Home Editoriale EDITORIALE – Caos Italia, scienziati divisi su tutto: quanto possono resistere ancora le pecore senza capobastone?
EDITORIALE – Caos Italia, scienziati divisi su tutto: quanto possono resistere ancora le pecore senza capobastone?
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EDITORIALE – Caos Italia, scienziati divisi su tutto: quanto possono resistere ancora le pecore senza capobastone?

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Se è vero che siamo in guerra, allora siamo spacciati, perché sprovvisti di un generale che prende decisioni incisive e nette. Stamani si è avuta l’ennesima riprova del caos che regna. Mentre Walter Ricciardi, membro dell’Oms e Consigliere del Governo, ha affermato che è giusto che le regioni del Mezzogiorno ripartano prima della Lombardia, perché è ingiustificato un regime restrittivo equanime, Pierluigi Lopalco, epidemiologo e consulente di Emiliano, si mostra recalcitrante verso questa ipotesi. Eppure Lopalco stabilisce come criterio per la ripartenza la capacità di un territorio di tenere a bada i contagi.

“Ci dimostrasse un territorio che è capace di tenere sotto controllo la situazione, di spegnere i focolai e noi diremo che ci sono le condizioni per ripartire”, ha spiegato il professore. Regioni come il Molise o la Basilicata oramai viaggiano costantemente verso gli zero contagi. Ma questo, però, non basterebbe a Lopalco per ripartire, di fatto contraddicendo il suo ragionamento iniziale: “Non trovo conveniente e opportuno una ripartenza a macchia di leopardo. Tutte le regioni devono ricominciare nello stesso momento”.

Se Emiliano seguirà pedissequamente il suo consulente, dunque, stiamo freschi.

Ma oltre a tali questioni strategiche, sulle quali, si ribadisce, dovrebbe battere un colpo chi è pagato per assumere decisioni politiche, si registra estrema confusione anche sull’opportunità o meno di utilizzare i test sierologici, sui quali il Ministro Boccia ha chiesto una presa di posizione netta da parte della scienza, dato che, se hanno mera valenza di ricerca, non possono garantire con certezza un risultato in termini di attendibilità diagnostica.

A confermare la valenza esclusivamente epidemiologica di tali test è anche il virologo Andrea Crisanti, superconsulente della Regione Veneto, che ha confermato la tendenziale inattendibilità diagnostica dei test, validi solo per capire quanto il virus ha circolato nella popolazione di quel determinato territorio. Ecco perché in Veneto si effettuano tamponi a tappeto, seguendo l’esempio di quanto messo in pratica a Vo’ Euganeo.

Ma lo stesso Crisanti ha praticamente asseverato le dichiarazioni del virologo di fama internazionale Giulio Tarro, il quale ha dichiarato che più che un vaccino bisognerà trovare una cura efficace, e ciò perché il vaccino arriverà – se arriverà – tra molto tempo, ma soprattutto perché, ad avviso del professore, il coronavirus cinese potrebbe essere differente da quello padano, potenzialmente trovandoci in presenza di una mutazione del virus; tale aspetto ovviamente renderebbe inefficace il vaccino per tutti i coronavirus.

Queste affermazioni, come detto, hanno trovato sponda in Crisanti, il quale ha confermato che ci vorrà tempo per il vaccino, ma soprattutto che non è scontato che il vaccino avrà una capacità di protezione elevata. Inoltre, Crisanti non ha escluso che il Coronavirus muti la sua natura, con ciò rendendo inefficace il vaccino in alcune parti del mondo dove si dovesse essere presentato in forme cangianti.

In tutto questo, gli italiani, da creduloni (tanto da fare scattare un’emergenza fake news nel Paese), sono diventati ortodossi della dottrina scientifica maggioritaria e della maggioranza di governo. Pertanto, tutto quello che non esce dalla bocca di Conte o Burioni è una balla, così come è una fake news al pari delle scie chimiche o dei no-vax il report del Washington Post, ripreso dalla Cnn, sui dossier redatti dai ricercatori e dall’Intelligence statunitensi negli ultimi anni rispetto alle (a quanto pare) comprovate condizioni di scarsa sicurezza all’interno dei due laboratori di Whuan, dove si effettuavano ricerche proprio sui coronavirus e i pipistrelli. L’errore umano, insomma, al netto del fatto che al momento le cause di sviluppo del virus sembrano da ricondurre alla natura, appare impossibile da contemplare, e non importa che a denunciare il tutto siano stati per primi dei ricercatori cinesi (non deve essere stato facile per loro  denunciare i fatti in un’autocrazia come la Cina… evidentemente avranno avuto le loro ragioni se si sono esposti in quella misura). Quello che è in discussione non è la veridicità o meno della vicenda, ma la corsa a escludere l’errore umano. Molto probabilmente non ci saranno responsabilità dell’uomo e sarà stato tutto frutto del caso, dea natura, ma perché questa aggressività e avversione nei confronti della notizia delle indagini statunitensi?

A noi italiani, forse, stare a casa con il cervello in preda alla paura, trascinato dall’inerzia non dispiace poi così tanto. D’altronde, fake news o meno, l’importante è seguire il capobastone di turno. Che si tratti di uno scienziato o di un politico populista.

Andrea Pezzuto