Home Economia e lavoro Porto “Vogliamo l’indipendenza del porto!”: ma sono del mestiere questi?
“Vogliamo l’indipendenza del porto!”: ma sono del mestiere questi?
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“Vogliamo l’indipendenza del porto!”: ma sono del mestiere questi?

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BRINDISI – A ottobre 2020 scrivevamo: “La strisciante idea di chiedere l’autonomia per il porto di Brindisi viaggia lenta ma inesorabile in città, e se è confluita in una nota stampa della Cgil, allora vuol dire che il sottobosco che spinge per questa soluzione è diventato particolarmente popolato”.

Siamo stati facili profeti, perché ormai è chiaro che la Cgil vada a braccetto con l’Amministrazione Rossi, relegata al ruolo di apripista o ripetitore di quest’ultima. Su ogni tema, il segretario Cgil Macchia se non va in avanscoperta, fa da eco al Sindaco o al PD.

Così, il Sindaco Rossi ha finalmente gettato la maschera e sta chiedendo insistentemente al governo l’indipendenza dell’Autorità portuale brindisina. Un tuffo nel passato da brivido lungo la schiena, un ritorno a quella autonomia che dal 1984 al 2016 ha portato tanti benefici…agli altri porti e ad alcuni portatori d’interessi, lasciando in mutande e carbone l’economia portuale locale.

È bene riflettere sul fatto che se il porto di Brindisi dovesse ottenere l’autonomia, potrebbe subire ripercussioni lo sviluppo delle Zes e della zona franca doganale di Capobianco. Tali misure economiche speciali, va ricordato, possono essere istituite solo in porti core, e Brindisi sfrutta l’ombrello del riconoscimento di Bari come porto core. Però si può sempre credere alla fiaba che il porto di Brindisi, con i modesti numeri sul traffico delle rinfuse che si ritrova in questa fase di decarbonizzazione, possa ottenere il riconoscimento di porto core. Per giunta senza dotarsi di una infrastruttura per il rifornimento del gnl come richiesto dalla Commissione europea e senza incrementare i propri traffici di merci anche attraverso il gnl, che guarda un po’ è una merce.

Oltre alle macroscopiche controindicazioni accennate, l’autonomia comporterebbe inoltre la ripartenza da zero dell’iter per la redazione del Piano regolatore portuale (il documento programmatico strategico preliminare è già pronto, per esempio). Così come ci sarebbe da valutare la sostenibilità economica del bilancio di un porto in crisi, oltre alla preoccupante eventualità che possa passare – tramite un nuovo Presidente brindisino (a trovarne uno competente) – una linea kamikaze sullo sviluppo del porto come quella portata avanti dal Comune di Brindisi.

Dietro questa ingenua (?) rivendicazione del Comune si creerà certamente un codazzo di trombati, mestatori, aspiranti alla poltrona, falliti, illusi, ideologi et similia pronti a infilarsi in questa breccia, dopo essere stati estromessi da una gestione dell’ente portuale notevolmente più oculata rispetto al passato. E se gli aneliti indipendentisti-oscurantisti di questa massa critica dovessero mai trovare sponda nel governo e nella regione, vorrà dire che ci troveremmo di fronte alle solite, reiterate pratiche di tafazzismo alle quali, oramai, siamo rassegnati.