Home Politica Bocciato l’emendamento salva contrade, Amati: “Mille persone senza acqua e fogna avranno l’ordinanza di abbattimento”. L’Assessore Maraschio: “No alle leggi ad personam”
Bocciato l’emendamento salva contrade, Amati: “Mille persone senza acqua e fogna avranno l’ordinanza di abbattimento”. L’Assessore Maraschio: “No alle leggi ad personam”
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Bocciato l’emendamento salva contrade, Amati: “Mille persone senza acqua e fogna avranno l’ordinanza di abbattimento”. L’Assessore Maraschio: “No alle leggi ad personam”

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BRINDISI – Di seguito la discussione in Consiglio regionale, con bocciatura finale, dell’emendamento Amati inerente la proposta di applicazione del Piano Casa anche e soprattutto a fattispecie come quelle afferenti le contrade brindisine oggetto di variante di recupero.

Speaker : AMATI
Grazie, Presidente. Leggendo la relazione credo che ci sia un equivoco. Tra l’altro, ho anche letto degli articoli di stampa e quindi mi sono convinto che c’è un equivoco.

L’articolo nasce da un fatto concreto. Il fatto concreto è che in particolare a Brindisi, nei quartieri Torre Rossa, Sant’Elia e Montenegro, circa 500 famiglie, fosse un migliaio di persone, vivono senza allacci all’acqua e alla fogna nonostante ci siano le canalizzazioni e quindi scaricano in pozzi neri senza stagnazione, con un grave danno ambientale, emungono l’acqua dalla falda sotterranea e non possono allacciarsi alla rete idrica e fognaria perché non si definisce il procedimento del piano di variante in recupero che fu approvato dalla Giunta Vendola nel giugno 2005, proponente assessore Angela Barbanente. A giugno 2005 la Giunta Vendola riconosce la sussistenza dei requisiti per l’approvazione di una variante in recupero. Da allora non è successo nulla. Ora, in virtù di questo, non stiamo discutendo di immobili abusivi, stiamo discutendo di immobili su cui la Regione Puglia ha approvato definitivamente una variante di recupero. Quindi, la natura di questi immobili è diversa dalla abusività.

Negli anni successivi sono state compiute delle addizioni volumetriche, non in tutte le abitazioni, ma in alcune, addizioni volumetriche che potrebbero anche essere definite variazioni non essenziali ai sensi del Testo unico dell’edilizia, ma non voglio impelagarmi su questa strada, ma tutte all’interno del 20 per cento di aumento di volumetria.

Per cui, senza questa norma saremmo di fronte ad un paradosso. Lo dico in particolare al Presidente Emiliano che ama questo riferimento letterario da comma 22. Tutti quelli che chiedono di essere… Per essere congedati bisogna presentare la domanda. Chi non presenta la domanda di congedo, chi presenta la domanda di congedo non può essere congedato. Lo sto citando a memoria, cioè quello che da un punto di vista letterario, ma anche da un punto vista giuridico si chiamano i casi perplessi. Che cosa succede? Da comma 22: non puoi avere il permesso di costruire per via dei volumi aggiuntivi, ma solo se demolisci volumi aggiuntivi potrai ricostruirli. Questa è la situazione. C’è il Piano Casa che ti assicura l’addizione del 20 per cento, e credo che da questo punto di vista la ricostruzione sia indiscutibile. E si pone un fatto di natura formale che mantiene ovviamente quelle persone in questa condizione, sicché il Comune dovrebbe ordinare la demolizione della parte aggiuntiva, qualora – badate – la demolizione non arrechi un pregiudizio alla parte assentita (lì entreremmo in un altro delirio, che è il delirio della doppia conformità, però non entriamo in ulteriori deliri perché già stiamo abbondantemente calati in una situazione difficile), quindi dovrebbero ordinare la demolizione, ottenuta la demolizione i cittadini potrebbero presentare un’istanza per poter ottenere il volume che hanno demolito perché rientrante nel 20 per cento degli ampliamenti di cui al Piano casa.

