Odi et amo.
Brindisi è la città più bella al mondo. Fossi nato da un’altra parte avrei detto lo stesso, ovviamente, ad esempio di Buccinasco o di Orgosolo. Per chi come me vive e lavora fuori città da anni, pur avendo mantenuto molti contatti, l’essere stato a casa per un periodo di tempo più lungo del solito mi ha permesso di fare una full immersion di “brindisinitá”, nel bene e nel male.
Brindisi è una città “problematica”. Come tante altre, si dirà, ed è vero. Brindisi purtroppo è anche una città insicura. Si corre per le strade, per andare nella vicina frazione di Tuturano, si corre, e non da oggi, in via Bastioni (corrono anche gli autobus di linea e i vigili urbani senza sirena e/o lampeggiante), come sul Lungomare Vespucci, dove mi dicono ci siano vere e proprie gare notturne, anche tra ragazzini con le moto.
Il recente Rapporto Asset Puglia lo dice chiaramente: Brindisi e il suo hinterland saranno ricordate nel 2024 per 1.062 incidenti che hanno provocato la morte di 30 persone: +50% rispetto al 2023, 1.594 feriti. Nel rapporto, l’alta velocità è la prima causa di incidenti e a Brindisi gli esperti hanno calcolato aumenti superiori al 15% nella velocità media dei veicoli cittadini.
In città, le “Zone 30” le trovi in poche strade di numero, il centro non è pedonale, i parcheggi, e non solo in centro, hanno superato da tempo il concetto di selvaggio per passare a quello di infernale dantesco, gli attraversamenti pedonali non sono protetti e sono vecchi di trent’anni, piste ciclabili cantierate, sbagliate e ora rimaste con enormi crateri stradali, altre sul litorale nord che non si faranno proprio nonostante ci siano i soldi per farle, nuovi palasport che non nasceranno mai, l’edilizia urbana e la stazione ferroviaria nel degrado, anche umano. A Bergamo, città che vivo da anni per motivi lavorativi e personali, un lavoro si comincia, si procede e si conclude. Con date certe.
LA CRESCITA DI UNA CITTA’ SI RICONOSCE ANCHE DAL SUO PROGETTO CULTURALE
Per deformazione professionale, però, la cosa che mi dispiace di più è la povertà culturale, tranne rarissimi casi e spesso per merito dei singoli privati. Il cartellone estivo proposto dall’amministrazione comunale è di buona qualità ma forse ancora poco capace ad attrarre numeri importanti di visitatori da fuori, dove invece la gente ci va eccome, anche perché ci piace sempre dire “eh ma a Mesagne, a Ostuni, a Oria…”.
Lo si percepisce girando in città: tanti sono i turisti stranieri grazie (anche) alle crociere, tutti sbalorditi dalle nostre bellezze non sempre valorizzate da noi stessi cittadini, ma la sera i locali e gli spettacoli, sono frequentati per lo più dai “soliti noti” brindisini, anche se i dati dei principali siti di prenotazioni dicono che le strutture ricettive siano tutte esaurite, forse solo come appoggio per altre mete.
Accade anche che uno di questi locali si proponga di animare la bella via Conserva con musica e intrattenimento fino alla mezzanotte (mezzanotte, in estate!) e riceva minacce dai residenti al punto da rinunciare alla serata.
E accade anche che iniziative lodevoli, per esempio la rinascita dopo anni del Torneo dei Rioni di basket su un campo all’aperto in una delle piazze più belle con affaccio sul porto, oppure il festival del teatro in vernacolo brindisino, fortemente voluto da tenaci appassionati e itinerante in quattro piazze della periferia con un enorme successo, così come le belle serate nella piazzetta a San Giovanni al Sepolcro, siano poco pubblicizzate, tranne dagli stessi (bravissimi) organizzatori degli eventi. E i meriti a volte se li prendono altri, spacciandoli come propri e non dando il giusto merito a chi davvero ha lavorato per la buona riuscita. Non è la prima volta che accade, la gente poi ci crede anche!
Ho sempre cercato il dialogo per proporre eventi, sinergie, crescita culturale, sportiva, sociale, ma a Brindisi lavorare per il bene comune non è contemplato così come “fare rete”. Ecco, perché purtroppo mi rivolgo altrove, pur amando la mia città in maniera viscerale e continuando a realizzare un giornale (Spporters Magazine, il giornale di basket che ha una storia ormai ventennale nel panorama cittadino e nazionale, ndr) tra mille difficoltà e pochissimi aiuti. Spero che chi ha deciso di tornare, e chi invece non è mai andato via, saprà a cosa va incontro. Al netto che non tutto è da buttare, anzi. Il nostro mare è il più bello al mondo, il nostro cibo ci fa tornare al “nord” molto più grassi di prima. Brindisi, almeno in questo è sicuramente più affascinante di Buccinasco o Orgosolo. Ora serve uno scatto sociale, culturale e attrattivo. La Brindisi che vogliamo, ha dato qualche segnale di risveglio.
Marino Petrelli


