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Cobas: “Contagiati altri 4 medici di Pneumologia: stremati, chiedono di chiudere il reparto”
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Cobas: “Contagiati altri 4 medici di Pneumologia: stremati, chiedono di chiudere il reparto”

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BRINDISI – Il Sindacato Cobas  denuncia altri contagi all’ospedale Perrino.

Il personale sanitario del reparto di pneumologia ha fatto il tampone nei giorni 5,6,7 Maggio e sono stati trovati  4 contagiati , di cui 1 medico , 2 infermieri, 1 OSS.

 Le nostra richieste di incontro rivolte al direttore generale , Giuseppe Pasqualone , e all’Amministratore di Sanitaservice, Flavio Roseto,  per continuare a proporre i nostri umili suggerimenti   sono ancora nei cassetti e chissà se vedranno mai luce.

Intanto alcuni lavoratori del reparto di pneumologia chiedono uno stop alle attività del reparto , anche perché stremati dai turni di lavoro che con il Covid-19 sono diventati estremamente pesanti.

Chiedono l’attivazione dei container dedicati alla terapia intensiva  allo scopo di allentare la pressione nei reparti sotto stress.

Il ripetersi del riscontro di nuovi casi positivi tra gli operatori della sanità conferma quanto sia stata infelice l’idea di rendere il Perrino Ospedale Covid19 per la promiscuità di attività covid19 e con attività non_covid19.

In assenza di un filtro d’ingresso col quale i pazienti richiedenti prestazioni non covid-19 venissero sottoposti a tampone, quanto accaduto era facilmente prevedibile.

Ogni paziente che non sia stato testato preventivamente, in urgenza o no, deve trovare personale sanitario protetto come se si trattasse di un caso positivo.

 Solo così è possibile evitare il protrarsi di infezioni a carico dei lavoratori della sanità.

Questo riguarda tutte le attività sanitarie che andranno a riprendere nelle prossime settimane.

Il virus non ha cessato di circolare.

Tutti i pazienti possono essere positivi fino a prova contraria ed il contatto stretto con medici, infermieri e altre figure presenti in sanità deve avvenire con protezioni individuali e misure di sicurezza organizzative come per pazienti positivi.

Questo impone non solo la logica di fronte ad un agente biologico contro il quale non ci sono armi terapeutiche o vaccinali ma anche la stessa normativa sulla sicurezza per la quale al lavoratore deve essere fornita la massima protezione possibile.

Per il Cobas Roberto Aprile