I poveri legislatori proponenti – io, il collega Vizzino, il collega Leoci, ai quali poi si è aggiunta anche la solidarietà di altri colleghi – abbiamo provato a presentare questa norma. Ora, questa norma, nella relazione e nel referto (devo dire che ringrazio l’ingegnere Valenzano perché si è applicata con noi oggi per trovare una soluzione, in realtà secondo me c’era, poi non ho capito che cosa è successo, obiettivamente non l’ho capito, c’era anche il mio Capogruppo), dice il referto che non è possibile perché viola la normativa regionale. È esattamente quello il motivo per cui abbiamo presentato una norma regionale, perché violava la normativa regionale. Se fosse stato conforme alla normativa regionale, non ci sarebbe mai venuto in mente di presentare una modifica alla norma regionale. Quindi, fonti pari che intervengono per consentire a questi cittadini di avere il permesso di costruire che riconosca la volumetria di cui al Piano casa. Questa è la questione.

Non è una questione… la speculazione, ho sentito delle robe pazzesche, ho sentito la speculazione, il consumo del suolo. Come è possibile consumare il suolo dove già insiste sull’area di sedime un edificio è cosa che ancora dobbiamo riuscire a capire da un punto di vista naturalistico. Tu consumi un suolo se non c’è nulla su quel suolo; se su quel suolo c’è già qualcosa, è esattamente l’immobile che poi vuoi che rimanga, non si capisce per quale motivo si parli di consumo del suolo. Abbiamo sentito ambientalismo. L’ambientalismo è esattamente il contrario, cioè fare in modo che l’edificazione non vada ad interessare territori agricoli su cui non si è edificato. Questa sarebbe la cura dell’ambiente. Insomma, abbiamo sentito un bel po’ di cose.

Alla fine di tutta questa storia, dopo tutto questo dibattito e queste opinioni diffuse, devo dire non in questo Consiglio regionale, il problema è che se non interveniamo quasi mille persone avranno l’ordinanza di abbattimento e dovranno trovarsi una soluzione alternativa. Questo è il problema. Nel frattempo, queste persone vivono senza acqua e fogna. In questo Consiglio regionale nell’ultima seduta della scorsa legislatura approvammo una norma, tutti quanti, all’unanimità, centrodestra e centrosinistra, approvammo una norma con la quale offrimmo la possibilità di allacciarsi per gli immobili che non avevano queste addizioni volumetriche. Invece adesso abbiamo scoperto che c’è questa ulteriore casistica. La chiede il Comune di Brindisi. È una cosa abbastanza… Almeno con riferimento ai rapporti degli ultimi mesi tra me e quell’Amministrazione, è anche una novità. Mi pare, ma non l’ho sentito con le mie orecchie, però lo deduco… Perché se lo chiede l’Amministrazione comunale di Brindisi vuol dire pure che lo chiede il suo assessore, cioè il professor Borri, a cui mi lega una grande amicizia personale, ma naturalmente molto dissenso culturale per fatti, ovviamente, noti che appartengono a questioni che riguardano altre cose. Come si costruisce, come si pianifica. È una disputa culturale. Questo è l’ambito.

