Home Economia e lavoro “La base militare della Marina venga ricollocata a Capobianco”
“La base militare della Marina venga ricollocata a Capobianco”

“La base militare della Marina venga ricollocata a Capobianco”

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BRINDISI – Lo stato attuale del porto di Brindisi fu preconizzato sin dagli anni ’80 del secolo scorso dal prof. Giulio Redaelli, architetto-urbanista estensore del piano regolatore cittadino, il quale affermò, senza mezzi termini, che farlo divenire industriale asservendolo agli interessi dell’Enel avrebbe significato la «distruzione di una risorsa portuale che è centrale per l’Europa, per l’Italia e soprattutto per il Mezzogiorno».

Ora che l’Enel ha annunciato di sua iniziativa l’intento di uscire dall’uso del carbone per la centrale elettrica di Cerano, ci rimangono i “cocci” dell’errore commesso a suo tempo. Non è superfluo evidenziare il grande patrimonio che si è sperperato e come si abbia assistito inerti ad un “crimine” lasciandosi travolgere da interessi circoscritti. Non lo è nella misura in cui ciò può evitare la reiterazione di nuovi errori e a prendere decisioni coraggiose.
A Brindisi la relazione tra la città e il porto è sempre stata particolarmente complessa e spesso difficile soprattutto quando si è voluto far prevalere l’una sull’altro e ci vorrebbe buon senso e molto senso logico perché una non danneggi l’altro e viceversa. Questo principio dovrebbe essere tenuto presente quando si discute di scelte che, gioco forza, si ripercuoterebbero sull’intero sistema urbanistico e portuale anche con i problemi inerenti alle normative internazionali circa la security e la safety del porto. Dovrebbe essere tenuto presente soprattutto durante le fasi della programmazione del territorio.
ll territorio di Brindisi con i suoi attori istituzionali (Comune, Regione, parlamentari locali, Autorità di Sistema) e con i rappresentanti delle categorie economiche e sociali, continua ad affannarsi dietro contingenze che sembrano piovute dall’alto, ma che sono tutte e solo conseguenze di un approccio disorganico. Evidenze di tale approccio sono rilevabili nello stato dell’economia e degli equilibri sociali di Brindisi, ma il suo porto ne è l’esempio più eclatante. Quella del porto è una potenzialità ereditata dalla natura e dalla storia, che avrebbe richiesto un livello di programmazione e di attenzione capace di assecondarne l’espressione. Un asset come questo (tre bacini separati e riparati, una posizione geografica di importanza strategica invidiabile tanto da essere scelta dall’ONU come base logistica, spazi retroportuali, incrocio di modalità e reti) si sarebbe dovuto valorizzare con la dotazione infrastrutturale necessaria, con la interrelazione logistica delle reti e modalità di trasporto, con la promozione dei rapporti e delle relazioni con i territori circostanti. Niente di tutto questo è avvenuto, e la cronaca degli ultimi 25 anni (quelli passati dalla istituzione delle Autorità Portuali) è la più eloquente in questo senso.
Lo storico dell’arte Cesare
 Brandi iniziò un suo libro edito negli anni ‘60, 
“Viaggio nella Grecia antica”, con la descrizione di una sua giornata a Brindisi che visitò in attesa di imbarcarsi per la Grecia sul traghetto “Messapia”: «La bellezza di Brindisi non è travolgente, e più che di bellezza bisogna parlare di attrattiva; ma il piano stesso della lunga strada alberata, e lo sbocco su un mare dolcissimo, permette di assaporare via via per quel che vale, e vale parecchio …». E continuando: «Il porto si presenta, da un lato, ameno quasi come il porticciolo di Ischia, e qui pochi pini bastano a gradare il colore del mare e del cielo come su una tavolozza: poi di qua e di là, la graziosa forcella che fa il mare incuneandosi, e che evoca non solo La Valletta, ma addirittura la posizione di New York, con Manhattan come un inguine, fra l’Hudson e un braccio dell’Oceano …». Questa citazione ci permette di vedere attraverso gli occhi di un viaggiatore ciò che ormai noi non riusciamo più a vedere. Per questo siamo convinti che occorrono scelte importanti che rasentano i sogni, le utopie e che rimangono tali solo se non si ha il coraggio di tentarle. Noi ne proponiamo una.
Spostamento della base navale della Marina Militare a Capobianco con conseguente restituzione delle aree attualmente occupate dalla M.M. alla città di Brindisi.
