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Il sindaco minaccia le dimissioni, maggioranza a un bivio: quadra sul rimpasto o tutti a casa
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Il sindaco minaccia le dimissioni, maggioranza a un bivio: quadra sul rimpasto o tutti a casa

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BRINDISI – Arrivati al giro di boa, è giunto il redde rationem per l’amministrazione Rossi. Andare avanti, provando a prendere un po’ di abbrivio per affrontare un 2021 che si preannuncia ancora più duro sotto l’aspetto contabile, oppure scendere alla prossima fermata dell’approvazione del bilancio di previsione?

Il Sindaco Rossi si sta ponendo seriamente il quesito, avendo esplicitamente detto ai suoi che se non ci sono più i numeri, è pronto a rassegnare le dimissioni.

I nodi da sciogliere sono tanti. Quello più imminente attiene la tenuta politica della maggioranza. Con tre consiglieri oramai sull’Aventino, il Sindaco può contare su 18 voti, compreso il suo. Per l’approvazione del bilancio di previsione ne servono 17, quindi per il momento non ci sarebbero grossi problemi. Anche se qualche franco tiratore non è mai da escludere in questi casi.

La discussione che tiene banco in queste ore, però, attiene il possibile rimpasto di Giunta. Da Impegno per Brindisi spingono per avere un assessorato, che teoricamente toccherebbe anche a Italia Viva. Contestualmente, dal PD monta l’insoddisfazione per l’operato dell’assessorato all’Urbanistica. E proprio nel Partito Democratico si vocifera di una staffetta tra gli assessori, con un componente di spicco del partito che potrebbe assumere la carica di Vice-Sindaco e occupare un posto in Giunta. Le resistenze di Brindisi Bene Comune a cedere sulla richiesta di sostituzione dell’assessore Borri, però, immaginiamo siano piuttosto forti, data l’ammirazione sconfinata verso il professore. Che in realtà appare l’anello debole dell’attività amministrativa di questa maggioranza.

Se alcuni settori come il Patrimonio e la Programmazione economica procedono spediti, infatti, a fare da contraltare c’è proprio il settore coordinato dall’assessore Borri. Il quale, in verità, segue la linea politica della maggioranza, fortemente influenzata e orientata dal Sindaco e da Brindisi Bene Comune. Una linea esasperatamente ambientalista e improntata alla cautela, tanto da indurre il consigliere Serra a parlare di un’amministrazione che alimenta la burocrazia difensiva.

Ecco, forse la sfortuna di Rossi è stata quella di capitare al posto giusto nel momento sbagliato: l’Italia e città povere come Brindisi in particolare hanno urgente bisogno di un revamping della propria economia, e questo si scontra fortemente con l’azione amministrativa di questa maggioranza, che si dimostra molto reticente ad alzare il limite di velocità, giusto per usare una frase proferita dal premier Conte in occasione della presentazione del DL Semplificazioni.

La macchina, è evidente, balbetta, s’ingolfa ogni 50 metri. La maggior parte delle responsabilità sono da ricondurre all’eredità lasciata dalle gestioni passate: vedasi appalti aggiudicati con clamorosi ribassi che adesso hanno prodotto lavori interminabili, un bilancio pubblico disastrato che non consente di fare politica.

Questa Amministrazione, però, di suo ci ha messo davvero poco, se non in alcuni circoscritti settori dove effettivamente si è registrato un cambio di passo.

E a proposito di conti pubblici, un’altra situazione da monitorare è quella che riguarda il difficile rapporto con il dirigente ai Servizi finanziari Simeone, che si vocifera fosse finito nel mirino del Sindaco, a quanto pare intenzionato a vagliare ipotesi estreme, salvo poi scoprire che la legge non permette la turnazione del dirigente ai Servizi finanziari.

Questa serie di equivoci e contraddizioni, con un Sindaco perbene ma comunque ostaggio delle sue ideologie e delle solite liturgie della politica caratterizzate da ricatti o mal di pancia politici e da legittime richieste di rimpasto (che comunque rallentano la già esasperatamente lenta azione amministrativa), costretto a minacciare le dimissioni per serrare le fila dei suoi, stretto nella morsa mortale del predissesto, con la spada di Damocle del parere della Corte dei Conti pendente sulla testa per via di un Piano di riequilibrio finanziario al momento disatteso completamente, e con un Governo che si è dimostrato sordo rispetto alle istanze dei Comuni, non accogliendone le richieste di sblocco dei fondi crediti di dubbia esigibilità e contenzioso, pesano come un macigno sull’idea che i cittadini si sono fatti di questa Amministrazione. Forse quella giusta, ma nel momento sbagliato.