Per cui, cari colleghi, vi chiedo di approvare e di confermare questa norma. Chiedo, quindi, sulla base di queste spiegazioni che ho dato in maniera succinta e anche per la modalità con cui si parla in un Consiglio regionale, molto per titoli, vi chiedo di approvare questa norma, altrimenti avremo questo grande problema sociale, che è anche un problema igienico-sanitario, rispetto al quale io non posso far finta di non aver visto. Io ho visto, i miei colleghi della Provincia di Brindisi hanno visto. Non possiamo far finta di non aver visto. Abbiamo visto. È lì. Quartiere Torre Rossa, quartiere Sant’Elia e quartiere Montenegro. C’è un altro quartiere, ma la Giunta regionale decise nel 2005 di non approvare il Piano di recupero. A nessuno di noi verrebbe in mente di chiedere una norma che valesse anche per il quartiere che non è stato assoggettato all’approvazione definitiva del Piano di recupero. Io, quindi, vi chiedo di confermare questa norma, di offrirla al Comune di Brindisi che diversamente non sa come fare. Il problema è che potrebbe portarci fra qualche settimana, non fra qualche mese, ad avere un problema sociale. Capisco, lo so, lo dico in particolare a tutti quelli che sono applicati, che è una questione spinosa dal punto di vista giuridico, lo so, non mi sfugge, è una questione abbastanza attorcigliata da un punto di vista giuridico, non mi sfugge, però noi in questi momenti, anche rispetto alle questioni attorcigliate, secondo me, dobbiamo assumere una decisione.

Vi prego, io vorrei farlo stasera perché c’è l’urgenza di farlo stasera, perché, diversamente, ripeto, c’è questo grave rischio delle ordinanze di abbattimento su un piano di recupero approvato definitivamente dalla Regione nel 2005 con le volumetrie aggiuntive coperte abbondantemente nella percentuale del Piano Casa e con una situazione igienico-sanitaria insostenibile. Lo dico a chi ha commentato senza sapere: questa è vera ed è l’unica ragione che ci ha portato a presentare la norma. Quindi, prego tutti, anche i mezzi di informazione, quando si approcciano a questi argomenti, che sono argomenti molto complessi, chi ne sa qualcosa non sa nulla, sappiate che dietro una decisione del genere nove volte su dieci non c’è un imbroglio, ci sono vite umane che hanno bisogno di un intervento legislativo. Non è che c’è sempre un imbroglio, non è che l’evocazione dell’imbroglio deve servire ad usare la calunnia, perché la calunnia è un venticello, tu la metti lì e ostacoli chi… Questo modo è un modo totalitario, un modo squadrista di fare e cioè evocare chissà quale scenario torbido senza dire qual è lo scenario torbido e costruire una narrazione su questa torbidità che non c’è. Quindi, vi prego, sappiate che ci sono vite umane dietro a queste persone che è la ragione perché io e credo tutti noi ci candidiamo e andiamo a chiedere il consenso.

Grazie.

Speaker : MARASCHIO, assessore all’Ambiente
Intervengo sul subemendamento che è stato proposto e poi, eventualmente, non lo so. Grazie. No, quello di cui stiamo discutendo, cioè l’abrogazione. Scusi.

Grazie, Presidente. Provo a riportare questa… Ringrazio il consigliere Amati anche per l’enfasi e per la partecipazione emotiva con cui ci ha rappresentato questo tema, che è un tema sociale, come dice il consigliere Amati, quello dell’ambito di Brindisi, di cui si sta occupando, che ha evidentemente ispirato la formulazione di questo emendamento introdotto in questa legge. Proviamo però a riportare – mi permetto di dire – la discussione e quindi l’analisi di ciò che il Consiglio è portato ad approvare – io vi chiedo l’abrogazione di quell’articolo – sulla base dei dati normativi. Qualcuno stasera spesso ha ripetuto… immagino che sia un collega, un avvocato, e ricordo a me stessa un’espressione che usiamo in tribunale, per dire che non vogliamo essere saccenti per indicare ad altri, ma ricordiamo a noi stessi che la norma ha carattere generale. Noi non possiamo deliberare e immaginare di poter intervenire… In passato ci è stato spesso ricordato che c’erano gli interventi ad personam. Neanche noi possiamo fare interventi ad personam. Noi dobbiamo legiferare introducendo delle norme che abbiano un carattere generale. Ed è il primo punto. Quindi, non possiamo intervenire con una legge modificando la legge del Piano casa per risolvere un problema che ci è stato rappresentato ed esplicitato stasera. Questo come metodo.

