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D’Aprile: “È forte chi governa dialogando, non chi vuole imporre le sue idee e rompe con tutti”
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D’Aprile: “È forte chi governa dialogando, non chi vuole imporre le sue idee e rompe con tutti”

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BRINDISI – Una società smarrita, mugugnante, resa e resasi passiva.

Così appare, in estrema sintesi, il milieu brindisino.

Gli slogan di tutti coloro che oggi sono intenti a “praticare” la politica, ricompresi nel loro silos parolaio, vedono campeggiare il termine “società”, ma bisognerebbe chiedersi cosa vogliono indicare esattamente con questa parola. Appare reale il rischio che possa, purtroppo, rappresentare una sorta di massa informe di solitudini, mascherate da quelle valanghe di “amicizie” fittizie tenute sui social che danno senso alle giornate di tanti.

Ed a fronte dell’esigenza di competenze, sensibilità ed esperienze, sembra più comodo ed “à la mode”, continuare con le risse e con gli insulti. Si discute, si parla, si ricorre, si controricorre e tutto resta fermo. Inaugurazioni tante, ma azioni vere e tempestive poche. L’importante per chi governa o amministra, di qualunque colore vestito, è apparire.

Il letterato, ancorché ministro, Francesco De Santis (1817 – 1883) definiva l’andazzo dell’allora politica nazionale “democrazia recitativa” per le innumerevoli falsità che metteva in gioco. Vivesse oggi e dovesse per assurdo offrire un giudizio alla politica brindisina, sicuramente aggiungerebbe all’aggettivo “recitativa” il vocabolo “figurativa” visto che il rito della comunicazione è l’unica occupazione (o ossessione?) che preme al fortunato club degli eletti.

Stante così le cose, ricomporre le sparse membra dell’attuale situazione politica brindisina appare operazione estremamente ardua. Il fatto certo è che domina un senso di infinita provvisorietà, incalzato da una gittata continua di notizie e colpi di scena che alimentano un grossolano confusionismo, contraddistinto da voci, retroscena, congetture e aspetti a non finire. In pratica si è tutti contro tutti. Ne mai ci si stanca di aizzare contrasti personali e dissidi istituzionali che, aggiunte a vistose cadute morali, completano l’opera.

E questa non è certamente la strada maestra da percorrere per risanare un territorio devastato in ogni suo anfratto.

A modestissimo avviso di che scrive, chi detiene la gestione della cosa pubblica risulterà tanto più forte quanto maggiori saranno i suoi rapporti con la società, con le sue articolazioni, con i suoi interessi, con le sue attese, a cominciare da quelle che nascono dalle realtà del lavoro e della produzione. Questo non significa assolutamente dimenticare le proprie radici e cancellare le singole sensibilità politiche: è necessario, invece, che radici e sensibilità diverse siano non un insormontabile ostacolo all’unità di intenti, ma una ricchezza che accresce il patrimonio di tutti.

Sempre a modestissimo avviso di chi scrive, è esiziale pensare di imporre la propria posizione e di rompere tutto e con tutti: ognuno deve, invece, preoccuparsi di concorrere alla costruzione di una posizione politica capace di armonizzare le diversità per costruire una forza che magari si agiti di meno, ma incida di più sul divenire della città. I brindisini oggi hanno bisogno di punti di orientamento numerosi e certi che purtroppo non hanno. Necessitano di una prospettiva entro cui muoversi.

E’ palese una forma di arrabbiatura perché non è visibile tale auspicata prospettiva e si rimane costretti ad appiattirsi sull’adesso, a vivere, insomma, alla giornata. E’ altrettanto palese un’esperienza di vuoto che sembra risucchiare le energie e le intelligenze di tutti come in un buco nero, che prospetta un orizzonte piatto entro il quale tutti navigano a vista, con poche energie fresche e, comunque, orientate a percorrere la strada della polemica piuttosto del confronto delle idee.

Questa è una visione distorta della politica che viene offerta anche a quei giovani cui domani toccherà governare, ma che già oggi scappano dalla responsabilità di votare, diventando gli astensionisti più numerosi.

Oggi si ha tanto bisogno, invece, di una idea diversa di città, che sia intrisa di sentimenti che prospettino resilienza, solidarietà, capacità di costruire comunità quanto meno per sopravvivere. E soprattutto garantire attrattività al territorio che non sia legata a sporadici “eventi”, ma frutto di dinamiche e complessi processi risultanti da una ben individuata pianificazione interventistica.

Oggi si ha, altresì, tanto bisogno di ascoltare la società, di dare spazio ai tanti mondi rimasti senza voce, di tornare ad interrogarsi sui nodi più drammatici che attanagliano lo sviluppo del territorio, del vuoto di prospettive che si apre per le giovani generazioni, della sensazione sempre più diffusa che si ha di una città in declino, rapido e forse inarrestabile.

Per svolgere questo compito con qualche speranza di visibilità ed efficacia non bastano i soliti richiami programmatici nelle conferenze e nei dibattiti. Occorre un cambio di marcia clamoroso, gesti eclatanti che diano la portata del vuoto che oggi separa la società dalla nomenklatura politica. Credo sia giunto il momento di fare scelte selettive e rigorose, distinguere tra meriti e parassitismo, tra dilettantismo e professionalità, tra arte e intrattenimento. Ma soprattutto si ha bisogno di costruire una nuova stagione di idee, un nuovo orizzonte di valori e di bellezza, un progetto per il futuro, per le nuove generazioni, per la formazione culturale di cittadini sempre più instupiditi, passivi ed assuefatti.

“La tua verità? La tua verità? Tienitela la tua verità. Andiamo a cercarla insieme la Verità”. (Antonio Machado)

Francesco D’Aprile

Cittadino di Brindisi