Continuano le pronunzie positive ottenute da associati “Dalla Parte del Consumatore”, vittime di casi di “risparmio tradito”.
Nei giorni scorsi, infatti, il Tribunale di Brindisi (dott.ssa Lavinia Gala) ed il Tribunale di Bari (dott. Michele De Palma) hanno riconosciuto il diritto al risarcimento del danno patito, rispettivamente, da risparmiatori che avevano acquistato azioni.
“Le sentenze che dal 2020 stiamo ottenendo in favore dei risparmiatori coinvolti nei casi con queste banche sono il risultato di un lavoro costante che la nostra Associazione dal 2016 conduce quotidianamente ed incessantemente attraverso una cabina di regia nazionale, formata da varie professionalità, che ogni giorno studiano ed approfondiscono la materia sotto molteplici profili e sulla base delle pronunzie giurisprudenziali emesse dai Tribunali di tutta Italia” afferma l’avvocato brindisino Emilio Graziuso, Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”.
“La nostra è una battaglia non solo giudiziaria ma anche sociale affinché vicende come quelle in esame non si verifichino più in futuro”, continua l’avvocato Graziuso che ha difeso gli investitori coinvolti nel processo svoltosi dinnanzi al Tribunale di Brindisi, dietro investimenti prospettati come sicuri che, in realtà, così non erano. Infatti, ad andare in fumo, oltre al denaro dei consumatori, vi è stato il lavoro ed i sacrifici di una vita di interi nuclei familiari.
Ma cosa era successo nei casi esaminati dal Tribunale di Brindisi e dal Tribunale di Bari? Come si è detto, il caso sbarcato dinnanzi al Tribunale di Brindisi riguardava un investimento di 10.062,50 euro in azioni effettuato da una risparmiatrice brindisina alla quale l’investimento era stato proposto da una banca, successivamente incorporata per fusione ad un altro istituto, come sicuro, privo di rischio alcuno per il capitale che non poneva vincoli di durata in quanto la stessa sarebbe potuta rientrare nel pieno possesso del proprio denaro su semplice richiesta. Trovandosi invece, da un giorno all’altro, del tutto inconsapevole, senza i propri risparmi, in un momento, peraltro, nel quale necessitava per delle urgenti cure mediche per una patologia che, a distanza di poco tempo, ne ha comportato la morte.
Non appena accortasi dell’accaduto, la risparmiatrice ha immediatamente cercato di comporre bonariamente l’insorgenda controversia ma, data la chiusura mostrata al riguardo dalla banca, ha dovuto inoltrare formale diffida chiedendo la restituzione del mal tolto. Purtroppo, successivamente si è verificato il decesso della risparmiatrice.
I fratelli della consumatrice, però, non si sono dati per vinti ed hanno continuato la battaglia legale che, seppure a livello stragiudiziale, aveva avviato la sorella. Gli eredi, quindi, hanno promosso un procedimento dinnanzi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) conclusosi con esito positivo, ma nonostante il pieno riconoscimento del diritto al risarcimento del danno in favore degli stessi, la banca non ha ottemperato a quanto disposto nella decisione dell’Arbitro.
Gli eredi della risparmiatrice hanno quindi promosso un processo dinnanzi al Tribunale di Brindisi contro le banche che avevano venduto alla ignara risparmiatrice le azioni illiquide. Nel corso del giudizio è emersa la violazione degli obblighi di informazione gravanti sulla banca relativi alla natura, caratteristiche, rischi e modalità di disinvestimento delle azioni illiquide e, pertanto, il Tribunale di Brindisi ha condannato la banca al risarcimento del danno pari all’intero importo investito dalla risparmiatrice (10.062,50, euro) oltre interessi e rivalutazione.
Un caso analogo è stato anche affrontato dal Tribunale di Bari con un consumatore (poi morto) del tutto ignaro ad investire in titoli ad alto rischio 53.820,19 euro. Al termine di una battaglia giudiziale durata due anni, la moglie ha vinto la sua battaglia grazie all’interessamento dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”.


