Home Cronaca Caso vaccini, nuove rivelazioni: “Non siamo furbetti, abbiamo spiegato tutto alla Digos”
Caso vaccini, nuove rivelazioni: “Non siamo furbetti, abbiamo spiegato tutto alla Digos”
0

Caso vaccini, nuove rivelazioni: “Non siamo furbetti, abbiamo spiegato tutto alla Digos”

0

BRINDISI – Sarebbero molte di più di 40 le persone vaccinate fuori dal calendario predisposto dall’ASL. Perlopiù medici, ma le indagini chiariranno se tra i beneficiari “abusivi” c’erano anche parenti o conoscenti dei medici. Quello che è certo è che dal pomeriggio del 4 gennaio sono stati vaccinati anche medici in pensione, a quali non sarebbe spettata una dose di vaccino nella prima fase. Alcuni di loro, infatti, quando hanno letto sui giornali il termine “furbetti del vaccino” hanno deciso di recarsi alla Digos per discolparsi e denunciare l’accaduto, facendo vedere agli inquirenti i messaggi ricevuti, nei quali venivano invitati a recarsi nei punti stabiliti per la somministrazione del vaccino. La difesa di questi medici è sostanzialmente la seguente: “Se ci chiamano a vaccinarci, perché non saremmo dovuti andare?”.

Il nodo da sciogliere, però, è legato alla ragione per la quale il pomeriggio del 4 gennaio, quando non erano previste vaccinazioni nel calendario stilato dall’ASL, siano stati somministrati decine e decine di vaccini.

“Il pomeriggio del 4 gennaio – conferma il Presidente dell’Ordine dei Medici di Brindisi Arturo Oliva – non era prevista nessuna vaccinazione, pertanto non so per quali ragioni e secondo quali criteri siano stati chiamati i vaccinandi. Ho parlato con gli inquierenti, ho riferito quanto sapevo e attendo l’esito delle indagini. Di certo i medici che si sono recati al Perrino non si sono presentati autonomamente, qualcuno li ha chiamati. La nostra denuncia è tesa a garantire il rispetto delle priorità delle categorie”.

Ma chi è stato chiamato a vaccinarsi nonostante non fosse il suo turno, doveva declinare l’invito? “Un medico in pensione – risponde Oliva -, se chiamato, perché non sarebbe dovuto andare? Come ho già detto anche in trasmissioni nazionali che stavano montando un caso, voglio aspettare l’esito delle indagini. So che tanti colleghi sono andati a riferire quanto accaduto agli inquirenti, quindi attendiamo con pazienza. Di sicuro il 4 gennaio deve essere successo qualcosa che ha scompaginato i piani, ma cosa, in realtà, non è ancora chiaro. Perché il 4 gennaio sono state scongelate tutte quelle dosi di vaccino se non c’erano persone in elenco nel pomeriggio?”.

Tra le ipotesi che circolano, ci sarebbe quella che la provincia di Brindisi risultava al 4 gennaio indietro come percentuale di vaccinazioni rispetto alle altre provincie pugliesi, e da qui sarebbero giunte sollecitazioni all’Asl di Brindisi per accelerare. Oliva però non crede a questa versione: “Non mi risulta che la provincia di Brindisi stesse indietro rispetto alle altre come percentuale di vaccinazioni; anzi, era quella che stava più avanti di tutte. Tant’è che io stesso ho scritto che Brindisi rappresentava un esempio virtuoso. Anche perché se lei va a guardare gli elenchi della mattina del 4 gennaio erano segnate 250 persone da vaccinare, e così il 5 e il 6; le vaccinazioni procedevano a buon ritmo”.

Da chiarire saranno infine i nomi dei reali beneficiari del vaccino, perché un conto è se è stato somministrato a medici che l’avrebbero dovuto fare pochi giorni dopo, altro conto è se ne hanno usufruito medici in pensione che avrebbero dovuto ancora attendere qualche settimana, altro discorso ancora, ben più grave, è se il vaccino è stato somministrato anche a cittadini che non rientravano assolutamente tra le categorie più sensibili.

“Quello che si dice sulle vaccinazioni ai parenti dei medici a me non risulta, non ho ricevuto segnalazioni di questo genere. Ho ricevuto telefonate anche da trasmissioni della Rai perché volevano che partecipassi, ma quando ho spiegato la situazione, hanno capito che avevano sbagliato bersaglio”.