Ora provo a dire o a esplicitare meglio il contenuto di quel parere negativo che è stato espresso nel referto.

Ciò che veniva chiesto era l’intervento della norma, cioè una deroga della norma del Piano Casa per le case abusive, perché sono ancora abusive, rientranti in quel comparto, in quell’ambito sia pure approvato così come ci ha ricordato il consigliere Amati. Ripeto, non posso rispondere pensando alla situazione specifica, io devo far riferimento alla norma di carattere generale. Allora, ciò che si chiede, quindi l’intervento riguardava la possibilità di applicare agli immobili abusivi…

Faccio un passo indietro. Si fa riferimento all’articolo 29 della legge del 1985, n. 47, cosa era l’articolo 29. L’articolo 29 di quella legge di condono del 1985, e noi a quello ci dobbiamo riferire, l’ambito dell’applicazione dell’intervento di Amati riguardava proprio questo, articolo 29 che individuava quegli insediamenti abusivi realizzati esistenti entro il ottobre 1983. Si richiedeva l’intervento di una legge regionale per disciplinare la formazione, l’adozione e l’approvazione delle varianti agli strumenti urbanistici generali finalizzati al recupero urbanistico di questi ambiti. Laddove erano stati realizzati interi quartieri abusivi si diceva “non operiamo con i singoli interventi, ma i Comuni andranno a perimetrare questi ambiti e si potrà arrivare con una variante al Piano urbanistico a poter sanare questi immobili abusivi”. Ciò che si chiede è di poter intervenire soltanto su immobili ricadenti in questi ambiti, non so se riesco a rendere l’idea, e non generalmente. Piani ricadenti in questi ambiti, quindi immobili non sanati quindi ancora abusivi. Su quegli immobili, se sono stati fatti degli interventi ulteriori, quindi ancora abusivi, si chiede di poter applicare il Piano casa su questi interventi abusivi sull’abusivo. Il fatto che siano degli immobili in cui esiste una procedura – ma questo è un altro tema, un altro problema non consente l’applicabilità a quegli immobili dell’articolo 3 invocato della legge Casa, e questo perché? Perché l’articolo 3 della legge Casa, quello che si chiede possa essere applicato a quegli immobili, cosa pone come limite, quale limite pone? Dice che sono computabili ai fini della legge Casa solo i volumi legittimamente realizzati, cioè quei volumi che non abbiano problemi di nessun tipo. Non solo, continua l’articolo 3, alla lettera a), “e quindi le volumetrie per le quali sia stata rilasciata la sanatoria edilizia straordinaria di cui alla legge 1985, n. 47”. Questi sono i casi in cui il Piano casa interviene, quindi è possibile soltanto in questi casi.

Ora, siccome noi non intendiamo – mi pare di comprendere – modificare l’articolo 3, quindi questo articolo 3 come facciamo ad applicarlo su un immobile abusivo già all’origine, sul quale sono stati realizzati ulteriori volumi senza nessuna autorizzazione? Se quegli immobili – quindi facciamo riferimento a situazioni di carattere generale, non nello specifico, io non posso parlare del caso specifico, la norma ha carattere generale – se ci sono dei comparti in cui gli immobili sono stati sanati perché il procedimento si è concluso, il Piano casa si applica; laddove il procedimento non è concluso e sono stati realizzati ulteriori volumi, il Piano casa non si può applicare. Ma non si può applicare non solo negli immobili che ricadono in quell’ambito di cui all’articolo 29 della legge 85, ma anche se ci sono degli immobili abusivi sul territorio regionale per i quali è ancora in corso la pratica edilizia per il condono non conclusa (questo poi è un tema su cui tornerò). Nemmeno su quelli si può applicare il Piano Casa, perché se vengono realizzate volumetrie ulteriori certamente quelle volumetrie sono illegittime. Pertanto, non possono rientrare nella previsione del Piano Casa.

