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Il presidente nazionale di Legambiente scrive ai ministri Patuanelli e Costa
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Il presidente nazionale di Legambiente scrive ai ministri Patuanelli e Costa

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BRINDISI – Egr. Ministri,
fra le molte vertenze che impegnano i Loro ministeri, sicuramente merita attenzione quella riguardante
Brindisi e, in particolare, il futuro dei poli chimico ed energetico oltre che di migliaia di lavoratori e
lavoratrici.
Il 20 maggio scorso il Sindaco di Brindisi, ing. Riccardo Rossi, ha emesso un’ordinanza contingibile e urgente
disponendo l’immediata sospensione dell’esercizio dell’impianto di cracking per la produzione di Etilene e
Propilene P1CR con riferimento a tutte le sue sezioni principali.
A Brindisi, dopo l’emissione dell’ordinanza, si rischia un nuovo conflitto fra il diritto al lavoro e quello
all’ambiente e alla salute. E’ un conflitto che va scongiurato, rendendo concreta una prospettiva di sviluppo
industriale socialmente e ambientalmente sostenibile.
A causare l’emissione dell’atto amministrativo è stato il report con cui l’Arpa Puglia ha documentato i
ripetuti sforamenti registrati dalle centraline di rilevamento della qualità dell’aria, con riferimento primario
a benzene e toluene nell’area del petrolchimico (alle 12 del 20 maggio è stato rilevato un valore di 35
microgrammi/metrocubo di benzene); si sono registrati superamenti dei limiti di legge pari anche al 200 e
300 per cento di due pericolosi cancerogeni, i cui effetti sanitari legati all’esposizione in ambiente di lavoro
e di vita sono stati ben documentati dall’Oms e dallo Iarc. Il report l’Arpa l’ha inviato oltre che al Sindaco di
Brindisi al Ministero dell’Ambiente, all’Ispra, alla Regione Puglia e alla Procura della Repubblica di Brindisi.
L’ordinanza contingibile e urgente si configura come un atto dovuto da parte del Sindaco, in quanto
ufficiale di governo in materia sanitaria e alla luce del comportamento della direzione nazionale e locale di
Eni Versalis. La società, infatti, a fronte della rilevanza dei dati registrati dalle centraline in vari punti della
città e, in primo luogo, in quelle dell’area industriale e di quella portuale, ha continuato a minimizzare la
portata dei fatti. Tante volte in passato, in presenza di numerosi episodi di immissione in torcia e
dispersione in atmosfera di sostanze altamente pericolose ha parlato di guasti e provato a considerare
unilateralmente “invalidi” i dati registrati. Soltanto soffermandosi sul recente passato segnaliamo alcuni atti del Comune di Brindisi:
-la diffida comunale prot. 98430 del 10/10/2018 (“Diffida al Gestore dello Stabilimento Versalis S.p.a. in
ordine alla predisposizione urgente di adeguate misure e idonei strumenti volti al non verificarsi di eventi
emissivi incontrollati”);
-il procedimento di ordinanza avviato con nota prot. 0016494 del 16/2/2019 per la chiusura dell’impianto
del cracking per ripetuti eventi di accensione della torcia;
– l’istanza di riesame AIA di cui alla nota prot. n. 0107663 del 08/11/2018 che non appare essere stata
considerata nell’avvio di procedimento ministeriale DVA n. 27394 del 4/12/2018, pur ribadita con nota prot.
