li lasciano andare subito”, “e chi fa mai niente?”, “non vale la pena chiamare nessuno”, “attenti, vi bruciano la macchina” e altre affermazioni simili, condite con espressioni dialettali che contribuiscono a creare un’ineludibile aura fatalista. La rassegnazione, come l’indifferenza, è un brutto male. Non fa più credere nella Giustizia e induce a pensare che non valga la pena fare alcunché, nemmeno dinanzi a un sopruso universalmente riconosciuto come lo sfruttamento di un bambino. Questa è una turpe storia delle tante che sicuramente accadono, ogni giorno, in uno dei Paesi più avanzati del mondo. Al sud come al nord.

Ma una società che non sa proteggere i più fragili, pur avendone gli strumenti normativi, operativi, culturali e pure finanziari, è una società che ha fallito su tutti i fronti. Che si è arresa al male. Personalmente, al male non mi arrenderò mai, nemmeno il giorno in cui sarò l’unica a voltarmi: nessun bambino deve stare per strada a chiedere l’elemosina. Nessuno dovrebbe essere sfruttato, figurarsi un fanciullo. Scriverò pertanto al Sindaco, all’assessore competente e al Prefetto: ognuno poi sarà libero di intervenire o di seppellire definitivamente la propria coscienza nel letame dell’indifferenza”.

dott.ssa Mascia Aniello e familiari dall’Umbria

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