Mi permetto anche di dire che ciò che viene definita “astrusità” per non risolvere un problema sociale io la chiamo “legge”, la chiamo “legge statale”, la chiamo “legge nazionale”. Noi non possiamo introdurre, che cosa? Potremmo introdurre una situazione che sarebbe addirittura di condono non previsto neanche dalla legge del 1985. Andremmo in contrasto anche con una legge nazionale, cosa che noi non possiamo fare. E non possiamo fare per le ragioni che ho provato a spiegare. Quindi, è una norma che non può essere… Chiedo l’abrogazione di questo principio, perché non può reggere sotto il profilo proprio del confronto con la legge regionale.

È in questo senso, consigliere Amati, che si pone in contrasto con la legge regionale, perché la legge regionale non l’abbiamo abrogata, quella dell’articolo 3 del Piano Casa. L’abbiamo prorogata prima. Quindi, esiste. Quella norma si pone in contrasto proprio con quella legge regionale che ho richiamato in precedenza, quindi l’articolo 3.

Concludo. Esiste e richiamo, anche, ciò che non è ‒ diciamo così ‒ una invenzione di questo momento. Richiamo la giurisprudenza del Consiglio di Stato sul punto. Noi potremmo consentire la sanatoria, in sintesi, di immobili realizzati abusivamente all’interno di nuclei abusivi modificati nelle more dell’approvazione delle cosiddette “varianti di recupero”, ad onta della giurisprudenza amministrativa, che ritiene, nel caso di modifica di una costruzione abusiva e nelle more del rilascio della sanatoria, impossibile ottenere anche solo la sanatoria originaria in ragione della modifica, evidentemente di modifica sostanziale, non minimale, del bene oggetto di condono; laddove esiste, invece, un intervento minimale, c’è la sanzione, cioè si interviene sulla, quindi c’è la sanatoria. Può essere oggetto di sanatoria l’immobile, e poi si interviene per quanto riguarda l’intervento minimale, con la sanzione che è quella della demolizione: questa è la legge dello Stato, e io chiedo di doverci attenere alle leggi dello Stato e anche alla legge regionale. Grazie.

Speaker : CARACCIOLO, Capogruppo Pd
Grazie, Presidente. Saluto il Presidente e i colleghi della Giunta.

Stamattina mi sono cimentato in argomenti a me piuttosto ostici. Sentivo prima dal collega Zullo che non è un tecnico come me, non è un urbanista, non è un avvocato. Ma la questione che è venuta fuori è una questione che investe soprattutto l’aspetto sociale, quando abbiamo dibattuto stamattina, provando a comprendere le ragioni che hanno portato i colleghi a sottoscrivere questo emendamento e le criticità che l’assessore Maraschio sosteneva.

Ovviamente, io non ho intravisto in questo steccati ideologici da una parte e ottusità dall’altra, ma la voglia di risolvere il problema. Un problema che tiene dentro un aspetto sociale, umano e che probabilmente non riguarda soltanto il territorio di Brindisi, dove probabilmente è diventata più impellente la condizione perché il Comune non riesce ancora a rilasciare l’autorizzazione, quindi la sanatoria, per cui i colleghi si sono fatti interprete di un malessere, portandolo quindi all’attenzione del Consiglio regionale perché siamo chiamati a legiferare.

Anche l’assessore Maraschio nella sua riflessione, nelle sue esternazioni parlava di creare una norma e, quindi, mettere nelle condizioni il Consiglio regionale di poter andare incontro su tutto il territorio regionale ad una norma che potesse andare incontro a queste situazioni. Da qui appunto ho provato a condividere un percorso, il più rapido possibile, però, che tenga conto di queste esigenze investendo l’aspetto legislativo della Regione, quindi la Commissione consiliare, coinvolgendo tutti gli attori principali da subito, compreso il Comune di Brindisi, attorno al tavolo della Commissione, per individuare una norma che possa andare a dare risposte certe e concrete a un aspetto di carattere sociale.

