Home Politica Contrade, la Regione rinvia ancora, situazione esplosiva. L’assessore: “Il Sindaco ci ha raccontato che molti non otterranno il titolo abilitativo perché non pagano gli oneri”
Contrade, la Regione rinvia ancora, situazione esplosiva. L’assessore: “Il Sindaco ci ha raccontato che molti non otterranno il titolo abilitativo perché non pagano gli oneri”
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Contrade, la Regione rinvia ancora, situazione esplosiva. L’assessore: “Il Sindaco ci ha raccontato che molti non otterranno il titolo abilitativo perché non pagano gli oneri”

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BARI – Ancora una volta, niente da fare per la Proposta di legge a firma dei consiglieri Amati, Leoci e Vizzino “Piano di recupero in variante definitivamente approvati. Norme per la definizione delle pratiche edilizie”. Dopo una lunga discussione, si è deciso di rinviare il tutto al 9 marzo, previo incontro tra i capigruppo per trovare soluzioni alternative.

L’assessore all’urbanistica Maraschio, comunque, anche questa volta si è detta contraria a una soluzione affidata alla legislazione regionale, affermando: “Con riferimento a questa proposta, non posso che ribadire il parere espresso dagli uffici, negativo su questa proposta.

Vorrei portare all’attenzione dell’Assise un fatto nuovo, intervenuto nel frattempo, che riguarda una nota dell’ufficio legislativo del ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, che ha proposto l’impugnazione del Piano casa della Regione Puglia.

Questo credo che sia un elemento di valutazione importante, oggi. Alla luce di questi rilievi che pervengono dal ministero, intervenire su un Piano casa che è oggetto appunto, probabilmente, di un’impugnazione da parte del ministero, quindi per profilati motivi di illegittimità costituzionale, credo che debba essere un elemento da tenere in considerazione nel momento in cui si esamina questa disegno di legge che va ad intervenire proprio sul Piano casa.

Nel merito, ripeto, esprimo la contrarietà, così come è stato espresso da gli uffici regionali, che paventano anche, con riferimento a questo disegno di legge una possibilità di una illegittimità costituzionale.

Il Consiglio regionale andrebbe a legiferare in una materia che è di esclusiva competenza dello Stato, perché con questo disegno di legge noi andremmo, di fatto, ad introdurre una nuova ipotesi di condono, che è materia, ripeto, di esclusiva competenza dello Stato.

Con questa norma, infatti, in Puglia, e solo in Puglia, verrebbe meno il principio codificato dall’articolo 35 della legge n. 47 del 1985, ribadito dalla giurisprudenza amministrativa, secondo cui gli immobili oggetto di domanda di condono permangono sino alla conclusione del relativo procedimento in uno stato di sostanziale immodificabilità, salvi i lavori di completamento, ma questo è previsto dalla legge, la valutazione delle eventuali nuove opere ai fini della verifica circa la rilevante trasformazione dell’immobile oggetto di condono, con conseguente rigetto della domanda di condono, ovvero ai fini dell’applicazione delle sanzioni previste in caso di accertata autonoma abusività.

Qualora passasse questa norma, gli abusi commessi su immobili abusivi e che ancora non sono stati condonati diverrebbero sanabili al di fuori del meccanismo di cui all’articolo 36 del DPR n. 380 del 2001, che è l’unica norma di sanatoria a regime senza la possibilità, per le Regioni, di prevederne altre”.

La risposta di Amati è stata la seguente: “Colleghi, devo ancora una volta ribadire il motivo di questa norma. Uno dei motivi conosciuti, potrebbero anche essercene altri, è che c’è un Piano di recupero in variante su immobili ex abusivi, proposto dalla Giunta Vendola sulla base della relazione dell’assessore dell’epoca Barbanente, e mettiamo questo cappello, che anche per motivi politici è opportuno preservare, anche nella comunicazione, perché ho visto che nella comunicazione c’era questo cappello, e io ovviamente lo dico rivendicando anche l’appartenenza a quella esperienza politica, con la quale questo quartiere fu reputato meritevole di recupero. Questo è il punto da cui dobbiamo partire. Ovviamente, siccome noi ci occupiamo dei poveri, almeno ci occupavamo dei poveri, per noi questa questione di occuparci di chi è in difficoltà è prioritaria. Venimmo alla politica per questo. Questo è il cappello politico. Molti di noi scelsero di fare politica per questo motivo, a sinistra, a destra, al centro.

