Indagato il capitano della Sea Watch 5 per favoreggiamento dell’ingresso illegale
Hanno soccorso e salvato 166 persone al largo delle coste libiche, subendo contro anche raffiche di mitra e minacce di dirottamento verso Tripoli.
Ora, dopo lo sbarco dei migranti a Brindisi, venerdì scorso, il capitano della nave Sea Watch 5 è stato accusato di favoreggiamento dell’ingresso illegale.
È la stessa organizzazione non governativa a comunicare il sequestro di documenti e attrezzature effettuato dalla Squadra mobile della questura di Brindisi e dalla Capitaneria di porto. Due i membri dell’equipaggio interrogati in un primo momento e oggi tocca anche al capitano.
Denuncia la Ong con la portavoce Giorgia Linardi: “Siamo davanti a un’escalation paradossale, dopo che lunedì due motovedette e un’altra unità della cosiddetta guardia costiera libica avevano attaccato e sparato una raffica di colpi contro la nave e minacciato di dirottarla verso Tripoli. Motovedette donate alla Libia dall’Italia nel quadro dell’Intesa tra i due Paesi”.
L’indagine contro l’operato di Sea-Watch è un altro feroce attacco alla solidarietà in mare e un’aggressione allo stato di diritto. Invece di fare luce sulle responsabilità dell’attacco contro i civili sulla nostra nave, lo stato prima manda i militari italiani a Tripoli a riparare i motori delle motovedette che compiono azioni criminali in mare, e poi accusa chi ha soccorso vite in mare. La criminalizzazione della società civile è ormai prassi, ma anche davanti a questa escalation e non ci lasceremo intimidire”.