Noi voteremo per l’abrogazione di questo emendamento, però nella consapevolezza, assessore, che lei da subito, insieme al Presidente della Commissione e in questo caso al Comune di Brindisi, possa attivare quel tavolo tecnico, ma politico soprattutto che metta mano a una norma che vada a dare risposte certe a un disagio sociale abbastanza diffuso.

Grazie.

Speaker : MARASCHIO, assessore all’Ambiente
Veramente telegraficamente, perché non ci sono steccati ideologici, non c’è insensibilità al tema. Si prova soltanto trovare delle soluzioni che possano essere delle soluzioni legittime, conformi ai dettati della legge. Ripeto, non ci nascondiamo dietro a preclusioni ideologiche, come voi mi avete detto e avete contestato. Semplicemente non c’è uno spazio per poter intervenire derogando a una legge regionale con riferimento a un caso specifico, perché è questo che state chiedendo. È contro i princìpi e noi, proprio perché siamo legislatori, dobbiamo provare a emanare delle leggi che possano essere delle leggi costituzionalmente valide e non in contrasto con i princìpi. Purtroppo, non è ‒ ripeto ‒ per rigidità. Tanto non è rigidità che mi rendo conto della drammaticità di alcune situazioni. Dicevo anche che quando ci sono situazioni così di abbandono l’abbandono chiama, e lo dicevo stamattina in Commissione, e si verifica quella che viene definita “sindrome del vetro rotto”. Quando in un edificio c’è un vetro rotto si è portati a rompere anche l’altro vetro e l’altro ancora, perché ti dà l’idea dell’abbandono. In situazioni così di abbandono è evidente… Come dicevamo, c’è anche, forse, una tendenza a, come dire… Siamo stati in una situazione così di abbandono, anche di una situazione non sanata, forse dettata anche da esigenze che io non nego, magari, di vita. Allarghiamoci, tanto non è successo niente fino a questo momento. Purtroppo questo non è possibile. Però mi rendo conto del tema che voi avete posto, che non può ‒ lo ribadisco ‒ essere risolto con questa soluzione normativa, che, torno a ripetere, è in totale contrasto con la legge regionale, con l’articolo 3 e con i princìpi ai quali noi dobbiamo comunque fare riferimento. Noi siamo all’interno di un ordinamento, dell’ordinamento statale. Non possiamo prescindere da questo.

Certo, non come legislatori, ma come amministratori dobbiamo farci carico delle situazioni drammatiche che vivono alcune fasce della popolazione. Sotto questo profilo, consigliere Caracciolo, il mio impegno, come ho detto stamattina, a voler approfondire quella situazione, che non è evidentemente, forse, soltanto la situazione di Brindisi, ma magari riguarderà anche altre parti del territorio di Puglia, per poter comprendere insieme, lavorando insieme, e poter individuare una soluzione a questi problemi, che, è chiaro, non fanno lustro né alla Regione, ma neanche ai Comuni che ritardano, forse colpevolmente, l’approvazione e il completamento di quei percorsi amministrativi che, invece, dovevano essere completati in tempi più ragionevoli.

Sotto questo profilo c’è la mia disponibilità a voler affrontare questo problema, a provare insieme a trovare una soluzione, però tecnicamente accettabile.

Io vi ringrazio.

Speaker : AMATI
Grazie, pochissimi minuti perché l’Assessore ha posto questioni tecniche, quindi, siccome lo abbiamo scritto, quantomeno proviamo a difendere il nostro lavoro.

Noi abbiamo scritto la norma proprio perché vogliamo riparare i vetri rotti. Così diceva James Wilson quando coniò questa teoria dei vetri rotti, dicendo: mi raccomando, aggiustateli, i vetri, riparateli.