Allora, quando ti incroci con la sofferenza umana, la prima cosa che devi fare è trovare un rimedio. Se non è buono quello, ne devi trovare un altro. Se non è buono l’altro, ne devi trovare un altro ancora. Però, devi sentirti interpellato, coinvolto. Altrimenti – lo dico per quanto ci riguarda – vale la battuta di Flaiano, il quale disse: non sono di sinistra perché non me lo posso permettere. Siccome io, invece, penso che bisogna essere interpellati dalle sofferenze umane, per questo stiamo qui. E per questo la Giunta Vendola e Barbanente decise di assumere questa decisione. Questo è il cappello politico. Abbiamo dibattuto a lungo e siamo qui.

Oggi viene introdotto un argomento, che è un argomento eccentrico rispetto alla questione, e cioè la richiesta da parte degli uffici del MiBACT di impugnare una legge regionale che abbiamo approvato noi qui all’unanimità, credo. Se non sbaglio, è all’unanimità. L’abbiamo approvata qui a larghissima maggioranza – io pensavo all’unanimità, però a larghissima maggioranza – per cui la dobbiamo difendere. Che cosa diceva questa legge sul Piano Casa? La legge sul Piano Casa diceva che noi la proroghiamo per un altro anno. Punto. Questo dovrebbe essere l’oggetto della valutazione da parte del Governo circa l’impugnabilità.

Aggiungo, per dare onore agli uffici del Consiglio regionale, che sull’attività legislativa, ai sensi della legge, vale l’ATN. Almeno come fatto di discussione. Poi il legislatore fa quello che gli pare. L’ATN, a questo proposito, dice che la legge “sarebbe costituzionalmente regolare qualora” e indica una modifica, ai sensi di una sentenza della Corte costituzionale. Non ai sensi dell’opinione di chi sta al quinto piano di questo Palazzo. No. Ai sensi di una sentenza della Corte costituzionale.

Il Piano casa, quindi, dobbiamo difenderlo tutti. Abbiamo il dovere di difenderlo tutti. Invece che cosa accade? Nella nota con la quale il Ministero solleva la questione ‒ perché bisogna entrare nel merito, altrimenti non si capisce ‒ viene detto innanzitutto che la norma sul Piano casa vìola il Piano paesaggistico. Non esiste nessuna pietra che si possa spostare in questa regione che sia in violazione del Piano paesaggistico oggi e del PUTT ieri. Non esiste. Non esiste nessuna possibilità. Chiunque lo dica e lo sostenga sta dicendo il falso, perché il PPTR, peraltro co-pianificato con il Ministero, è un atto sovraordinato obbligatorio, alle cui prescrizioni bisogna adeguarsi. Ma dice il parere del Ministero: “Guardate, noi in realtà non discutiamo tanto della questione della proroga quanto del fatto che c’è l’articolo 6, comma 2, lettera c-bis, che a noi non piace”. Retroscena: cosa è accaduto? È accaduto che il Ministero ha perso una causa contro un cittadino, perché il Consiglio di Stato ha detto che aveva ragione un cittadino. Perché? Perché il cittadino aveva chiesto un intervento edilizio conforme al PPTR e il parere che era stato dato dalle Sovrintendenze era un parere esorbitante rispetto al PPTR, e gli aveva negato l’intervento. Il cittadino è andato al TAR e poi al Consiglio di Stato e ha avuto ragione. Il Consiglio di Stato ha detto una cosa ovvia. Ha detto che per costruire devi rispettare il PPTR. Siccome l’aveva rispettato, accoglieva il ricorso.

