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Una mattina in Tribunale: la cronaca della cronaca giudiziaria
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Una mattina in Tribunale: la cronaca della cronaca giudiziaria

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BRINDISI – Apro la mia avventura su questa testata online ringraziando il Direttore Andrea Pezzuto per avermi voluto coinvolgere in tale avventura.

Il mio compito sarà quello di occuparmi principalmente di cronaca giudiziaria, compito ahimè arduo e spigoloso, del quale ho avuto un piccolo antipasto proprio qualche giorno addietro; sarò dunque costretto a dover inaugurare la mia collaborazione con un articolo che, prim’ancora della cronaca giudiziaria, faccia cronaca della cronaca giudiziaria.

Brindisi, 13 maggio 2019. Noi de L’Ora di Brindisi, animati dal rispetto delle regole (dettato anche da deformazione professionale), ci rechiamo in Tribunale onde poter capire come ricevere dagli organi preposti gli atti, i verbali di tutte quelle cause o procedimenti di particolare interesse per il corretto svolgimento del mio compito da “neo” scrittore.

Ci presentiamo in prima battuta nella Cancelleria di un Gip e chiediamo gentilmente quale debba essere l’iter da seguire per poter fare corretta informazione e, al contempo, non nuocere ai fondamentali diritti di segretezza delle indagini preliminari, vero fulcro investigativo nella ricerca della prova. Lo scenario che si staglia dinanzi al nostro orizzonte visivo e intellettivo non è proprio quello che avevamo originariamente immaginato. Invero, alle espressioni perplesse di alcuni operatori fanno seguito affermazioni inattese: “E’ la prima volta che qualcuno viene qui e ci pone queste domande”. O ancora: “Cosa dovreste fare con gli eventuali atti dei procedimenti?”. La risposta non viene dal sottoscritto, ma direttamente dalla nostra Costituzione che, all’art. 21, sancisce uno dei principi fondamentali di uno Stato democratico: la libertà di manifestazione del pensiero e, più specificamente, la libertà di stampa, ossia la libertà di poter raccontare determinati eventi, fatti e avvenimenti secondo un punto di vista oggettivo, pertinente ed equilibrato, senza trasmodare in informazioni scorrette o prive di alcun fondamento reale.

Orbene, la cronaca giudiziaria costituisce uno degli aspetti maggiormente qualificanti la libertà di stampa, poiché consente di rendere edotti i cittadini delle vicende giudiziarie più rilevanti per la vita della nostra città o di personaggi di pubblico dominio. Il tutto, sia chiaro, non può e non deve prescindere dal rispetto del segreto istruttorio su determinati atti o dalle esigenze (dette nel gergo tecnico “cautelari”) che impongono di non pubblicare immediatamente – ad esempio – ordinanze di custodia in carcere prima che queste siano portate ad esecuzione. Ma, al di fuori dei casi non consentiti, cosa impedisce alla libertà di stampa di esplicarsi in tutta la sua trasparenza? E, soprattutto, a questo punto, è lecito domandarsi se sia corretto pubblicare atti giudiziari importantissimi per la buona riuscita dell’inchiesta attraverso canali paralleli.

Le domande sono assolutamente legittime soprattutto alla luce di altre dichiarazioni incassate in cui ci è stato comunicato che non vi sarebbero i presupposti per accogliere l’eventuale nostra istanza rivolta alla conoscenza di taluni atti processuali. E perché? Risposta: “Perché non c’è interesse”.

Bene, ora abbiamo compreso che per taluni addetti ai lavori non vi sarebbe alcun interesse a fare cronaca giudiziaria, quella giusta, nel rispetto delle regole, invece che barcamenarsi in più rischiosi passaggi di atti del processo ad opera di ignoti.

Abbiamo anche compreso – ove mai ve ne fosse ancora bisogno – come in Italia ciò che è la regola diventi l’eccezione e ciò che è eccezione diventi regola. Chi vuol far informazione non perda le sue giornate tra le cancellerie di un Tribunale, ma cerchi il canale più adeguato per reperire tutte le informazioni più succulente.

Vi saluto cari amici lettori, promettendovi di fare il possibile per soddisfare la vostra sete di sapere. Tribunali permettendo.

Luigi Rubino