Di Angelo Stanisci
C’è una domanda che Massimo Ferrarese dovrebbe chiarire. Non politica: tecnica
Nel 2011, da presidente della Provincia di Brindisi, Ferrarese fu tra i promotori del progetto che puntava a collegare l’𝗔𝗲𝗿𝗼𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗦𝗮𝗹𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗳𝗲𝗿𝗿𝗼𝘃𝗶𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗲 𝗾𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗶 𝗯𝗮𝗰𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗟𝗲𝗰𝗰𝗲 𝗲 𝗧𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼. Nel 2014 rivendicò personalmente di aver contribuito, insieme ai presidenti delle Province di Lecce e Taranto, a ottenere 𝟰𝟬 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼 𝗖𝗜𝗣𝗘 per lo Shuttle. Era il modello del 𝗚𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗦𝗮𝗹𝗲𝗻𝘁𝗼: un aeroporto passeggeri forte a Brindisi, accessibile dai tre territori.
Quella strategia non è rimasta sulla carta. Oggi lo Stato sta realizzando un collegamento ferroviario da 𝟭𝟲𝟭 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼 che consentirà di raggiungere direttamente l’Aeroporto del Salento anche dalla direttrice 𝗧𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼-𝗕𝗿𝗶𝗻𝗱𝗶𝘀𝗶. La Regione lo definisce un’infrastruttura strategica per collegare Brindisi, Lecce, Taranto e Bari allo scalo.
Poi arriva il 2026.
Lo stesso Ferrarese diventa uno dei sostenitori dell’utilizzo stabile di 𝗚𝗿𝗼𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝘁𝗿𝗮𝗳𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗶, sostenendo che il nuovo scalo integrerebbe e non danneggerebbe Brindisi e Bari.
E allora la questione è molto semplice:
𝗻𝗲𝗹 𝗳𝗿𝗮𝘁𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼, 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼 è c𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝘁𝗼?
Perché non si può prima costruire un modello nel quale 𝗧𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝗴𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗲𝗿𝗼𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗕𝗿𝗶𝗻𝗱𝗶𝘀𝗶, investire decine e poi centinaia di milioni di denaro pubblico per realizzarlo e, mentre quell’infrastruttura è ancora in costruzione, proporre un modello nel quale 𝗧𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗮𝗲𝗿𝗼𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗶 senza spiegare cosa abbia reso superata la precedente programmazione.
Le strategie possono cambiare.
𝗠𝗮 𝗱𝗲𝘃𝗼𝗻𝗼 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗲, 𝗻𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗻𝗮𝗿𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗶.
Il problema non è essere favorevoli o contrari a Grottaglie.
Il problema è capire se in Puglia stiamo facendo 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗲𝗿𝗼𝗽𝗼𝗿𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲 oppure sommando, di volta in volta, le rivendicazioni territoriali più convenienti.
Perché nel marketing territoriale una cosa si chiama integrazione solo quando i dati dimostrano che le infrastrutture si completano.
Altrimenti si chiama 𝗱𝘂𝗽𝗹𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗼𝗳𝗳𝗲𝗿𝘁𝗮.