Viene introdotto, all’interno di questa richiesta di impugnativa, questo argomento, come se fosse una sorta di rivincita sulla sentenza del Consiglio di Stato. Primo argomento.

Il secondo argomento è incredibile, colleghi. Il secondo argomento è davvero incredibile: il ministero segnala al Governo che con il Piano casa – niente poco di meno che! – si possono fare interventi che vanno al di là del quadro della pianificazione urbanistica. Non so se vi ricordate che quando con la sentenza della Corte costituzionale 70 fu ritenuto incostituzionale il Piano casa, il Governo nazionale pose rimedio a quella incostituzionalità: il Governo era giallo-rosso, cioè, Partito democratico, Movimento 5 Stelle. LeU, eccetera, attenzione, ampliando le possibilità di svolgere interventi di demolizione e ricostruzione: vi ricordate? Modificando il testo unico per l’edilizia, quindi ampliando le possibilità di trasformazione del territorio al di là della pianificazione urbanistica, che è scritto nel testo unico dell’edilizia, votato da tutti.

Il ministero contesta il Piano casa in questa prospettiva, quando in realtà questa prospettiva è consentita dal testo unico. Qui, il ministero, se volesse, in realtà, perseguire il suo intento, dovrebbe semplicemente proporre al Governo, o a qualche parlamentare, una legge modificativa del testo unico dell’edilizia.

Questo è il quadro dell’interferenza. Un’interferenza di dimensioni abissali, che oggi si scaglia contro il micro interesse, mi perdoneranno loro, di 500 poveri cristi, 500 famiglie composte da mille poveri cristi. Mi perdoneranno quelle persone, ma sono loro che hanno utilizzato questa definizione di se stessi, perché per vivere in quella condizione, senza acqua e fogna, io non riesco a capire quale altra definizione, o autodefinizione, si possa dare a queste persone, a questi esseri umani.

Ecco perché io non posso accettare che questo argomento, un argomento grandioso, quello dell’eventuale impugnativa del Piano casa, un argomento grandioso, in termini di interesse, scagliate nel nostro dibattito su una questione davvero di umanità, che peraltro noi portiamo a compimento in aderenza di un atto di pianificazione approvato da questa Regione, ripeto, nel 2005, Giunta Vendola, su proposta dell’assessore Barbanente. Non lo posso accettare e credo che nessun collega possa accettare questo.

Noi ogni giorno – è l’ultima cosa che vi dico – dibattiamo di cose abbastanza astruse, a volte. Dibattiamo di sanatorie politiche, di piazzare gli uni piuttosto che gli altri, chi in un ente, chi in un collegio. A volte lo facciamo anche in maniera abbastanza forzata e non succede nulla. Ogni tanto qualcuno dice qualcosa, ma non succede nulla. Poi, arriva una questione in cui ci si applica per risolvere il problema di mille poveri cristi è tutto un tratto insorge un plotone di esecuzione sulla base di un argomento che tecnicamente e francamente mi pare non tanto fondato per le ragioni che vi ho detto.

