Home Economia e lavoro Porto Se il porto muore, è solo colpa nostra, cari brindisini dei miei stivali
Se il porto muore, è solo colpa nostra, cari brindisini dei miei stivali
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Se il porto muore, è solo colpa nostra, cari brindisini dei miei stivali

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BRINDISI – Ma se a qualcuno gli venisse detto che scredita il lavoro di un ente solo perché lo stesso ente ha chiesto un risarcimento danni a un suo familiare, o che sostiene determinati investimenti solo perché ha un interesse particolare e non un reale amore per la città, come la prenderebbe questo qualcuno?

In città, mentre sui tavoli che contano si giocano partite enormi per il futuro di questo territorio, la discussione è incentrata sul nulla, su tematiche che, in mancanza di competenze adatte a partorire visioni, tornano sempre buone per affermare la propria esistenza o per provare a segare le gambe a qualcuno onesto e capace in favore di qualche utile idiota. A Brindisi di queste dinamiche ne abbiamo viste a bizzeffe; non a caso siamo nella melma fino al collo.

Gli argomenti caldi fanno vergognare solo a citarli, ma tant’è, questa è la città. E allora ogni giorno, ossessivamente, viene fuori uno di questi tre argomenti. Il più recente è che Patroni Griffi non vuole le crociere a Brindisi per non attentare alla supremazia del porto di Bari, tanto è vero che i turchi voleva incontrarli a Bari e non a Brindisi. Sarà per quello che il Presidente dell’Authority ci ha fatto sanguinare le orecchie a furia di lamentarsi dei ritardi e degli ostacoli frapposti alla realizzazione degli accosti di Sant’Apollinare, dei dragaggi, dell’infopoint turistico, del fabbricato per accogliere i crocieristici, della vasca di colmata. Sì, deve essere così: lui afferma pubblicamente quelle cose per celare i suoi reconditi intenti: uccidere il porto di Brindisi. A proposito, ma i turchi e le loro crociere che fine hanno fatto?

Spostando lo sguardo un po’ più a est, si scopre qual è la vera mira di Patroni Griffi (e siamo al secondo argomento caldo): vendere il porto di Brindisi ai cinesi! Tanto è l’interesse dei musi gialli per un porto con fondali attualmente non competitivi che, al webinar organizzato dagli investitori cinesi, l’Autorità portuale non è stata neppure invitata perché i cinesi al momento non sanno che farsene dei porti di Brindisi e Bari. L’Authority è invece stata invitata a partecipare al webinar degli investitori Arabi.

Altro argomento che sta facendo dibattere è quello che riguarda la volontà di Patroni Griffi di favorire l’investimento di Edison a Costa Morena Est perché su quell’area del demanio marittimo l’ente portuale si assicurerebbe una ingente entrata riveniente dal canone concessorio che Edison verserebbe, il che salverebbe dal dissesto il bilancio dell’Autorità portuale. Il tutto rigorosamente a discapito dello sviluppo della logistica che potrebbe invece svilupparsi in quell’area grazie alla presenza dei binari.  Si capisce. D’altronde è solare che uno che lavora gomito a gomito con l’Agenzia delle dogane per trasformare Capobianco in zona franca doganale, che si accinge a candidare l’area al finanziamento – tramite Recovery Fund – del completamento del banchinamento, che spinge affinché Enel Logistics realizzi un deposito doganale, che si dice entusiasta per contatti presi con un’azienda leader nelle attività di project cargo e che parla di logistica come vera fonte di ricchezza, più delle crociere, in realtà voglia solo gettare fumo negli occhi per poi surrettiziamente trasformare Manfredonia nel vero hub pugliese della logistica. Tutti tranne noi. Già, che cattiveria.

Adesso avete capito perché è morto il porto di Brindisi?