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Riva Destra e FdI attaccano il Sindaco sul Salento Pride
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Riva Destra e FdI attaccano il Sindaco sul Salento Pride

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BRINDISI – “Ma è del mestiere questo?” direbbe Checco Zalone vedendo l’eccessiva propensione e forzatura degli amministratori pubblici nel forzarsi a seguire il politicamente corretto e di-menticare i propri doveri.

Infatti, quanto avvenuto nel gay pride di Brindisi lascia alquanto allibiti, se si considera che gli amministratori pubblici (il sindaco fa parte di una coalizione di sinistra), hanno dimenticato l’abc della gestione della cosa pubblica.

Quello degli appuntamenti fissi dei gay pride (non bastava l’ intero mese di Giugno dedicato) è sintomatico di come si rivendichino fumosi e amorfi diritti degli omosessuali che sarebbero negati. Precisiamo innanzitutto che non esistono discriminazioni nel codice penale e civile italiano, tali per cui loro sarebbero cittadini di serie B. Anzi, esistono le aggravanti per tali discriminazioni.

La festosità e la carnevalata con la quale si presentano infatti è una linea d’impostazione del loro manifesto, dove si legge che respingono sobrietà e decoro e necessita di eccessi trasgressivi; quindi contro la moderazione nel soddisfacimento delle proprie esigenze naturali. Una linea guida che svela il gioco. Già Zeffirelli (che si definiva omosessuale ma non gay), ne parlava come di “esibizioni veramente oscene, con tutta quella turba sculettante”.

Quel politicamente corretto in realtà cela l’eroticamente scorretto e sarebbe opportuno che si sappia che la loro impostazione principale, tra deretani sculettanti e falli esposti, riduce l’essere umano ad una mercificazione consumistica che coinvolge anche chi purtroppo non può difendersi: bambini e adolescenti.

Infatti leggiamo che rivendicano la genitorialità gay e lesbica e l’adozione dei bambini a famiglie omogenitoriali e di persone single e l’accesso ad una pluralità di forme di regolamentazione delle famiglie. Si vuole cioè privare i bambini delle figure di padre e madre per legge (non per disgrazia naturale o umana a cui rimediare con la legge) ed assecondare i desideri individuali e personali, trasformandoli in diritto.

Non solo, ma poiché secondo le loro, e solo loro, convinzioni il sesso non si definisce alla nascita (in verità inizia a definirsi molto prima, alla dodicesima settimana di gestazione del feto) vorrebbero bombardare gli adolescenti con sostanze chimiche (la triptorelina) abbastanza rischiose con conseguenze ancora non clinicamente conosciute (rivista Lancet 2017) per bloccare il naturale sviluppo del giovane. Tutto quanto basato su un infondato studio olandese smentito nel 2014 (F. Borgonovo: Il Regime del Gender; pag. 147).

Ecco, qui le cose diventano più serie poiché hanno la pretesa di dire ai genitori cosa devono o non devono fare, innescando meccanismi di emulazione e inclusività sociale che aumenta la confusione ed il caos nella società e nelle persone caratterialmente meno forti.

Ed anche delitti, come nel caso degli stupri di uomini che dicendo di sentirsi donne vengono trasferiti nelle zone femminili. Un’istigazione a delinquere.

Confusione anche nei soggetti più deboli e suggestionabili, confermata dai ripensamenti di chi, convinto dalla moda, dal merchandising e dalla musicalità e gaiosità di queste manifestazioni, arrivati ad una maggiore età di consapevolezza e carattere, fa richiesta di ritornare al sesso naturale. Infatti, nei paesi con una legislazione già avviata come quella desiderata dai gay pride italiani, aumentano le detransizioni di chi vuole ritornare al sesso di nascita. In alcuni casi facendo causa (e vincendola), all’ospedale che “troppo facilmente ha assecondato il suo cambio a soli 16 anni (il caso di Jessica Bell che ha fatto giurisprudenza in Inghilterra)”. Visto che dette transizioni hanno un costo, non vorremmo che fosse un interesse economico a spingere a questo tipo di inviti.

Come dicevamo all’inizio, la peggiore degenerazione del manifesto è la mercificazione dell’essere umano (già denunciata dalle associazioni femministe e lesbiche italiane) che vorrebbero la GpA (Gestazione per Altri) riducendo le donne ad incubatrici bombardate di ormoni, con rischio tumore per detto trattamento, per mettere al mondo figli che gli vengono strappati alla nascita. Non solo, ma anche i bambini si ridurrebbero a prodotto di vendita con relativo contratto con garanzia e possibilità di restituzione in caso non vada bene.

Un’atrocità celata da modernismo. Insomma le richieste di diritti sono altresì desideri che non tengono conto dei diritti (quelli veri) di chi li subisce e che, il più delle volte, sono destinati a gente ricca e facoltosa che se lo può permettere. Becere pratiche estreme consumistiche/capitaliste.

Ma, come anticipato, la propensione a mostrarsi modernisti ed in linea con l’eroticamente scorretto, induce gli amministratori pubblici a fallaci gestioni. Infatti la manifestazione di Brindisi si è svolta in completo assembramento senza l’uso delle diffuse e conosciute norme di tutela sanitaria, che oramai tutti stiamo applicando nevroticamente da circa diciotto mesi.

Ricordiamo che il sindaco è responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio. Cosa che pare che il sindaco di Brindisi abbia dimenticato.

Allo stato attuale, per una modifica della legge 833/78 ai sindaci sono affidati dal DLg 299/99 (decreto Bindi) poteri di programmazione, di controllo e di giudizio sull’operato del direttore generale delle ASL.

I compiti del sindaco sono ampi: deve conoscere lo stato di salute della popolazione, deve prendere provvedimenti, se esistono pericoli incombenti e, direttiva Seveso, deve informare la popolazione dei rischi rilevanti cui è sottoposta.

Un dovere completamente dimenticato e che il Sindaco Riccardo Rossi e relativi collaboratori di sinistra, avrebbero dovuto attuare!

Alla luce di quanto sopra, sarà difficile fare rispettare le prescrizioni davanti ad eventi simili legittimati (questa è la cosa grave) dalla Pubblica Amministrazione (calche, distanziamento zero, mascherine come optional, nessun doveroso obbligo informativo). La cosa più grave nel mentre i contagi aumentano (ed anche le ospedalizzazioni). La manifestazione è passata, ma il messaggio rimasto alla Città è davvero pessimo. Gli obblighi di legge devono essere rispettati e dove ci sono diritti (presunti tali) ci sono altrettanti doveri. Le processioni per le imminenti feste patronali della città, la CEI le ha vietate al fine di prevenire quello che è successo sabato 21 agosto. Chi aveva una responsabilità pubblica invece ha deciso di fare finta di nulla.

Il buon senso ha vinto nel caso della CEI, la fama di visibilità dei politici lo ha però calpestato.

FdI Dip. Pari Opportunità Famiglia e Valori non Negoziabili Reg. Puglia

Silvia Serena Perrone

– FdI Dip. Pari Opportunità Famiglia e Valori non Negoziabili per il Salento

Chiara Scalzi

Riva Destra Brindisi – comunità militante