Home Economia e lavoro Traffici aeroportuali messi a rischio dalle scelte del Comune. Aumenterà anche l’Irpef
Traffici aeroportuali messi a rischio dalle scelte del Comune. Aumenterà anche l’Irpef

Traffici aeroportuali messi a rischio dalle scelte del Comune. Aumenterà anche l’Irpef

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BRINDISI – In un periodo in cui il Governo fa i salti mortali per alleggerire anche solo di qualche decina di euro le spese dei cittadini, il Comune di Brindisi decide di aumentare l’Irpef e la tassa d’imbarco aeroportuale. In Consiglio comunale, infatti, sono state approvate le variazioni di bilancio 2022 che danno il via all’accordo tra Comune e Governo per introdurre tali incrementi, e ciò sulla scorta del Dl Aiuti del luglio scorso, allorquando fu inserita questa possibilità per i Comuni che avessero un disavanzo superiore a 500 euro pro-capite.

Il sindaco Riccardo Rossi ha giustificato questa scelta, che ci si attende possa portare un introito di 4,6 milioni di euro, spiegando che «mancano all’appello coperture per 4-5 milioni di euro» in conseguenza degli «aumenti sulla bolletta energetica per 2,5 milioni» e di ulteriori spese per il 2023, quali la gestione della discarica di Autigno, per la quale servirà un milione di euro. Su quest’ultimo punto si deve dunque immaginare un disimpegno della Regione Puglia, che in passato aveva elargito 650.000 euro (a fronte di promesse per un milione di euro annui) che salvarono Rossi in un periodo di pasticci contabili. Fu necessario finanche l’arrivo del Commissario ad acta per chiudere il bilancio e gli strascichi degli scontri interni portarono all’abbandono del Comune da parte dell’assessore al Bilancio D’Errico e del dirigente dei Servizi finanziari Simeone.

Rossi ha spiegato che l’aumento delle tasse è l’unica via, onde evitare di effettuare tagli sui servizi. Ebbene, proprio l’assessore al Bilancio, Francesco Saponaro, anche lui dimessosi pochi giorni fa, aveva dichiarato nel luglio scorso che «nel 2019 Open Civitas aveva raccolto i dati di spesa comunale nel campo dei servizi sociali e la spesa pro capite del Comune di Brindisi risultava pari a 156,37€ a fronte di un calcolo standard di 131,15€ (nello stesso campo Lecce spendeva 115,37€ per abitante a fronte di uno standard di 135,17; Taranto spendeva 131,02 a fronte di uno standard di 144,21; Foggia spendeva 72,81 a fronte di uno standard di 143,97)». Insomma, per i servizi sociali a Brindisi si spende più che altrove, più di quanto previsto come standard, e questo a fronte di un’assenza cronica di un organo di monitoraggio della qualità dei servizi. Si spende e si spande senza comprendere i ritorni effettivi in termini di servizi, e proprio questa fu una delle cause delle dimissioni dell’ex assessore D’Errico. Ma con quei rilievi portati alla luce pubblicamente, probabilmente anche l’assessore Saponaro voleva mettere un faro sulla gestione dei servizi sociali. D’altronde, si sa che i servizi sociali rappresentano un bacino elettorale importante per chiunque. Magari questa Amministrazione è particolarmente candida e non si è fatta questi conti, ma sta di fatto che, numeri alla mano, la scelta compiuta appare infelice.

Per quanto concerne l’aumento dell’Irpef, infatti, si deve tenere conto che i brindisini sono già vessati da aliquote ai massimi rese necessarie dall’adesione al cd. Predissesto, risalente al 2020. La consigliera di opposizione, Carmela Lo Martire, a tal proposito ha sottolineato come «questo prelievo nelle tasche dei cittadini pari ad un milione di euro andrà ad incidere annualmente soprattutto sulle fasce di reddito più basse, e non mi risulta che andrà a coprire l’aumento dei costi per le bollette». In effetti, nonostante il sindaco nella sua “arringa” abbia fatto leva sull’incremento dei costi delle bollette per giustificare l’ipotesi di accordo con il Governo improntata sull’aumento delle tasse, il dirigente dei Servizi finanziari, Gabriele Falco, ha spiegato al contrario che gli introiti derivanti dai balzelli su Irpef e tassa d’imbarco aeroportuale saranno utilizzati per il 60% per aumentare la rata annuale del Piano di riequilibrio (si passerà da 2,2 milioni a 3 milioni) e per la restante parte saranno impiegati per i servizi sociali. Dunque, a fronte di una spesa storica nettamente superiore a quella standard ed a quella di altri Comuni limitrofi, l’Amministrazione Rossi destinerà ulteriori risorse ai servizi sociali.

Più proficua appare ad esempio la scelta del sindaco di Lecce Carlo Salvemini, che a fronte dell’incremento dell’Irpef si è impegnato ad effettuare nuove assunzioni: «Con il piano di assunzioni – ha dichiarato negli scorsi mesi – vogliamo garantire la gestione ordinaria dell’ente, migliorarla anche al fine di ottimizzare la gestione delle entrate e realizzare gli obiettivi del Pnrr». Brindisi e Lecce sono due città di similare grandezza, eppure nel 2021 la prima ha incassato dalle multe 650.000 euro mentre la seconda 3,8 milioni. Un dato che suggerisce che sia più il Comune di Brindisi ad aver bisogno di rendere maggiormente efficiente la macchina amministrativa e di rimpolpare la pianta organica.

Ad ogni modo, perseguendo la strada dell’adesione all’ipotesi di accordo messa sul tavolo dal Governo con il Dl Aiuti, il Comune di Brindisi non mette solo le mani nelle tasche dei cittadini attraverso l’aumento dell’Irpef, ma incrementando la tassa d’imbarco rischia anche di far perdere competitività allo scalo aeroportuale, così come temuto da Aeroporti di Puglia. Secondo gli addetti ai lavori, infatti, si potrebbe ad esempio creare uno svantaggio competitivo con l’aeroporto di Bari. Ci si interroga, insomma, su quali saranno i costi in termini di traffico e occupazione in ambito aeroportuale a seguito della scelta di aumentare la tassa e su come reagiranno le compagnie. Ad ascoltare il ceo di Ryanair, Michael O’Leary, c’è da essere pessimisti. Nei mesi scorsi, infatti, lo stesso fece un appello che andava nella direzione opposta a quella intrapresa dal Comune di Brindisi: «Auspico – dichiarò – che il Governo sia propenso a supportare il turismo ad esempio rimuovendo l’addizionale comunale». Un chiaro riferimento a quanto pesi tale tassa nell’ottica delle scelte strategiche delle grandi compagnie. Se O’Leary chiede addirittura l’eliminazione della tassa comunale, ritenendola la misura più importante da traguardare, forse allora i vertici di Aeroporti di Puglia non sbagliano quando preconizzano che l’incremento della tassa potrà pesare negativamente sulla competitività dello scalo brindisino.

Eppure questa Amministrazione, notoriamente contraria alle opere portuali e particolarmente critica verso alcune multinazionali operanti a Brindisi, ha sempre professato di volere fortemente lo sviluppo turistico della città per traguardare un nuovo modello di sviluppo. Dalle (non) scelte in campo urbanistico e adesso economico, non si direbbe. Tra sviluppo e assistenzialismo, vince sempre il secondo. Mentre la città va desertificandosi a vista d’occhio.