Home Economia e lavoro Porto Bonificata l’area archeologica di Punta delle Terrare: con i nuovi accosti diventerà un’attrazione per i crocieristi
Bonificata l’area archeologica di Punta delle Terrare: con i nuovi accosti diventerà un’attrazione per i crocieristi
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Bonificata l’area archeologica di Punta delle Terrare: con i nuovi accosti diventerà un’attrazione per i crocieristi

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BRINDISI – Ha fatto parecchio discutere il parere negativo rilasciato dalla Soprintendenza Brindisi-Lecce sul nuovo Piano regolatore portuale, che a Sant’Apollinare – nei cui pressi è presente l’area archeologica di Punta delle Terrare – prevede la realizzazione di nuovi accosti per traghetti e crociere. Le polemiche hanno riguardato in particolare il passaggio in cui l’organo periferico del Ministero della Cultura mette nel mirino «l’esteso banchinamento attorno al promontorio di Punta delle Terrare, che è il più antico insediamento finora attestato a Brindisi». Con la realizzazione delle opere portuali, «l’area archeologica – è stato rilevato – verrebbe trasformata in area a servizio delle attività portuali», con conseguente «grave danno alla valenza culturale e paesaggistica del Bene».

Contro la Soprintendenza si è scagliato il presidente degli Operatori portuali salentini, Teo Titi. «La Soprintendenza ha detto di no alle banchine per le crociere: occupano mare e sono troppo vicine ad un sito archeologico. Dai che riusciremo a sparire completamente dai radar degli interessi delle compagnie da crociera! Parliamo – ha tuonato l’operatore portuale sui social – di quattro pietre invisibili e neppure fruibili. Il fatto che questo sito sarebbe finalmente visitato e valorizzato grazie alle crociere non conta. Meglio di no». Il riferimento è all’impegno assunto dall’Autorità portuale di valorizzare l’area archeologica una volta realizzati i nuovi accosti (a tal proposito, è tutto pronto per bandire la gara per la loro realizzazione). Il commento di Titi ha trovato sponda nel rappresentante della Regione nel Comitato di gestione portuale, Francesco Mastro: «Uno scempio umano prima che amministrativo. Un peccato».

Dal canto suo, il presidente dell’ente portuale, Ugo Patroni Griffi, ha sottolineato come «l’area è stata oggetto di cinque scavi e tutti i reperti sono ad Egnazia. L’Autorità portuale ha bonificato l’area sotto il controllo della Soprintendenza e non sono stati trovati ulteriori reperti. Resta inteso, ovviamente, che abbiamo interesse a valorizzare quel parco archeologico». Quei terreni furono acquistati (al fine di valorizzarli) dall’ente portuale a seguito delle prescrizioni impartite dalla Soprintendenza nella fase di autorizzazione del progetto dei nuovi accosti. Nel 2017, tuttavia, quella zona fu sottoposta a sequestro in quanto la magistratura aveva ipotizzato che in quell’area si fosse praticato sversamento incontrollato di rifiuti e si fossero realizzate opere abusive. Accuse che non hanno trovato riscontri nella fase processuale, tanto che è stato disposto il dissequestro dell’area e della strada di collegamento. Non resta, dunque, che realizzare gli accosti e il terminal passeggeri progettati, così da rendere quel sito archeologico finalmente fruibile e attrattivo per i crocieristi e non solo.