Un documento politico firmato da 28 esponenti della maggioranza, tra consiglieri comunali, assessori e lo stesso sindaco, mette fuori dalla maggioranza i consiglieri che sono passati a Futuro Nazionale.
“Il programma elettorale di questa Amministrazione, che ha riscosso i consensi, non trova rispondenza alcuna nelle linee enunciate da Fn nel corso dell’Assemblea costituente. Questa è la strada tracciata e non vi possono essere deragliamenti”, si legge nel documento firmato da Gabriele Antonino, Teodoro Pierri, Ernestina Sicilia, Tiziana Martucci, Maria Ciaccia, Mario Borromeo, Raffaele De Maria, Annamaria Magrì, Antonio Monetti, Giuseppe Carletti, Lorenzo Guadalupi, Alessandro Miceli, Lidia Penta, Jacopo Sticchi, Salvatore Giannace, Veronica Mastrogiacomo, Michelangelo Greco, Pasquale Luperti, Fabio Di Bello, Antonella Maglie, Cosimo Elmo, Caterina Cozzolino, Lucia Vantaggiato, Ercole Saponaro, Livia Antonucci, Giuseppe De Maria e Teodoro Scarano.
I firmatari rivendicano con forza l’identità dell’esecutivo, ricordando che la maggioranza “è il risultato di una coalizione politica e programmatica, che vede al suo interno Forza Italia, Fratelli d’Italia, Liste civiche, Lega e Pri”.
Tale documento arriva dopo la fuga a tre da Forza Italia (verso Futuro Nazionale) dei consiglieri Di Donna, Tondi e Ciaccia (poi rientrata nei ranghi e oggi firmataria del documento che vieta poteri ai vannacciani) ha riempito in questi ultimi giorni pagine di giornali, ricevuto critiche sui social, ma commenti lusinghieri dal fondatore di FN, il generale Vannacci, sul “caso” Brindisi.
Un terzetto che era diventato improvvisamente quartetto con l’arrivo anche di Mevoli, dopo l’abbandono di Fdi, che tanto “polverone” ha sollevato per la scelta di un capogruppo (individuato in Di Donna) e le prime “pretese” dopo un incontro con il sindaco Marchionna che davanti a questo terremoto politico aveva dapprima incrociato le braccia come se nulla fosse accaduto. Oggi, poi, il documento di non collaborazione con i transfughi. Come finirà?
Intanto, in città la politica del ping pong, con il cambio di casacca, ha portato solo malumore anche in altri partiti (come la Casa dei Moderati), mentre la gente, stanca di una certa politica, ha commentato e criticato apertamente che Brindisi merita ben altro da questa classe di amministratori.




