Home Economia e lavoro Amati e Pagliara: “Sulla litoranea campi da golf e resort”. Rossi e Taveri: “Meglio piccoli hotel in città”
Amati e Pagliara: “Sulla litoranea campi da golf e resort”. Rossi e Taveri: “Meglio piccoli hotel in città”

Amati e Pagliara: “Sulla litoranea campi da golf e resort”. Rossi e Taveri: “Meglio piccoli hotel in città”

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BRINDISI – Con il riavvio del tavolo per la firma del Contratto istituzionale di sviluppo, riparte la discussione su come immaginare la litoranea nord di Brindisi: 13 chilometri di costa senza la presenza di neppure una struttura ricettiva funzionante. In commissione consiliare, il sindaco Riccardo Rossi ha anticipato la visione di sviluppo di quel tratto, che deve essere coerente con la sostenibilità ambientale richiesta per i progetti rientranti nel Cis. Il primo cittadino, però, è andato oltre: «Lo dico a scanso di equivoci: non immaginiamo alcun villaggio turistico o altre amenità di questo tipo che determinino occupazione di suolo. Prevediamo una piena fruibilità della costa con piste ciclabili, una nuova mobilità, aree di parcheggio e poi bar, ristoranti, chioschi; insomma, tutte strutture leggere».

A spiegare meglio la posizione dell’amministrazione comunale è l’assessore al Turismo, Emma Taveri: «I privati con cui stiamo avendo a che fare si pongono la domanda sul perché investire in un territorio che attualmente non gode di una reputazione turistica. Servono anni per recuperare il tempo perso, non basta lavorare qualche mese sul brand e sul posizionamento. Detto ciò, non abbiamo preclusioni: semplicemente, in linea con la domanda del mercato, valutiamo la possibilità di accogliere investimenti privati dentro la città: penso a hotel del segmento luxury più di nicchia, più piccoli. A Lecce, ad esempio, si sta andando in questa direzione. Ma anche le masserie di Fasano non hanno la spiaggia vicina: i clienti in quel caso usufruiscono di un collegamento garantito dalla struttura oppure si spostano con auto a noleggio. Vi è da sottolineare, tra l’altro, che spesso l’utenza del grande villaggio turistico resta nella struttura, di fatto non generando economia sul territorio. E poi, volendo pensare ad una struttura più grande vicino al mare, è in piedi l’iter per il recupero del villaggio Acque Chiare. Quello che dobbiamo fare adesso è attrarre clientela che visiti la città, dobbiamo incrementare gli eventi e le azioni di marketing, perché questo incentiva gli investitori. Non nascondo che in questo momento è difficile posizionare la città perché gli imprenditori, a causa delle scelte del passato, fanno fatica a vedere Brindisi come un territorio interessante».

Uno dei protagonisti della svolta di Fasano fu il consigliere regionale Fabiano Amati: «Io ero il giovane assessore all’Urbanistica del Comune di Fasano che il 10 agosto 2000 propose al Consiglio comunale l’approvazione di 31 varianti puntuali al Prg per altrettanti insediamenti turistico-alberghieri. La maggior parte di quelli, sono gli attuali resort di alta gamma che portano un notevole contributo al successo turistico della Puglia in termini di ricchezza. Il turismo è un imponente programma industriale che esalta l’incanto dei luoghi, non è la costruzione di qualche raro chiringuito, che al suon di una chitarra sotto il chiar-di-luna offre ai radicali di sinistra con portafoglio gonfio il percorso esperienziale della povertà. A Brindisi città, approfittando del meraviglioso litorale, servono almeno un campo da golf irrigato con i reflui affinati e almeno due resort di alta gamma. Così si interpretano appieno le politiche di ridistribuzione della ricchezza: è quello che dovrebbe fare la sinistra vera».

Il consigliere comunale di Forza Italia, Gianluca Quarta, ha lavorato per anni nei villaggi turistici, osservando dunque da vicino l’impatto sui territori: «Per venti anni, come direttore di struttura turistica, ho formato il personale di animazione dei villaggi turistici in tutta Italia. Ho sempre sognato che un giorno il litorale brindisino fosse pieno delle amenità (così sono state definite) che Rossi assolutamente non desidera e che al contrario gran parte di noi brindisini ha sempre agognato dal punto di vista lavorativo, economico e ambientale soprattutto. Infatti, esistono centinaia di strutture ricettive in Italia perfettamente compatibili con gli ambienti naturali che le ospitano».