Non va bene così, non siamo stati chiamati alla politica per questo, non penso che ci abbiano votato per assumere questa condotta contraddittoria. Poi, tutto è possibile. È possibile che uno impugni, il Governo, la Regione, è possibile che si impugni anche la legge che approviamo oggi, quella che approveremo dopo, quella che approveremo al prossimo Consiglio regionale, quelle che approveremo a fine legislatura, così come è accaduto anche in passato. Anche la legge di bilancio, per esempio, dalla sanità hanno fatto sapere che alcune norme in realtà andrebbero modificate, non so se avete notato, norme importanti. Il Ministero della salute ha mandato una nota per modificare alcune norme del bilancio. Vi risulta? Ve lo dico io. Norme che hanno un impatto più rilevante sotto ogni profilo. Silenzio. Invece, non capisco per quale ragione una osservazione infondata tecnicamente per le ragioni che vi ho detto, sia pure esposta al rischio, ma sono i rischi della vita, riguardano tutti, ognuno di noi, in ogni momento della nostra vita a un certo punto sorge questo accadimento. La impugnassero. Se proprio la devono impugnare la impugnassero. Noi difenderemo, almeno io, anche in quella sede, il diritto delle persone a vedersi riconosciuta la doppia conformità, che è l’argomento tecnico su cui si fonda questa proposta di legge e su cui gli uffici del Consiglio regionale hanno reso un parere, un ATN favorevole. Tutto può succedere. Ci mancherebbe altro. Ma tra noi, per il rispetto che abbiamo reciproco e anche per l’affetto che magari proviamo, che si forma giorno dopo giorno per il fatto che stiamo sempre assieme, brandire questi argomenti e lanciarli tra noi come strumenti di lotta politica, come clave di lotta politica mi sembra francamente non somigliante alla nostra caratterialità, alla gentilezza dei nostri tratti, alla cortesia dei nostri rapporti.

Io chiedo che sia approvata oggi perché, qualora per avventura si dovesse ritenere di impugnare quella norma tra qualche giorno, la norma del Piano Casa, l’emotività sarà un’emotività crescente. Non è che vengo dalla montagna. Io so bene quanti conflitti determina l’argomento dell’edilizia. Se volete ne possiamo parlare. Lo so bene. Però, allora l’emotività avrà raggiunto uno stato ancora esorbitante rispetto ad oggi, per cui il dibattito di diritto si trasferirà nel dibattito politico e noi ci diremo anche parole brutte e immeritate reciprocamente. È già accaduto. Non è la prima volta che accade. Voglio evitare questo rischio.

L’approvazione oggi è l’approvazione che mette insieme un’osservazione di carattere tecnico, corroborata dagli uffici del Consiglio regionale, sulla base di un’esigenza che mi interpella, mi fa commuovere, che è quella di mille persone, almeno per quello che conosco io, sulla base di un atto che questa Regione ha voluto e che ha detto che sono meritevoli di sanatoria quegli immobili, che questa Regione ha voluto nel 2005, Giunta Vendola e Barbanente, e con il fatto che tutti quanti ci facciamo interpellare, io penso che sia opportuno farlo oggi.

È chiaro che il nostro comportamento, la nostra condotta, secondo me, dovrebbe essere sempre così su questi argomenti concreti, di immediata soluzione, non soltanto oggi che riguarda questa proposta di legge, ma sempre. Come sapete, sugli argomenti di merito, da chiunque provengano, da qualsiasi Gruppo politico, sono sempre militante di una causa, cioè la causa che ti fa sentire coinvolto rispetto alle sofferenze e alle esigenze umane”.

Di seguito la controreplica dell’assessore all’urbanistica Maraschio: “Dal punto di vista tecnico adesso proverò a rispondere ad alcuni rilievi che sono stati fatti. Dal punto di vista proprio della possibilità di trovare soluzione a quella situazione che è evidentemente inaccettabile, di persone che vivono in quella condizione, faccio la domanda: con legge noi andiamo a risolvere e riusciamo a incidere su quelle situazioni, su quelle realtà? Io vi dico molto sinceramente che penso proprio di no. Noi abbiamo ascoltato la relazione anche del Sindaco di quel Comune e anche degli uffici tecnici, che in sede di audizione nella Commissione ci hanno fatto una scheda di quella che era la situazione. Ebbene, la gran parte di quegli immobili non sta conseguendo il titolo abilitativo perché non vengono pagati gli oneri, perché purtroppo – su questo poi possiamo fare una riflessione – non sono nelle condizioni, quelle povere famiglie, di pagare quegli oneri, per la gran parte di quegli immobili. Allora, andare a intervenire su una sanatoria che riguarda gli ulteriori abusi che sono stati commessi sugli immobili ancora abusivi può risolvere il problema? Lascio a voi la risposta.