Un vecchio accordo di programma (mai realizzato) prevedeva che in località Capo Bianco si dovesse costruire per la Marina Militare un deposito carburanti su una colmata da realizzarsi accanto a quella esistente.
L’intervento che si propone è lo spostamento della base navale dal Seno di Ponente alla colmata realizzata a Capo Bianco dalla British Gas che pare il sito idoneo ad ospitare l’insediamento militare con la costruzione della logistica necessaria alla base navale (capannoni per officine, palazzine per il Comando, uffici, banchine per l’ormeggio delle unità navali militari ed anche di piccoli bacini di carenaggio). Esistono altri validi elementi a favore di tale spostamento con indubbi vantaggi per tutte le parti.
Aspetti positivi per la Marina Militare
a) Si consideri innanzitutto che in detta località vi sono vaste aeree, circa 15 ettari, demaniali e che potrebbero servire da ulteriore supporto logistico;
b) inoltre nelle immediate vicinanze, sulle isole Pedagne, si trova una base operativa della Marina Militare;
c) a poca distanza sorge il poligono di tiro di Torre Cavallo;
d) è da considerare che il recente naviglio della M.M. come la portaerei Trieste avrebbe più facilità e velocità di attracco che non nel seno di ponente con conseguente risparmio di tempo in termini di operatività;
e) gli immobili all’interno della base navale sono vetusti e quindi richiedono cospicue risorse per le necessarie manutenzioni, le superfici coperte circa 61.000 mq (per un volume di 443.000 m3), sono in buona parte inutilizzate o sottoutilizzate (circa il 40%);
f.) per i motivi sopra esposti si può prefigurare una base navale completa, funzionale e razionale progettata e costruita su misura alle reali esigenze della Marina Militare. La sua collocazione periferica, e quindi decentrata rispetto al centro cittadino, è facilmente raggiungibile attraverso l’efficiente sistema viario della zona industriale,
g) In sostanza un tale investimento, razionalizzando la presenza della forza armata e commisurandola alle sue reali esigenze, non può che dare maggiori garanzie ai lavoratori del comparto.
Aspetti positivi per la città
a) la conseguente restituzione al territorio delle aree attualmente occupate dalla Marina Militare soddisfacendo lo storico desiderio dei cittadini
b) ovviamente una migliore sistemazione urbanistica
c) la disponibilità di circa 11/12 ettari potrebbero cambiare il volto e l’assetto urbanistico di Brindisi con enormi benefici su un area territoriale molto vasta,
d) dal punto di vista urbanistico, uno degli immediati vantaggi sarebbe l’eliminazione della strozzatura innaturale costituita dall’impedimento del passaggio da porta Revel a porta Monsignore (sono così chiamati i varchi del comparto militare). Si riacquisirebbe un lungomare che dalla stazione marittima si prolungherebbe sino ai capannoni della Saca e quindi allo svincolo dei Pittacchi. Con tale riacquisizione si avrebbe la possibilità di uso di diverse centinaia di metri di banchine sottostanti il Castello con una spiccata potenzialità turistica. Si avrebbero tutti requisiti per dare vita a una base eccezionale, particolarmente importante per questo settore per la disponibilità, con vantaggi indiscutibili, di strutture già esistenti (capannoni ex Saca e della M.M.) che sarebbero utilissime per creare una piattaforma logistica. Un seno di Ponente che potrebbe essere dichiarato a tutti gli effetti “area urbana”;
e) gli effetti e i risultati sarebbero prevedibilmente di vasta portata, un intervento del genere prevede ragionevolmente una cantierizzazione di molti anni che contribuirebbe al rilancio dell’imprenditoria locale dell’aera territoriale e conseguentemente ad un incremento non trascurabile dell’occupazione Inoltre la portualità si potenzierebbe acquisendo più chance nei confronti dei mercati turistici. Tutto ciò porterebbe sicuri benefici ben oltre la città di Brindisi. Sotto tale aspetto si può facilmente intuire la strategicità che questo intervento assumerebbe;
f) non ultimo sarebbe da considerare che se il naviglio militare (Cavour o soprattutto il
Trieste) – pur superando le difficoltà anzi esposte – dovesse ormeggiare nel seno di ponente, il suo bacino di evoluzione colliderebbe con l’esistenza della Lega Navale o quanto meno con i suoi pontili.

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