E noi appunto stiamo provando come i vetrai a riparare i vetri rotti. Lei, assessore, ha ripetuto diverse volte che gli immobili sono abusivi. In realtà, ai sensi di legge non sono abusivi, o meglio, una parte, il grosso non è abusivo, perché quando un immobile viene sottoposto a Piano di recupero in variante, appunto, approvato definitivamente, vuol dire che varia lo strumento urbanistico generale di riferimento. Quindi, da un punto di vista tecnico, come lo dichiara? Conforme allo strumento urbanistico.

Quindi, nel momento in cui la Regione Puglia, il Presidente Vendola e l’assessore Barbanente, approvano definitivamente la variante di recupero, dichiarano conformi gli immobili allo strumento urbanistico: Piano di recupero in variante, appunto. Quindi, la nostra questione non è sulla parte principale, chiamiamola così; la nostra questione è sulle addizioni, cioè su quello che è accaduto negli anni successivi, per via di una inerzia che è di tutti i Comuni su questo argomento. Quindi, non è che a Brindisi ci sia una specificità salvo eccezioni.

Lei dice, e credo di avere inteso bene: contesto il carattere non generale della norma. Tradotto nel linguaggio nostro: il valore erga omnes delle norme. Cosa significa il valore erga omnes delle norme? Significa che se fai una norma sui tartufi, deve essere riferita a tutti i tartufai; se fai una norma sui Consorzi di bonifica, deve essere riferita a tutti i Consorzi; se fai una norma, che so io, sui sottotetti, deve essere riferita a tutti i proprietari di sottotetti. Perché il valore erga omnes significa: mi raccomando a tutte le persone a cui può interessare; oppure, a cui può riguardare. Questo è il valore generale delle norme, perché altrimenti lei prende il nostro bilancio e non ne trova una, nell’accezione che lei ha evidenziato, perché sono norme ai consorzi, norme alle ASI, norme ai tartufi, visto che l’abbiamo usato spesso, ai tartufai, visto che abbiamo usato sempre questo esempio, eccetera, eccetera. Quindi, senza fare particolari esegesi delle fonti e senza andare a ripescare gli studi giovanili, questo significa generalità. Quella norma è una norma generale. Non scrive “vale per Brindisi”, perché in tal caso avremmo avuto questo problema, scrive “vale per tutti quelli che hanno un piano di recupero in variante approvato definitivamente”. E lì la generalità, quindi il valore erga omnes della norma è assicurato. Quindi, obiettivamente non si potrebbe dire. A parte il fatto che questo non è un problema di giustiziabilità costituzionale, perché non rientra nella giustiziabilità costituzionale il profilo dell’assenza di generalità della norma, ma qui entreremmo in un campo minato e partiremo da Balladore Pallieri e termineremmo al costituzionalista appena abilitato, noi invece abbiamo una norma che rispetta queste caratteristiche.

In più, che cosa diciamo? In più diciamo che con riferimento alle addizioni, cioè a ciò che si aggiunge, noi abbiamo una conformità con un’altra disposizione, che è la disposizione del Piano Casa, perché conforme anche a quella, perché rientrante nel 20 per cento delle addizioni. Ecco perché viene costruita questa norma. Quindi, la prego, dire “abusivi”, dopo che abbiamo approvato come Regione Puglia una delibera di piano di recupero in variante, quindi dichiarandola conforme, è una inesattezza giuridica e anche un torto per quelle persone, i quali non si sentono, e hanno ragione perché da un punto di vista della legalità formale, lei parla con un sostenitore di questo principio, ad essi nessuno potrebbe rivolgere l’appunto di vivere in una condizione di illegalità, nel senso di non conformità alla legge. E qui le parole hanno il loro peso, sono importanti, sono rilevanti, perché le parole utilizzate in questa materia sono coltelli. Ecco perché si utilizzano aghi per cucire e non coltelli per tagliare. Ecco perché è questo il suggerimento che di solito viene dato quando si manipolano questi argomenti.

