Home Economia e lavoro Petrolchimico, è ora di fare squadra e di pretendere risposte da Versalis
Petrolchimico, è ora di fare squadra e di pretendere risposte da Versalis

Petrolchimico, è ora di fare squadra e di pretendere risposte da Versalis

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BRINDISI – Più volte è stato scritto che la chimica verde invocata da più parti, al momento non si è sviluppata seriamente in nessun polo chimico italiano, e ciò anche per via della carenza di materia prima in loco, con la conseguenza che si è costretti a importare grassi di animali da Cina e dintorni. Con buona pace dell’economia circolare autoctona paventata.

Però bisogna riconoscere che il tema esiste, e non soltanto per ragioni ambientali. Come sostenuto anche dal Sindaco Rossi, la decarbonizzazione del polo chimico è il futuro ed è l’unico modo per restare competitivi sul mercato. Senza investimenti in tal senso, il rischio che il polo brindisino abbia il respiro corto appare obiettivamente concreto. Insomma, sono da vagliare meglio modi e tempi, ma le richieste di dialogo che vengono avanzate a Versalis sono legittime. Tanto che la stessa Versalis (assieme ai russi di Lukoil, all’algerina Sonatrach, a Sasol, Erg Power e Air Liquide) a Siracusa ha firmato un protocollo d’intesa con Regione e altri attori della chimica locale che verrà presentato al Mise e che prevede l’investimento di 3 miliardi di euro per la decarbonizzazione del sito.

Il motivo (ed è questo che deve far drizzare le antenne anche a queste latitudini) rinviene dalla circostanza che “ad oggi – si legge nel report siciliano – il primo tra gli elementi che stanno conducendo l’area in una crisi generalizzata è l’elevato costo delle materie prime, che risulta superiore a quello che le imprese in altre aree geografiche devono sostenere. L’elemento che più di tutti sta rendendo il sistema produttivo non competitivo, infatti, è il prezzo della CO2. Le imprese operanti nell’UE sono costrette a pagare in base alla quantità di CO2 emessa durante i processi produttivi. Tale costo è variabile in funzione del prezzo che assume la CO2, il quale è passato da 26€/tonnellata nel 2019 a circa 60€/tonnellata oggi. Al di fuori dell’UE le imprese non devono sostenere tali costi, il che sta rendendo sempre meno competitive le aziende del settore e in particolare quelle che operano nel Polo Industriale di Siracusa; ne deriva la necessità di avviare e sostenere un vero e proprio processo di transizione ecologica. Al fine di riconvertire la produzione industriale e quindi renderla più sostenibile, le principali imprese del Polo stanno avviando un percorso di progettualità, con investimenti complessivi superiori ai 3 miliardi di euro. Tutti gli interventi hanno come obiettivo quello di avviare un processo di decarbonizzazione produttiva affiancato da un miglioramento dell’efficienza energetica mediante la sostituzione progressiva delle fonti fossili con materie prime rinnovabili o circolari a minor impatto ambientale”.

Alla luce di ciò, la richiesta al Mise è quella di ottenere il riconoscimento di Area di Crisi Industriale Complessa, il che permetterebbe l’attivazione di risorse finanziare pubbliche dedicate, necessarie ad abbattere i costi di investimento delle imprese.

Al momento della presentazione del protocollo d’intesa e del report sono intervenuti, oltre al presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, l’assessore regionale alle Attività produttive Mimmo Turano, il prefetto di Siracusa Giusi Scaduto, il sindaco di Siracusa Francesco Italia, il presidente della Camera di Commercio Pietro Agen, il presidente di Confindustria Siracusa e vicepresidente di Confindustria Sicilia Diego Bivona, e ancora i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, i sindaci degli 11 Comuni che gravitano nell’area industriale e i rappresentanti dell’Autorità di sistema portuale della Sicilia orientale.

A Brindisi riusciremo per una volta ad affrontare le questioni per tempo, mettendo da parte giochetti politici e interessi di bottega?