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Acque Chiare, si allontana la soluzione. Dubbi sulle 72 rate per le contrade dei villoni. La maggioranza è una polveriera: sul Pug lo scontro finale

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BRINDISI – Va detto, il discorso dell’Assessore all’Urbanistica Dino Borri è stato limpido e franco. E in una città come Brindisi, ascoltare parole intrise di rigore morale è un bel sentire. Al contempo, con il suo discorso in Consiglio comunale, per chi sa ascoltare, ha tracciato una linea inequivocabile su come saranno affrontati gli spinosi nodi urbanistici: senza scorciatoie. Un “prendere o lasciare” indigesto per il PD, che infatti si è spaccato e si spaccherà ancora, sempre di più, quando ci saranno da affrontare le resistenze di Borri e della parte tecnica nel dare seguito alla dilazione in 72 rate del pagamento degli oneri di urbanizzazione approvata dal Consiglio comunale all’unanimità, quando si avrà contezza del documento programmatico preliminare al Pug stilato dall’ufficio Urbanistica (su questo si consumerà il redde rationem nella maggioranza, perché le visioni, su tante cose, sembrano inconciliabili) e quando si scoprirà che la soluzione per il villaggio di Acque Chiare è parecchio lontana.

Come dicevamo, il discorso di Borri è stato chiarissimo. Il professore, rispetto ad Acque Chiare, ha parlato di 180 persone che vivono in una condizione di abusivismo. Che vuol dire? Che per Borri – e forse anche per la Regione? – l’accordo di programma che trasforma quell’area da agricola a turistico-ricettiva è superato. Una doccia fredda, se così dovesse essere, perché significherebbe che l’iter per sanare quell’abusivismo può essere solo quello incardinato nella variante di recupero, proprio come accaduto per le contrade abusive. Ma le case di Acque Chiare, a differenza di quelle delle contrade, non sono condonate. Che si fa quindi?

Una strada, quella della variante di recupero, che ha richiesto decenni e che ancora deve concludersi. Borri, parlando delle contrade, ha spiegato chiaramente che gli abusivismi non possono essere sanati attraverso strumenti urbanistici (quindi regioni e comuni non hanno competenze), ma solo attraverso le leggi del Ministero dell’Interno che disciplinano i condoni. Cioè le varianti di recupero. Da qui l’appellativo di “ignorante” affibbiato ad Amati e implicitamente anche ai consiglieri comunali di opposizione che ritengono di sanare gli abusivismi delle contrade attraverso una variante al Piano regolatore generale. Abusivismi che, come spiegato con coraggio da Borri, in buona parte non possono definirsi di necessità. Sorvolate con Google Earth quelle contrade e vi sembrerà in alcune zone – tra piscine, barche e villoni – di ritrovarvi a Rosa Marina più che in periferie abitate da poveri cristi. Che pure ci sono lì in mezzo, attenzione, ma come ha fatto Borri, bisogna contestualizzare e ristabilire un minimo di verità per comprendere appieno di cosa si sta parlando.