Giuseppe Pagliara è amministratore delegato della Nicolaus Tour, oggi tra i player principali nel settore turistico italiano con all’attivo oltre 300 strutture alberghiere, villaggi, resort, hotel e residence selezionati nelle migliori località del Mediterraneo. La gestione di importanti strutture ricettive del territorio e l’esperienza come assessore al Turismo del Comune di Ostuni dal 1998 al 2001 ne fanno una delle più autorevoli e qualificate figure in grado di definire le linee strategiche necessarie per lo sviluppo turistico di questa provincia. A L’Edicola del Sud ha dichiarato: «Se una pubblica amministrazione – spiega Pagliara – decide di puntare sul turismo, allora non può assolutamente fare a meno di immaginare la presenza di strutture ricettive. Le destinazioni turistiche sono riconosciute come tali quando annoverano sul proprio territorio i grandi gruppi internazionali. Se vogliamo parlare di industria turistica, questi sono i fondamentali. Se invece vogliamo parlare di turismo mordi e fuggi giornaliero, allora discutiamo di altro, ovvero di un fenomeno che rappresenta la patologia che nuoce al vero turismo».

Ma i grandi gruppi imprenditoriali come scelgono le mete dove investire? «Per risultare attrattivi – racconta l’a.d. di Nicolaus Tour – come destinazione turistica e quindi appetibili per gli investitori, contano il paesaggio ma anche altri parametri legati alla sicurezza ed agli strumenti urbanistici che consentono facilitazioni per gli imprenditori. Per esempio, il Comune di Ostuni prevede all’interno del proprio piano regolatore uno strumento che facilita i cambi di destinazione d’uso delle masserie. Un privato preferisce investire ad Ostuni piuttosto che impelagarsi per dieci anni negli accordi di programma. A Fasano, oggi, per fare un cambio di destinazione d’uso o si trova l’escamotage del Piano casa oppure si passa da un accordo di programma, con tutte le lungaggini che questo comporta». Tuttavia, proprio Fasano ha rappresentato un modello da seguire: «A Fasano è accaduto che negli ultimi 20 anni vi siano stati contestualmente imprenditori che hanno investito tanto, passando anche per pazzi, ed una pubblica amministrazione che ha sostenuto coraggiosamente queste iniziative. Anche ad Ostuni ciò è accaduto alla fine degli anni ’60, quando sono sorti Rosa Marina e il villaggio Valtur. In fondo, il primo esempio di resort villaggistico italiano è nato proprio ad Ostuni: si è trattato di modelli innovativi che funzionano tuttora».

Occorre dunque avere le idee chiare, e Pagliara, spostando l’attenzione su Brindisi, spiega le ragioni per le quali le potenzialità della città e della sua litoranea sono rimaste inespresse: «Brindisi è una città che deve fare delle scelte: l’industria pesante non è compatibile con il turismo. Brindisi sta cercando di cambiare volto ma non si può dire no a tutto. E poi il turismo non può sostituire altre economie, semmai può essere complementare. Rispetto allo sviluppo della litoranea nord, che rappresenta una delle zone più belle della nostra costa nonostante presenti alcuni problemi come il fatto che diversi lidi siano di proprietà di militari e forze di polizia, ritengo che in fase di pianificazione debbano essere ascoltati gli imprenditori. Se immaginiamo che la città possa fare turismo solo con il porto o con il turista mordi e fuggi o con lo smart working sulla barca, non andiamo da nessuna parte».

Tra l’altro, il trend del mercato turistico punta verso un target medio-alto, con investimenti sostenibili che contemperano le esigenze di un consumo parsimonioso del suolo: «Quando si punta su un segmento medio-alto, che è quello su cui oggi ci si deve misurare, il consumo pro-capite di terreno è veramente basso. Ad esempio, ad Ostuni adesso si sta portando avanti un progetto che vede interessato il gruppo Belmond, uno dei più grossi al mondo nel luxury: parliamo di sole 45 ville di lusso con un massimo di 150 persone al giorno, aventi però una capacità di spesa media altissima. Ora, un conto è dirsi contrari ai villaggi a tre stelle da 7.000 posti, altro conto è parlare in maniera assolutistica di consumo zero di suolo mostrandosi contrari alla resortistica in generale. Brindisi è una città complessa che deve decidere cosa fare da grande, ma purtroppo vedo che si hanno ancora le idee confuse».