Home Politica Su quei 350 ettari si gioca una parte del futuro di Brindisi. Che ci facciamo: fotovoltaico o manifatturiero labour intensive?
Su quei 350 ettari si gioca una parte del futuro di Brindisi. Che ci facciamo: fotovoltaico o manifatturiero labour intensive?
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Su quei 350 ettari si gioca una parte del futuro di Brindisi. Che ci facciamo: fotovoltaico o manifatturiero labour intensive?

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BRINDISI – Quella demarcata è l’area dove si può giocare una fetta del futuro sviluppo economico-produttivo di Brindisi. Si tratta, come ha ricordato il consigliere regionale Amati, di 350 ettari che offrono il vantaggio di aver già scontato le operazioni di caratterizzazione, anche se il presidente dell’Asi Rina sottolinea come non tutta l’area in oggetto sia stata già bonificata dai privati proprietari dei suddetti terreni, unici titolati a procedere con le bonifiche. Ma quanti ettari su 350 abbisognano di bonifiche? E che risultati hanno dato le caratterizzazioni sull’inquinamento di suolo e falda? Su questo punto, forse, occorrerebbe approfondire ulteriormente…

Il tema, va chiarito, più che tecnico è squisitamente politico: come si immagina di utilizzare quei terreni? Perché se il Comune aveva accolto positivamente, sollecitando la Regione a un veloce riscontro, un progetto che occuperebbe 295 ettari (dei 350 ipoteticamente disponibili in quella zona) come quello di Prometheus per l’installazione di pannelli fotovoltaici per la produzione di idrogeno e se l’Asi e il Comune hanno candidato 200 di quegli ettari al Just Transition Fund sempre per la produzione di energia da fonti alternative, allora forse quell’area può ospitare anche investimenti come quello di Intel, per il cui insediamento sono richiesti 300 ettari. Eppure quell’area non è stata indicata nelle schede che l’Asi ha inviato alla Regione per l’investimento di Intel e il Comune parla di varianti su terreni al di fuori della zona industriale per ospitare la multinazionale statunitense.

Ma al netto di Intel, è interessante capire se quegli ettari vogliono essere sfruttati per accogliere imprese manifatturiere o se vi siano input dall’alto affinché quei terreni ospitino (almeno per una parte) impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, che però lasciano poco o nulla in termini di impatto occupazionale sul territorio.

Questo è un altro dei nodi sui quali sarebbe il caso di aprire un approfondito dibattito in città. Ma pare se ne sia persa l’abitudine…