Quindi, dal punto di vista tecnico questo è. Ha detto bene il collega Lacatena, secondo me: non è che abbiamo da inventarci tante cose. So benissimo che prendiamo una strada abbastanza minata e che tutto il problema dell’interpretazione delle norme urbanistiche, ripeto, già chi ne sa qualcosa non ne sa nulla, come sanno tutti quelli che si occupano del diritto urbanistico. Però, una strada va pigliata e va spigliata prontamente. Accolgo la buona volontà del collega Caracciolo. Quindi, nel caso in cui l’Aula dovesse accogliere quell’emendamento io mi rivolgerò con voi nel lavoro faticoso in Commissione, però non mi potete chiedere, almeno a me, non so ai colleghi, dopo aver fatto uno studio tecnico ampio, abbondante, del quale vi stordendo soltanto i titoli, perché chi mi conosce sa che non è che arrivo in Consiglio regionale con allegria e presento una norma. Dopo aver fatto uno studio tecnico abbastanza faticoso, che mi è costato anche l’assunzione di una decisione e anche qualche conflitto, qualche contrasto, perché se decidi c’è sempre qualcuno che è scontento, questo è il problema ed è la mia sorte. Io quando faccio qualcosa decido e poi c’è sempre uno scontento che me la vuole far pagare. Però, se fai l’amministratore pubblico devi decidere e devi decidere hic et nunc, qui e ora, cioè nel momento in cui emerge la necessità di decidere. Per cui, io non so come andrà. L’ho presentata la norma. Chiedo ai colleghi di approvarla. Colgo lo sforzo del mio Capogruppo e dei Capigruppo della maggioranza che con me questa mattina hanno provato a trovare una soluzione.

Riconfermo il mio ringraziamento all’ingegner Barbara Valenzano e ai tecnici che hanno collaborato, perché si sono peritati di trovare una soluzione alternativa. Ripeto, non so che fine abbia fatto. Immagino che in caso di bocciatura si ripartirà da lì in Commissione, però non potete chiedere, lo dico davvero con l’ammirazione che si deve ad una persona che hai conosciuto da poco e quindi non sai come si svilupperanno i rapporti, e quindi sei obbligato ad avere una ammirazione, con la speranza che possa diventare una stima o addirittura un’amicizia, non la prenda come un fatto personale, è soltanto un nostro tentativo di dare una risposta, alla luce di queste ragioni tecniche, a tante persone che si aspettano da noi stasera che si possa dare una risposta. Poi, per chi vale? Per tutti quelli che hanno un piano di recupero in variante approvato e per i quali è stata dichiarata la conformità. Le ripeto, altrimenti, il legislatore deve avere il buon senso. Uno dei canoni di interpretazione della legge, oltre al significato fatto palese dalla connessione delle parole, anche il buon senso è l’orientatore principale, può mai essere di buon senso un’interpretazione della norma? Perché noi stiamo discutendo sui canoni dell’interpretazione, perché non c’è una norma che ci dica come regolarci a Torre Rossa, a Montenegro e a Sant’Elia. Quindi, stiamo discutendo sui canoni di interpretazione. Siccome stiamo discutendo sui canoni di interpretazione, le sembra plausibile un’interpretazione che dica “tu ordina l’abbattimento; dopo che è stato abbattuto, rilascia il permesso di costruire per le stesse opere per cui hai chiesto l’abbattimento”? Questo non sarebbe il buonsenso. Una delle prime regole nei canoni interpretativi della norma è di attenersi al buonsenso.

Per cui colgo… Perché per me questa non è una disputa, un duello. Per me questo è un tentativo di tutti per collaborare e trovare una soluzione. Colgo l’impegno del Capogruppo. Il voto dirà qual è il risultato. In un caso o nell’altro, io sono soldato con voi alla ricerca di una soluzione. Come Diogene, con la lampada, mi farò peripatetico assieme a voi nel trovare la soluzione migliore.

Grazie.