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Al Verdi Vanessa Scalera in “Ovvi destini”
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Al Verdi Vanessa Scalera in “Ovvi destini”

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BRINDISI – Una storia che ci mette davanti a noi stessi, davanti al nostro inconscio e alle nostre scelte. Il titolo della pièce è “Ovvi destini”, in arrivo al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi mercoledì 16 marzo, con sipario alle ore 20.30. In scena un cast di tre straordinarie attrici: Vanessa Scalera, la celebre “Imma Tataranni” televisiva, Anna Ferzetti e Daniela Marra. Al loro fianco, la straordinaria partecipazione di Pier Giorgio Bellocchio, per un dramma psicologico scritto e diretto da Filippo Gili che torna a scavare nelle relazioni familiari.

Biglietti disponibili online su https://bit.ly/3sDjsqW e in botteghino dal lunedì al venerdì, ore 11-13 e 16.30-18.30. Il giorno dello spettacolo, ore 11-13 e 19-20.30. Ingresso consentito solo con Green Pass Rafforzato e utilizzo obbligatorio della mascherina FFP2.

Tre sorelle. Laura la primogenita, Lucia la seconda, Costanza la più piccola: sui trentacinque, chi più chi meno. Costanza è su una sedia a rotelle a causa di un incidente provocato un paio d’anni prima da Laura, la maggiore. Ma né Costanza né Lucia conoscono la disgraziata responsabilità di Laura. Loro no: ma la conosce un uomo misterioso, Carlo, che comincia a ricattare Laura, una incallita giocatrice d’azzardo. Violenti gli scontri con Lucia, la sorella di mezzo. Ma su questo si incentra anche il ricatto di Carlo, che pretende i proventi delle vincite al gioco in cambio del suo silenzio sull’incidente. Il senso di colpa per quella disgrazia si fa palpabile, vivo, insopportabile. Laura resiste. L’altro non rivela fin quando, davanti a Lucia e Laura, si dimostrerà perfino compassionevole offrendo loro un dono: la possibilità di realizzare un desiderio irrealizzabile. Che desiderio potrebbe esprimere Laura, se non quello, per amore e senso di colpa, di far riavere l’uso delle gambe alla sorella? Dunque, chi è veramente Carlo? Una creatura del male, uno spietato ricattatore come si mostra all’inizio, o una voce della coscienza giunta a offrire un’irripetibile possibilità di redenzione? La storia evoca l’espediente narrativo del film “Stalker” di Andrei Tarkovskij, nel quale il poeta e lo scienziato arrivano nella stanza dei desideri ma non ne esprimono alcuno perché non sempre il desiderio più profondo è quello cosciente, quello espresso che deriva dall’amore, dalle cose chiare, piuttosto che uno strano oggetto che alberga nelle imperscrutabili stanze dell’inconscio.

Così come evoca l’immaginario di Dino Buzzati nel racconto “Il crollo di Baliverna”, la storia di un uomo che, all’interno di un vecchio casermone, decide per gioco di aggrapparsi a un asse di ferro e, suo malgrado, innesca un tragico effetto domino che fa crollare l’edificio uccidendo un gruppo di sfollati e senzatetto che lì avevano trovato riparo. L’uomo è tormentato dai sensi di colpa, non si dà pace e vive nel rimorso di aver cagionato la morte di tanti innocenti. Ma qual è la sua colpa? Un gesto leggero fatto per un gusto ludico e spensierato? Di qui la narrazione sul rapporto tra colpa e senso di colpa, sul destino che resta ovvio finché non accade l’irreparabile, l’evento che stravolge ogni certezza, che rovescia ciò che in apparenza è scontato.

L’azione si svolge in un unico interno al centro del quale, elemento che ricorre spesso nelle opere di Gili, la tavola da pranzo diventa simbolo della vita familiare che si compie tra incontri e discussioni. La scrittura e la regia sono pensate per dare alle possibilità più inverosimili un senso di realismo, di compiutezza incombente, così due sorelle costrette alla disperazione scavano per inventare una speranza, per trasformare in prospettiva ciò che appare incredibile, per questo giocano una partita sfrontata con le scelte impossibili. «Ovvi destini» è la mappa genetica del desiderio, di ciò che nasce dal profondo e supera le barriere della consapevolezza e della ragione, a volte favorito dalla sofferenza, che travalica la coscienza e ci porta a compiere scelte che mai avremmo anche solo immaginato. Chi scava nella coscienza delle due donne è proprio Carlo, il fisiatra riabilitatore di Costanza, che prima scuote i sensi di colpa con la miserabile arma del ricatto, poi apre una porta al desiderio confessando alle sorelle che potrebbe miracolare la minore.

«In tutte le cose che ho scritto – ha detto l’autore e regista Filippo Gili – c’è sempre una situazione “al limite” in cui mi piace gettare i miei personaggi e vedere che fine fanno. Brutto o bello che sia, è un piano inclinato in cui, più o meno, tutte le cose che metto su carta vanno a rotolare. Anche “Ovvi destini”. Una tragedia contemporanea, appunto. Da mettere in scena con la consueta passione per la concretezza. Per questo saranno Vanessa Scalera, Anna Ferzetti, Daniela Marra e Pier Giorgio Bellocchio a interpretare questo gruppo di famiglia. Per la loro straordinaria inclinazione ad una recitazione concreta, e per la loro bravura a far diventare “concreto” non il quotidiano ma, come in questo caso, le tragiche e paradossali “ore limite” di una intera vita, di una intera famiglia».