Home Politica D’Aprile: “A Bari fanno i terminal passeggeri, a Brindisi si ripropone la politica energetica che ha devastato il territorio”
D’Aprile: “A Bari fanno i terminal passeggeri, a Brindisi si ripropone la politica energetica che ha devastato il territorio”
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D’Aprile: “A Bari fanno i terminal passeggeri, a Brindisi si ripropone la politica energetica che ha devastato il territorio”

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BRINDISI – Psm, Piano dello Spazio Marittimo. Così viene definito il piano che fissa la prospettiva della Regione Puglia sull’utilizzo dello spazio marino entro le dodici miglia dalla costa, ivi compresa la possibilità di impiantare l’eolico offshore. In questa bozza, redatta dal Dipartimento ambiente, paesaggio e qualità urbana, l’Ente Regione prevede che la voce “energia”, quindi la possibilità di produrne in mare, sia possibile solo davanti ai porti di Bari (molto più a nord dello stesso, però!), Brindisi e Manfredonia indicati come aree di uso “G”, ossia generico. Per il resto della Puglia, invece, gli usi previsti sono “prioritario” o “limitato” tenendo conto della relativa vocazione portuale, turistica, ancorché della presenza di aree naturali e paesaggistiche da tutelare.

Una vocazione industriale da confermare, le professionalità esistenti da tutelare, sono i presupposti essenziali per candidare Brindisi ad ospitare un rigassificatore off-shore che il governo intende collocare a ridosso di grandi utilizzatori e nei pressi dei gasdotti SNAM. Questo è l’imput che arriva dalle tre sigle sindacali confederali locali del mondo dell’energia, nella convinzione che Brindisi, “una volta definiti piani strategici condivisi per la crescita e la valorizzazione dei territori”, venga confermata (udite, udite!) come riferimento nazionale per le politiche energetiche.

Anche alcuni esponenti politici locali “invitano” Brindisi a candidarsi ad ospitare uno dei rigassificatori off-shore, per non privare il territorio (udite, udite!) di una chance per tornare ad essere centrale a livello nazionale. E lo si fa anche presentando un emendamento in Parlamento al cosiddetto “decreto Aiuti”, affinché Brindisi e Civitavecchia, che tanto hanno dato al paese ospitando due tra le più grandi centrali a carbone d’Europa, possano assumere (udite, udite!) “un ruolo strategico nella programmazione della transizione ecologica per un rilancio economico solido e strutturale”.

Potenziamento provvisorio dell’alimentazione a carbone della centrale Brindisi Sud, col progetto di turbo gas definitivamente saltato.

Deposito costiero di gas naturale che Edison vorrebbe realizzare a Brindisi presso Costa Morena est.

Questa, in estrema sintesi, è la programmazione degli interventi di attività economiche che si cerca di realizzare nell’immediato futuro.

Mentre l’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico meridionale, stesso ente in cui, purtroppo, viene ricompreso il nostro porto, pubblica un bando di gara per la realizzazione di un terminal passeggeri all’avanguardia, con sale relax, punti ristoro e una piazza sul mare, opera da oltre 9 milioni di euro sulla banchina 10 del porto di Bari, verosimilmente da utilizzarsi in previsione di una sempre più crescente attività turistica, a Brindisi, la nostra Brindisi, ancora una volta si specula sulla sempre più allarmante situazione occupazionale con la riproposizione, data ad intendere come manna che discende dal cielo, di una politica industriale, ivi compresa quella energetica che, oltre ad aver devastato il territorio, ha prodotto immani danni alla salute.

Nulla che lasci sperare in un cambiamento di rotta, non una sola parola che lasci, altresì, preludere una visione futuristica della nostra città, ricca di potenzialità legate alla sua storia, all’arte, al mare ed alla sua terra, che possa prevedere uno sviluppo economico diverso, anche se complementare all’esistente ed all’indotto economico del nostro porto, che deve ovviamente mantenere la sua naturale polifunzionalità.

Startup, agroalimentare, pesca, energia pulita, artigianato, turismo e cultura, traghetti, crociere, merci, mega yacht, sono economie, queste, che appaiono non incluse nella visione miope, non più tollerabile, di una classe dirigente che ha ridotto in macerie un intero territorio, intenta solo a far prevalere gli interessi personali e quelli delle multinazionali invece della tutela della collettività.

E qui vale richiamare l’insegnamento sociologico di Max Weber che “espone la differenza fra quelli che vivono per la politica e quelli che vivono di politica. Solo i primi perseguono il bene comune; gli altri guardano ai giochi di ogni giorno, alla parte più vantaggiosa delle decisioni”.

Ovviamente, e questo è da rimarcare con forza, questa fragilità politica e culturale è frutto di una diseducazione di cui si è tutti responsabili. Per anni non ci si è accorti, o si è fatto finta di non accorgersi, che c’è stata gente (ma in realtà continua ad esserci) che ha operato solo per raccogliere consensi elettorali, contrabbandando ordinarietà ed ovvietà per eclatanti conquiste, mortificando, in tal guisa, l’onestà intellettuale di coloro che ancora sperano di poter vivere un futuro più dignitoso e sereno.

“Fuori dalla dimensione apparentemente protetta dall’illusione, infatti, c’è l’abisso popolato dai mostri di una vita spogliata dalle confortanti illusioni. Chi lotta con i mostri deve guardarsi dal non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”. (NIETZSCHE)

Francesco D’Aprile, cittadino di Brindisi