Da un punto di vista tecnico non posso che ribadire ciò che, seppure sinteticamente, avevo detto in precedenza, vale a dire che il tema è questo: se noi vogliamo applicare la doppia conformità, abbiamo l’articolo 36, che è l’unico, quello che avevo già richiamato in precedenza, cioè l’articolo che disciplina il cosiddetto “accertamento di conformità”, cioè la sanatoria ordinaria di abusi edilizi basati sul presupposto della doppia conformità urbanistica, ossia la conformità dell’intervento alla disciplina urbanistica ed edilizia in vigore sia al momento della sua realizzazione sia al momento della presentazione della domanda in sanatoria.

Se la legge regionale fosse limitata soltanto a rendere applicabile questo principio a questi casi, cioè ai casi di abusi formali, quindi che non incidono in maniera, quindi non dovrebbero rappresentare abusi sostanziali, ma soltanto formali, sarebbe inutile. Se, invece, vogliamo introdurre qualcosa di diverso, quel qualcosa di diverso, a mio avviso, al di là del fatto se sarà impugnata o non sarà impugnata, noi siamo in sede legislativa, cioè sarebbe comunque una norma che andrebbe al di là dei poteri che la legge – mi rivolgo a chi è avvocato – ci consente come Regione, rispetto a quelli che sono i poteri, invece, dello Stato”.

Il Consigliere Amati chiosa: “Sul versante tecnico che lei ha evocato, Tutolo chiede: che cosa sono questi immobili? Il Comune di Brindisi ‒ nel caso di Brindisi ‒ approva, adotta un piano di recupero in variante agli strumenti urbanistici, che, ai sensi della legge n. 47/85, dice alla Regione: “A me stanno bene questi immobili. Li rendo meritevoli di una modifica dello strumento urbanistico di Brindisi”. Arrivano alla Regione. La Regione li esamina e approva definitivamente quel piano di recupero in variante allo strumento urbanistico, cioè a dire che quegli immobili stanno nello strumento urbanistico di Brindisi.

L’atto cosa fa? Cosa sposta l’atto? Sposta in termini di pianificazione. Lo strumento di pianificazione dice che quegli immobili sono immobili assentibili. Perché? Perché è coerente la pianificazione. Poi il procedimento del condono ‒ altra legge prevede che dopo questa approvazione di piano di recupero bisogna completare l’iter che si compone di tanti passaggi, compreso il pagamento degli oneri di urbanizzazione e le sanzioni, nella dimensione diversa, l’acconto e poi il saldo, fino al provvedimento finale.

Accade che per tanti anni, per mille motivi, ma non sta a noi indagare, né noi facciamo i giudici, non si viene a capo, e non si risolve il problema, rilasciando il titolo edilizio definitivo. Dal 2009 in poi hanno deciso di aggiungere porzioni a quegli immobili, questi sì, abusivi, cioè la porzione che si aggiunge.

Quegli altri su cui si fonda l’addizione volumetrica, non più abusivi, ex abusivi, conformi agli strumenti urbanistici, in attesa di permesso di costruire. Questi sono abusi, quelli successivi. Siccome sono successivi al 2009, nel caso fossero all’interno del 20 per cento – ops! – c’è una norma che consente di fare un aumento volumetrico.

Il Comune allora dovrebbe ordinare la demolizione di tutto, e poi il giorno dopo rilasciare tutto di nuovo, sia per un pezzo che per l’altro, nel caso in cui la demolizione della parte in più pregiudicasse la parte già assentibile; oppure, dovrebbe richiedere la demolizione della parte in più, e il giorno dopo rilasciare il permesso di costruire esattamente per quella parte in più: cioè, un manicomio.

Il legislatore e la giurisprudenza, che quando si spersonalizzano hanno buon senso, dicono: quando ti trovi di fronte a questo enigma, che sembra un paradosso, tu puoi verificare la doppia conformità e rilasciare il titolo. Nel periodo in cui hai fatto l’abuso, cioè, esisteva la possibilità di fare quel 20 per cento in più? Sì, ai sensi del Piano casa. Nel momento in cui io ti rilascio il titolo, cioè oggi, è ancora vigente la legge del Piano casa? Sì. Siccome la conformità è duplice, io ti posso rilasciare il titolo, che si chiama in modo variabile, dice la sanatoria formale: la dottrina si sbizzarrisce.

