Il degrado degli impianti sportivi a Brindisi: in queste palestre piove dentro (quarta puntata)

Promesse in fumo e tetti che colano: quando lo sport si arrende al meteo

di Redazione

Dopo aver analizzato le criticità legate all’organico, il “libro dei sogni” disatteso e il mistero del fotovoltaico fantasma, l’inchiesta dell’Ora di Brindisi sullo stato di salute degli impianti sportivi brindisini giunge a una fase critica.

A quasi due anni dall’avvio dell’appalto milionario affidato al Consorzio Nazionale Servizi (CNS) tramite la consorziata “La Pulita Srl”, la realtà dei fatti non è più solo una questione burocratica o contrattuale, ma una vera e propria emergenza strutturale che penalizza atleti, società e l’intera cittadinanza.

​Quando piove, lo sport si ferma

​Il quadro che emerge dagli impianti cittadini è desolante. Non si tratta di semplice incuria, ma di una vera e propria interdizione forzata all’attività sportiva dettata dalle condizioni meteorologiche. È un paradosso inaccettabile per una città che versa oltre un milione di euro l’anno per la gestione ordinaria: alla minima pioggia, lo sport a Brindisi si ferma.

Ecco dove

​La palestra Giulio Cesare, l’impianto sportivo di Sant’Angelo e il PalaVinci sono diventati, di fatto, strutture inutilizzabili durante le precipitazioni.

L’acqua che filtra copiosa dai tetti rende impraticabili le superfici di gioco, creando rischi per la sicurezza degli utenti e vanificando ore di allenamento. Eppure, in sede di gara, l’offerta tecnica presentata dal raggruppamento gestore era stata ambiziosa: erano stati messi nero su bianco tre piani di manutenzione straordinaria a proprie spese, da attivare immediatamente all’inizio dell’appalto (settembre 2024).

A distanza di due anni, gli interventi sui tetti degli impianti sopra citati rimangono una chimera.

​Il catalogo delle promesse mancate

​La mancata manutenzione non è che la punta di un iceberg fatto di impegni contrattuali disattesi. Esaminando l’offerta presentata in sede di aggiudicazione, emergono altre lacune che sollevano pesanti interrogativi sulla vigilanza operata dall’Amministrazione.

​Efficienza energetica: entro un mese dall’avvio (ottobre 2024), era prevista la sostituzione di 1000 lampade con tecnologia LED. Un intervento che avrebbe garantito non solo un impatto ambientale positivo, ma anche significativi risparmi economici. Risultato? Nulla.

​Mobilità sostenibile: entro lo stesso termine di un mese, la ditta si era impegnata alla fornitura e posa in opera di dieci rastrelliere per biciclette. Risultato? Nulla.

​Sicurezza: entro sei mesi dall’avvio, l’impianto avrebbe dovuto contare sull’installazione di 10 sistemi di videosorveglianza. Risultato? Nulla.

​Un silenzio che fa rumore

​Di fronte a questa lunga lista di inadempienze — che sommano i fallimenti strutturali alle promesse non mantenute — ci chiediamo: dove sono i controlli? Il Comune di Brindisi, in quanto stazione appaltante, ha il dovere di vigilare sulla corretta esecuzione del contratto.

Eppure, a fronte di queste evidenze, assistiamo a un silenzio assordante da parte della politica e della macchina burocratica comunale.

​L’inchiesta continua e nella quinta puntata andremo a “scoperchiare” ulteriori migliorie mancate e accenderemo i riflettori su altri impianti sportivi che versano in condizioni di degrado preoccupanti.

​La nostra testata resta, come sempre, a completa disposizione per ospitare chiarimenti o repliche da parte dell’Amministrazione comunale e dei soggetti gestori.

La trasparenza, in un appalto pubblico di tale portata, non è un’opzione, ma un obbligo verso i cittadini brindisini che pagano il conto di una gestione che, ad oggi, appare fallimentare.

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Direttore responsabile: Salvatore Morelli. Editore: Associazione culturale “L’Ora di Brindisi Comunication” – Testata giornalistica iscritta al n° 1142/2019 del Registro della Stampa del Tribunale di Brindisi del 03/06/2019.

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