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Home Editoriale Lo scetticismo di Patroni Griffi: “Per la Zdi servono soldi e dragaggi. Attendo da 406 gg l’autorizzazione per l’infopoint. A Brindisi si muore di ignavia”. Almiento sull’Alta capacità: “Stiamo lavorando con RFI per farla arrivare a Brindisi”
Lo scetticismo di Patroni Griffi: “Per la Zdi servono soldi e dragaggi. Attendo da 406 gg l’autorizzazione per l’infopoint. A Brindisi si muore di ignavia”. Almiento sull’Alta capacità: “Stiamo lavorando con RFI per farla arrivare a Brindisi”
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Lo scetticismo di Patroni Griffi: “Per la Zdi servono soldi e dragaggi. Attendo da 406 gg l’autorizzazione per l’infopoint. A Brindisi si muore di ignavia”. Almiento sull’Alta capacità: “Stiamo lavorando con RFI per farla arrivare a Brindisi”

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BRINDISI – Alta capacità sulla tratta Brindisi-Bari e Brindisi-Taranto, zona franca doganale, rilancio della Cittadella della ricerca. La lunga giornata di ieri è servita per mettere al centro, per una volta, le necessità di Brindisi e il dramma che si appresta a vivere la città per via della riconversione economica e di un nuovo modello di sviluppo che tarda ad essere concepito, perlomeno da Comune, Regione e Governo. Già, perché l’Autorità portuale, la zona franca doganale interclusa, la chiede dal 2018. Patroni Griffi, Bianco, D’Attis, Bozzetti e Borracino, infatti, due anni fa si attivarono per candidare la Zdi di Brindisi al finanziamento regionale, ma nulla si è smosso da quel momento. Conoscendo da vicino la fattispecie, Patroni Griffi, a seguito della richiesta pubblica avanzata in tal senso anche dal Sindaco Rossi e dal Governatore Emiliano ha scritto sul suo profilo Facebook: “Sono contento della consapevolezza sulla importanza della zona franca doganale interclusa a Brindisi. Da me richiesta sin dal mio insediamento. Tale infrastruttura, prevedendo la realizzazione di una corrispondente recinzione doganale, ha un costo elevato. Spero dunque sia stata inserita nel Cis di Brindisi, e ove non lo fosse che vi venga inserita. Con il corollario che la Zdi non serve a nulla in assenza di banchine e fondali adeguati”.

Insomma, serve una volontà politica forte per investire tanti danari per la sua costituzione, danari che il Governo a quanto pare troverà per Taranto, se è vero che la Zdi rientrerà nel Decreto Taranto. E soprattutto servono i dragaggi, rectius una vasca di colmata.

Per quanto concerne l’Alta capacità ferroviaria, anche qui il discorso non è così semplice. Basti pensare che per la ultrareclamata tratta Napoli-Bari ci vorranno ottimisticamente altri 7 anni. La vera “novità” emersa ieri, comunque, riguarda la richiesta del collegamento ferroviario tra i porti di Brindisi e Taranto, perché dell’Alta capacità sulla Brindisi-Bari lo stesso Sindaco Rossi si espresse l’8 febbraio 2019 alla presenza dei vertici di Rfi. Affinché questa infrastruttura non si fermi a Bari ma arrivi fino a Brindisi, però, è necessario che le Ferrovie Appulo-Lucane eliminino una strozzatura rappresentata da un ponte all’uscita di Bari. Interpellato sull’argomento, il presidente di Fal Rosario Almiento ha notiziato che “La progettazione del nuovo ponte di Fal che favorirá l’Alta capacità verso Brindisi è in via di definizione ed è attualmente oggetto di condivisione con RFI.
Ritengo che i tempi potranno essere rispettati dai tecnici di Fal e Rfi”, ha concluso l’avvocato brindisino.

Ma quello che più preoccupa l’Autorità portuale sono le opere già finanziate e ferme al palo. Patroni Griffi, a tal proposito, sul suo profilo Facebook ha lamentato: “A Brindisi stiamo aspettando da 406 giorni le autorizzazioni per aprire una finestra nell’infopoint, da quasi due anni la via per i dragaggi, da sei mesi l’intesa per la localizzazione della stazione per i croceristi, da un anno le autorizzazioni per una semplice tensostruttura, da 8 mesi la deliberazione per acquistare un terminal, e potrei continuare a lungo… Magari in Cina ti stronca il coronavirus. Qui da noi si muore di fame per colpa dell’ignavia e della burocrazia. Le regole sono chiare, a volte le interpretazioni sono oscure (soprattutto a Brindisi)”.

Un quadro a tinte fosche, che potrebbe essere schiarito solo dal Governo e dalla Regione. Il tutto con l’aiuto di Enel, che non può soltanto limitarsi a sbarazzarsi della banchina attualmente in uso. Tra l’altro, sempre secondo l’Autorità portuale, quella banchina non potrà essere recuperata prima di 6-7 anni.

Mala tempora currunt, dunque. Si prenda definitiva contezza di ciò e si inizi a programmare concretamente qualcosa per questa città, destinata altrimenti a una irreversibile decrescita infelice.