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Il comitato contrade Sant’Elia-Montenegro torna chiedere un incontro al Comune
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Il comitato contrade Sant’Elia-Montenegro torna chiedere un incontro al Comune

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BRINDISI – Procede, seppur lentamente, l’attività di verifica e definizione delle pratiche di condono presentate negli anni.

Il lavoro degli uffici tecnici, dell’amministrazione e dei residenti delle contrade, va avanti secondo quanto stabilito dalle varie leggi nazionali, regionali e dai regolamenti locali.

La maggior parte delle pratiche di condono sono state istruite, tanti proprietari hanno potuto ritirare il permesso di costruire in sanatoria e tanti sono prossimi al perfezionamento dell’iter che porterà al rilascio del titolo abitativo.

Tuttavia c’è da fare una distinzione tra due aspetti fondamentali e complementari della vicenda contrade e varianti di recupero.

Da un punto di vista burocratico questo è un ottimo risultato se si considera che la prima legge di condono è stata emanata nel lontano 1985 e che fino al 2018 le pratiche di condono giacevano nei faldoni degli uffici tecnici in attesa di essere aperte e perfezionate.

Dal punto di vista urbanistico la situazione non è cambiata.

A causa di eventi eccezionali ma anche di fattori insiti nella natura della struttura amministrativa, la valutazione delle pratiche ha subito ritardi fisiologici notevoli che hanno generato confusione e false aspettative.

Il passare degli anni, una politica “complice” più occupata a non scontentare una vasta porzione di elettorato che a risolvere i problemi (ignorare paga di più che accendere i riflettori), il malcostume tutto nostrano di infrangere le regole sperando di trovare l’escamotage alla bisogna, hanno reso più complicato attuare quei progetti di recupero che avrebbero migliorato notevolmente le condizioni di vita nei nuovi agglomerati periferici.

Diverse abitazioni presentano addizioni volumetriche successive alla presentazione della richiesta di condono che di fatto rappresentano un problema ai fini dell’ottenimento del titolo definitivo.

Come comitato ci siamo documentati, abbiamo consultato tecnici, avvocati e abbiamo avviato un serio confronto con l’amministrazione comunale ma nonostante l’impegno abbiamo dovuto prendere atto che ad oggi non sussistono strumenti che possano salvare tali addizioni dall’abbattimento.

Siamo persino stati ascoltati nella V commissione della Regione Puglia, in merito alla proposta avanzata dal Consigliere Regionale Fabiano Amati, di estendere lo strumento del “piano casa” anche agli immobili provvisti di doppia conformità e ricadenti nelle aree soggette a variante di recupero; proposta poi bocciata dal consiglio regionale.

Questo comunque non avrebbe cambiato le cose, la stessa legge regionale sul piano casa è stata impugnata dallo stato ed è ancora oggi oggetto di dibattito, sintomo di quanto sia complicato intervenire in un contesto così sensibile.

Siamo sempre stati chiari in tal senso, cercando di non illudere i residenti ma suggerendo anzi di ripristinare lo stato degli immobili e poter così procedere nell’iter di rilascio della concessione edilizia; contrariamente a quanti, illusi da false sirene o da inquinatori di pozzi, consigliavano di aspettare una soluzione che ad oggi non si intravede nemmeno lontanamente.

Non ci stupiscono né ci turbano le critiche subite, né le manovre per screditarci perché a parlare per noi c’è l’impegno profuso in questi quattro anni, testimonianza dell’attaccamento non al prestigio che potrebbe portare un titolo seppur effimero, ma all’idea che abbiamo della contrada e del suo sviluppo futuro.

Futuro che vogliamo condizionare positivamente con il nostro operato e con la nostra pazienza, nonostante l’insita difficoltà a dialogare con enti e istituzioni e il pregiudizio che ancora persiste nonostante i grossi sacrifici a cui siamo chiamati a rispondere.

Sono ancora tanti i punti da dipanare, tra questi la realizzazione delle infrastrutture mancanti, la definizione di un regolamento edilizio che possa chiarire cosa può o non può fare chi ha ottenuto la concessione edilizia, lo stato di avanzamento dei progetti definitivi e l’istituzione di un canale di comunicazione più rapido ed efficace che ci consenta di poter informare i residenti e di fatto impedire la divulgazione di notizie non vere o imprecise.

Per questo, il comitato nelle figure del direttivo che lo gestiscono, chiede un incontro di aggiornamento e condivisione con la struttura tecnica, in particolare con i settori “lavori pubblici” e “urbanistica”, possibilmente alla presenza del sindaco e degli assessori competenti.

Con l’augurio che questa nostra richiesta possa essere accolta positivamente e si possa ripristinare il dialogo interrotto diversi mesi fa.

Il direttivo del Comitato Contrade Sant’Elia Montenegro