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Brindisi hub delle auto cinesi. Richiesti cento ettari

Brindisi hub delle auto cinesi. Richiesti cento ettari

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BRINDISI – La società cinese (il cui nome resta al momento top secret) che vorrebbe investire nel porto e soprattutto nelle aree retroportuali di Brindisi è attiva nel settore dell’automotive. La richiesta avanzata al consorzio Asi è particolarmente impegnativa: servono cento ettari. L’unica area che ad oggi offre spazi già caratterizzati e in parte bonificati è quella a sud del petrolchimico. Tali terreni sono in capo ad aziende private ma potrebbero essere espropriati se per il progetto venisse riconosciuta la pubblica utilità. Si tratta di circa 350 ettari, sui quali bisognerebbe comunque effettuare ulteriori rilievi circa le condizioni del suolo e della falda. Il consorzio Asi, mesi fa, ha candidato una parte di quei terreni, precisamente 200 ettari, ad accogliere investimenti nelle rinnovabili. In passato, nella stessa area venne anche proposto un investimento (Prometheus) che prevedeva la produzione di idrogeno su 295 ettari. Come dichiarato tempo addietro dal presidente del consorzio, Vittorio Rina, c’è tuttavia da considerare che i terreni in oggetto «sono inerti e si trovano in un’area dove non sussiste neppure un collegamento stradale».

Che Brindisi abbia un problema legato alla carenza di aree disponibili dove accogliere investitori è cosa nota. Tutta la zona industriale, infatti, rientra nell’abnorme Sito d’interesse nazionale, uno dei più estesi d’Italia. Per liberare aree a usi produttivi, il Governo sta lavorando da tempo su una riperimetrazione del Sin, ma gli esiti della ricognizione tardano ad arrivare.

Il problema che sta incontrando la società cinese operante nell’automotive è lo stesso affrontato da Renantis, che aveva avanzato una richiesta di 40 ettari per produrre e assemblare la componentistica necessaria per la costruzione del parco eolico offshore da collocare tra la costa brindisina e leccese. In assenza di risposte positive, la società ha ridimensionato le proprie ambizioni di investimento su Brindisi, scegliendo Taranto come hub principale.

Che il settore dell’automotive abbia prospettive di crescita nei nostri porti è confermato dal fatto che Enel Logistics abbia inserito nella propria bozza di piano industriale attività legate alla movimentazione di auto. Operazioni che però non sarebbero possibili sulla banchina di Costa Morena Est, dove Enel Logistics vorrebbe sviluppare i propri traffici.

Ad ogni modo, la ragione dell’appetibilità dei porti nostrani in tale settore si rintraccia proprio nell’iniziativa della società cinese, che pare riferibile all’esigenza avvertita dalle grandi case automobilistiche cinesi di utilizzare i porti europei per spedizioni e trasporto delle auto elettriche e ibride. Non a caso le società cinesi attive nell’automotive stanno facendo incetta di navi ro-ro per il trasporto delle vetture. Resta da scoprire cosa vorrebbero fare i cinesi nei cento ettari richiesti.