Questa è la questione. La nostra legge, anche su suggerimento vincente degli uffici del Consiglio regionale dicono che una sentenza della Corte costituzionale stabilisce che lo possiamo fare soltanto in questa circostanza in cui c’è la doppia conformità, e noi, in Commissione, pronti con la modifica per renderlo conforme alla pronuncia della Corte costituzionale. Questo è il regime giuridico. In audizione – e rispondo all’altra questione sollevata dall’assessore, che curiosamente assume un fatto aneddotico, a ragione giuridico-politica, come insegnano quelli che si occupano delle scienze dure, che non è l’aneddotica che deve orientare – l’assessore utilizza un argomento aneddotico che il Sindaco in Commissione che dice a un certo punto: siamo di fronte a tre grandi gruppi di immobili. Siamo di fronte a quelli che non pagano gli oneri, ma non hanno fatto nessuna modifica. Appena pagheranno gli oneri, noi gli rilasceremo il permesso di costruire. Ora, che non paghino gli oneri perché sono poveri io, per il pudore che ho di fronte alla povertà, tant’è che mi impegno per produrre ricchezza, il Piano Casa serve a produrre ricchezza, per evitare che ci siano i poveri, quando dico che dobbiamo mettere il piatto a tavola serve proprio per emancipare dalla povertà le persone che vivono in povertà e poter pagare gli oneri di urbanizzazione, mandare i figli a scuola, comprare la cartella, il cappottino eccetera, eccetera, è tutta questa dinamica. Mi si dice che quelli non pagano gli oneri, quindi l’aneddotica è questa, quindi a che serve questa norma, proprio perché non pagano gli oneri, perché sono poveri io mi preoccupo di fare il Piano Casa che porta ricchezza perché l’edilizia è una delle attività a più alta densità di posti di lavoro, perché impegna l’ingegnere geotecnico e il guardiano di cantiere e quindi dà la possibilità alle persone di pagare gli oneri oltre che altri fabbisogni della loro vita.

Secondo gruppo, quelli che hanno compiuto abusi nel 20 per cento, e sono quelli per cui questa norma si sta proponendo. Poi, anche quelli non so se saranno in grado di pagare gli oneri. Lo spero. Se non saranno in grado, io e lei proporremo un provvedimento di tipo sociale, la trasferiremo ai servizi sociali, alla collega Barone la questione. Chiederemo alla collega Barone di finanziare il pagamento degli oneri perché tutti hanno diritto ad una casa e lo diceva anche Manzoni nei Promessi Sposi, tutti hanno diritto di avere una casa con l’acqua e la fogna, quindi lo sposteremo lì nel caso avranno problemi a pagare, non certamente gli abbatteremo la casa.

C’è un terzo gruppo il cui abuso è superiore al 20 per cento, ma a quelli non possiamo fare niente. Quelli hanno compiuto una cosa e, purtroppo, non si può fare niente. A quelli noi guardiamo con il giudizio di rigore perché, come dice l’assessore, noi abbiamo il rigore nella flessibilità della norma. Questo lo insegnava Moro. Cioè, il rigore nella flessibilità. La norma deve avere una certa flessibilità. Lì per quello noi siamo rigorosi, perché loro sono andati oltre tutto. Allora, su quelli obiettivamente non si può far nulla, perché fare qualcosa significherebbe accreditare l’idea che ognuno può fare quel che gli pare. Noi che veniamo allo Stato con l’idea della legalità formale, non quella sostanziale, che da quella che vale ciò che al potente di turno gli conviene, noi che venimmo allo Stato in termini di legalità sostanziale a quelli non possiamo che guardare con rigore e, quindi, dirgli: non è a voi che ci rivolgiamo”.