0016494 del 5 marzo 2019, anche al fine di determinare un presidio ambientale costante sulla qualità
dell’aria, con particolare riferimento agli eventi transitori ed accidentali, a mezzo di predisposizione di un
sistema di monitoraggio in continuo degli inquinanti organici ed inorganici principali, con installazioni di
SME in prossimità dei punti di emissione prevalenti, e con un numero congruo di centraline posizionate nei
punti di massima ricaduta di dette emissioni interni ed esterni allo stabilimento, con campionamento in
doppio perenne per le valutazioni in contraddittorio con le autorità di controllo dotate di laboratorio
accreditato
– nell’ambito del riesame già conclusosi cfr. ID 133/9969, con nota prot n. 0110002 del 13-11-2019, erano
state formulate indicazioni dall’ amministrazione comunale, alcune delle quali a valere anche quali misure
complementari di cui all’art. 29 undecies del DLgs 152/2006 e ss.mm.ii a seguito di eventi ricorrenti di
utilizzo delle torce di emergenza con emissioni copiose e visibili, altre da intendersi quali prescrizioni del
Sindaco, di cui agli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265. Nell’ambito della stessa
conferenza di servizi, come evincibile dal resoconto verbale del 14/11/2019, gran parte delle richieste
formulate, pur se in linea tecnica ritenute assentibili, furono trascurate in seno allo stesso procedimento,
ritenendo potessero essere meglio valorizzate nell’ambito del riesame attualmente in corso di
procedimento.
È evidente l’importanza e l’urgenza, tanto più dopo l’emissione dell’ordinanza, di accelerare il riesame
dell’Aia traducendo in impegni concreti le dichiarazioni di principio riferite al piano di monitoraggio, ferma
restando la necessità di rimuovere le cause che hanno motivato tale ordinanza con quegli interventi
tecnologici di riqualificazione del processo produttivo, conditio sine qua non per l’assunzione di atti
amministrativi che consentano il riavvio dell’impianto di cracking.
Legambiente, però, ritiene non più rinviabile un confronto che porti ad una progressiva riconversione dei
processi produttivi in una realtà in cui gli insediamenti chimici hanno rappresentato una delle cause
principali di riconoscimento dell’area a elevato rischio di crisi ambientale, del piano di risanamento reso
operativo con il Dpr dell’aprile 1998 (purtroppo disatteso anche per quel che attiene progetti di priorità 1),
dell’area Sin e di conseguenti progetti di bonifica, fra i quali quello dei 44 ettari della discarica Micorosa
nella quale sono stati seppelliti rifiuti del petrolchimico, pericolosi e cancerogeni, oggi sottoposti a un
intervento di semplice messa in sicurezza.
L’Eni sta ripetutamente pubblicizzando progetti di riconversione ecologica, di economia circolare e di
chimica verde mentre non riesce a dare seguito nemmeno alla realizzazione di torce a terra su cui pure si
era impegnata. E’ bene, quindi, verificare l’attuazione del piano complessivo di riconversione del
petrolchimico di Brindisi.
Questo piano va strettamente connesso con quello concernente il futuro del polo energetico, oggi
costituito dai 1170 Mw della centrale a turbogas di Enipower, dai 2640 Mw della centrale Enel Brindisi sud (della quale è in esercizio circa un gruppo equivalente) e dalla centrale A2a Brindisi nord di 1280 Mw chiusa
dal 2012.
Il piano di decarbonizzazione non può prevedere l’approvazione dei progetti, attualmente sottoposti
all’esame della commissione Via del Ministero, sia dell’Enel sia di A2A, in quanto le centrali proposte
sarebbero alimentate anch’esse da combustibile fossile (metano) e rappresenterebbero un anacronismo
rispetto agli obiettivi di transizione energetica e di nuovi scenari fondati sulle fonti rinnovabili.
Il polo energetico di Brindisi era stato individuato dallo stesso Governo come emblema della
decarbonizzazione da realizzare entro il 2025 e deve essere parte essenziale del Piano territoriale per la
giusta transizione e del Piano nazionale, fondato su fonti rinnovabili, efficientamento energetico, economia
circolare e green economy, che consenta l’accesso allo Just transition fond, ai fondi strutturali 2021-2027 e
a quelli della Banca europea investimenti (Bei).
Legambiente auspica un sollecito intervento da parte dei destinatari della presente affinché si apra subito
un confronto con le rappresentanze istituzionali e sociali locali, con il coinvolgimento delle associazioni
ambientaliste, sul funzionamento dell’impianto di cracking, sui processi produttivi da riconvertire finalizzato
a definire un piano territoriale per la giusta transizione capace di dare risposte ai problemi occupazionali e
ambientali.
In attesa di un gradito riscontro, cordiali saluti.

Stefano Ciafani
Presidente nazionale di Legambiente