Traffico di droga, detenzione di armi, violenza e incendio doloso: 30 arresti a sud di Brindisi. I nomi

Affiliazione Scu per le persone accusate di associazione mafiosa

di Redazione

Una vasta operazione dei carabinieri, coordinata dalla Dda, è scattata all’alba a sud di Brindisi con oltre 200 militari e reparti speciali.

I provvedimenti restrittivi hanno colpito persone accusate di associazione mafiosa, traffico di droga, detenzione di armi, violenza e incendio doloso.

Un’operazione antimafia denominata “Core” ha visto come epicentro Squinzano, ma anche Torchiarolo, colpendo al cuore un’articolazione attiva della Sacra Corona Unita.

I carabinieri del Comando provinciale di Lecce hanno eseguito trenta misure restrittive personali sul territorio salentino e in quello di Brindisi emesse dal gip del Tribunale di Lecce Francesco Valente su richiesta della sostituta procuratrice Giovanna Cannarile della Direzione distrettuale antimafia.

Sono trenta i provvedimenti restrittivi: 27 prevedono la custodia cautelare in carcere e tre gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, nell’ambito di un procedimento penale che in totale conta 52 indagati.

Le persone destinatarie delle misure cautelari risultano indiziate, a vario titolo, di reati come associazione di tipo mafioso, tentato omicidio in concorso, associazione finalizzata al traffico illecito e allo spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, violenza privata, minacce con l’uso delle armi e incendio, con tutte le condotte aggravate dal ricorso al metodo mafioso.

I nomi dei destinatari delle misure restrittive sono i seguenti: Claron Bajrusi, 24enne di Casalabate; Michael Canoci, 23enne di Torchiarolo; Patrick Cava, 30enne di Guagnano; Cosimo De Luca, 39enne di Squinzano; Mirco Garzia, 30enne di Torchiarolo; Emanuele Giordano, 32enne di Squinzano; Davide Guerrieri, 39enne di Squinzano; Alessandro Guido, 42enne di Squinzano; Gianmarco Maci, 27enne di Squinzano; Luca Margherito, 49enne di Squinzano; Patrizio Margilio, 43enne di Squinzano; Gianluca Melendugno, 48enne di Squinzano; Mattia Miccoli, 35enne di Squinzano; Roberto Micelli, 49enne di Squinzano; Alessio Miglietta, 23enne di Campi Salentina; Francesco Morelli, 31enne di Squinzano; Mattia Pennetta, 26enne di Squinzano; Antonio Perrone, 27enne di Torchiarolo; Simone Primiceri, 32enne di Trepuzzi; Andrea Spagnolo, 47enne di Squinzano; Giuseppe Alex Tommasi, 23enne di Torchiarolo; Vittorio Vadacca, 23enne di San Donaci; Raffaele Vedruccio, 24enne di Squinzano; Giovanbattista Cairo, 40enne di Squinzano; Samuele Gravili, 23enne di Trepuzzi; Salvatore Tafuro, 67enne di Squinzano; Bajran Bajrusi, 36enne di Squinzano; Gianfranco Grasso, 53enne di Squinzano; Antonio Guadadiello detto “Roberto”, 43enne di Squinzano e Giosuè Primiceri, 64enne di Trepuzzi.

Nei comuni di Trepuzzi, Squinzano, Campi Salentina e Torchiarolo, l’attività investigativa ha consentito di documentare l’operatività di un sodalizio mafioso dedito al traffico di cocaina, hashish e marijuana che poteva contare sulla disponibilità di armi e sul ricorso alla violenza per il controllo del territorio.

Con incontri che avvenivano all’interno di una masseria diroccata nelle campagne tra Squinzano e Torchiarolo e, in alcuni casi, anche in un’abitazione del centro storico di Lecce.

Incontri segreti nel corso dei quali venivano celebrati veri e propri riti di affiliazione mafiosa -con tanto di sangue e santini- e impartite direttive sulla vendita di droga, sul sostegno economico ai sodali detenuti in carcere.

Il rito di affiliazione documentato dai carabinieri del Nucleo investigativo prevedeva l’incisione di una croce sulla spalla destra, sul petto o sull’addome del “candidato”, seguita dal bacio sulle labbra tra i partecipanti: elementi poi riscontrati fisicamente su alcuni degli indagati arrestati. In altri casi il rituale era rafforzato dal dono di una collanina con un crocefisso e festeggiato con dolci e spumante, a dimostrazione del carattere simbolico e fortemente identitario del gruppo.

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