Traffico illecito di rifiuti che partivano da Brindisi per i Balcani: 6 arresti e 14 indagati

Sequestrati 300mila euro, due società e 44 automezzi

di Redazione

Traffico illecito di rifiuti tra l’Italia e i Balcani: 6 arresti, sequestri per 300mila euro e 14 indagati tra autisti, organizzatori, intermediari e gestori di società. Coinvolta anche la società Bri Ecologica s.r.l. di Brindisi.

L’operazione, che ha coinvolto le province di Brindisi, Bari, Salerno e Sofia (Bulgaria), è scattata nella mattinata di oggi, venerdì 20 febbraio.
Sono stati i carabinieri del Gruppo per la tutela dell’ambiente e della Sicurezza energetica di Napoli ad operare unitamente ai colleghi dei Comandi provinciali territorialmente competenti.

Gli arrestati, due sono finiti ai domiciliari, devono rispondere per associazione per delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (con l’aggravante della transnazionalità), spedizione illecita di rifiuti e gestione illecita di rifiuti.

Oltre alle misure personali, l’Autorità giudiziaria ha disposto il sequestro per equivalente di circa 300mila euro, oltre al sequestro di 2 società e 44 automezzi. Nel corso delle indagini è stato accertato che il sodalizio coinvolto operava principalmente attraverso la società Bri Ecologica s.r.l. di Brindisi: il sistema illecito si basava su una frode documentale per abbattere i costi di smaltimento.
L’indagine

L’ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Lecce in accoglimento della richiesta depositata dalla locale Direzione distrettuale Antimafia fa riferimento a una serie di condotte illecite riscontrate nel corso dell’attività investigativa condotta dai carabinieri del Noe di Lecce, che ha avuto inizio nel gennaio 2024 e si è protratta per diversi mesi, interessando la Bulgaria, la Grecia e la provincia di Brindisi, area di provenienza dei rifiuti.

L’indagine, condotta anche con l’ausilio di attività tecniche quali intercettazioni di conversazioni, video riprese e pedinamenti, ha consentito di disarticolare un pericoloso sodalizio criminale dedito al compimento di reiterate azioni finalizzate a porre in essere illecite attività di smaltimento rifiuti speciali non pericolosi – in prevalenza scarti provenienti dal trattamento dei rifiuti speciali/industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata di Rsu – provenienti da un impianto della provincia di Brindisi, avvalendosi di società di intermediazione del settore, al fine di conseguire l’ingiusto profitto rappresentato dal risparmio di spesa, derivante dalla mancata attivazione delle corrette procedure di gestione dei rifiuti, prescritte dalla legge, trasportandone e smaltendone migliaia di tonnellate in aziende site in Bulgaria e Grecia, con attribuzione di falso codice Cer, avvalendosi di documentazione falsa di scorta al rifiuti.

L’attività criminale avrebbe consentito agli indagati di introitare un illecito profitto pari all’incirca 300.000,00 euro, somma di denaro di cui è stato disposto il sequestro per equivalente. Come anticipato nel corso dell’operazione odierna sono state inoltre sequestrate 2 società e 44 automezzi.

Le indagini, condotte anche in collaborazione con le Autorità di Polizia bulgare, attraverso attività di cooperazione internazionale, hanno permesso di analizzare i meccanismi illeciti di tali traffici, secondo procedure collaudate, fondate sulla classificazione fittizia dei rifiuti da parte dell’impianto di produzione, con redazione di falsa documentazione, tra cui, rapporti di prova contenenti gli esiti di analisi asseritamente compiute su campioni riferibili ai rifiuti trasportati e di dichiarazioni di non pericolosità per l’imbarco che il compiacente laboratorio di analisi rilasciava in bianco con riferimento all’indicazione dei rifiuti trasportati e alla loro riferibilità al campione, indicante codici CER 191204 (plastica e gomma) – rifiuti recuperabili – da inviare presso aziende della Grecia e della Bulgaria, che ne avrebbero dovuto curare il recupero/smaltimento attraverso incenerimento. I rifiuti invece, per lo più costituiti da frazione indifferenziata di rifiuti di provenienza industriale CER 191212 (scarto proveniente dall’attività di trattamento di rifiuti industriali costituiti da calcinacci, legno, pannelli coibentati, guaine, indumenti ed altri materiali tessili), venivano abbandonati, in parte anche sui terreni agricoli.

Il sistema del “falso codice”

Nello specifico gli automezzi, provenienti dalla società Bri Ecologica s.r.l. di Brindisi, si dirigevano verso il locale porto, dove poi venivano imbarcati, con la compiacenza di spedizionieri, dipendenti di società colluse, con destinazione Grecia e Bulgaria. Una volta giunti in loco i rifiuti, oggetto delle illecite spedizioni, invece di essere sottoposti alle previste e dichiarate attività di trattamento, erano stoccati e abbandonati all’interno di capannoni industriali dismessi.

La natura abusiva dell’attività di smaltimento era evidente dalla stessa natura dei rifiuti trattati a partire dal 2020. Significativo che fino al 2019 la Bri Ecologica avesse dichiarato ingenti quantitativi di rifiuti misti derivanti da trattamento meccanico correttamente catalogati col corrispondente codice EER 191212 (circa 143.275 kg nel 2019) per poi cessare di trattarli quasi del tutto (0 kg nel 2020) proprio in concomitanza dell’individuazione dei canali esteri di smaltimento (dapprima Grecia, poi Bulgaria), con contestuale impennata delle esportazioni dei rifiuti recuperabili (R1 e/o R12) aventi cod. EER 191204. Tanto aveva consentito, tramite l’artefatta attribuzione di tale ultimo codice, il passaggio alla meno onerosa procedura di smaltimento.

Il sequestro di tre automezzi della Bri ecologica, avvenuto il 15 maggio 2024 ha poi fornito prova diretta della difformità tra la documentazione relativa ai rifiuti dagli stessi trasportati (attestante che il carico era costituito solo da plastiche miste) e la reale natura degli stessi, che i Carabinieri del Noe aveva rilevato “palesemente costituiti da un mix di plastiche ed numerose altre impurità: in particolare alcune balle di rifiuti sono risultate essere costituite prevalentemente da materiale edile eterogeneo (calcinacci, legno, pannelli coibentati, guaine ecc.) e altre contenevano indumenti e altri materiali tessili.

Le analisi successivamente effettuate hanno poi confermato la presenza notevolissima di inerti (quali, a titolo esemplificativo, carta, cartone, tessili, legno, vetro, ferro, gomma, inerti, etc.) in percentuali superiori al 60 per cento. Una tipologia di rifiuti tutt’altro che recuperabile.

L’applicazione della misura cautelare, giunta dopo i previsti interrogatori preventivi disposti dal Giudice per le indagini preliminari per gli indagati, autisti, organizzatori dei trasporti, intermediari e gestori formali e di fatto delle società responsabili, è finalizzata a impedire il reiterarsi dell’attività criminale, attraverso ulteriori illeciti abbandoni di rifiuti e a evitare l’alterazione delle fonti di prova attraverso la predisposizione di documentazione volta a dimostrare il preteso regolare smaltimento dei rifiuti.

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva. È importante sottolineare infatti che il relativo procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che l’eventuale colpevolezza, in ordine al reato contestato, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

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