Home Politica Reti Ten-T, la sconfitta di Brindisi parte dal Governo Conte II. D’Attis: “Cercheremo di rimediare. L’iniziativa di Tajani troppo recente per riuscire a incidere”
Reti Ten-T, la sconfitta di Brindisi parte dal Governo Conte II. D’Attis: “Cercheremo di rimediare. L’iniziativa di Tajani troppo recente per riuscire a incidere”
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Reti Ten-T, la sconfitta di Brindisi parte dal Governo Conte II. D’Attis: “Cercheremo di rimediare. L’iniziativa di Tajani troppo recente per riuscire a incidere”

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BRINDISI – L’esito del trilogo europeo sulla nuova proposta di revisione del Regolamento per le reti transeuropee dei trasporti, se da una parte ha premiato Bari, Lecce e Taranto, dall’altra ha penalizzato fortemente Brindisi. Il capoluogo di regione sarà l’avamposto privilegiato per i traffici con i Balcani, essendo stato inserito nel nuovo Corridoio VIII, che collega la Puglia a Durazzo. Inoltre Bari sarà attraversata sia dal Corridoio Baltico-Adriatico che da quello Scandinavo-Mediterraneo. Quest’ultimo, poi, proseguirà verso Taranto. Il Salento e Brindisi, che è la sua porta d’accesso, al momento risultano invece tagliati fuori. L’unica notizia positiva che viene fuori dal trilogo europeo è il riconoscimento di Lecce come nodo urbano, che risulterà importante soprattutto sotto l’aspetto della mobilità stradale. L’ultimo passaggio politico prima che l’atto legislativo venga adottato formalmente ed entri in vigore è quello del Coreper, con gli Stati membri che saranno chiamati ad approvare il testo del Regolamento licenziato dalle istituzioni europee. Ed è in quella sede che i rappresentanti politici salentini e regionali contano di apportare in extremis modifiche a favore di Brindisi. “Si tratta di una battaglia – dichiara Mauro D’Attis, deputato di Fi – che dobbiamo continuare a combattere ma che è resa più difficile dal fatto che il porto non raggiunge i parametri di traffico necessari per essere riconosciuto come ‘core’. Per questo è importante realizzare le opere di infrastrutturazione e incrementare i traffici. Sotto questo punto di vista, anche iniziative sulla movimentazione del gnl sono da considerare utili”. D’Attis, poi, addossa le responsabilità ai governi regionali e statali del centrosinistra. “Negli anni di gestione della Regione Puglia e del Governo, il centrosinistra non ha mai sottoposto alla Commissione europea proposte che andassero nella direzione di un prolungamento del corridoio Baltico-Adriatico fino a Brindisi. Con questo Governo cercheremo di rimediare in fase di Coreper”. E in riferimento all’esclusione di Brindisi dal nuovo Corridoio VIII che collegherà la Puglia ai Balcani, D’Attis spiega che “purtroppo l’iniziativa del ministro Tajani di riunire a Brindisi i ministri degli Esteri dei paesi balcanici è troppo recente per riuscire a incidere su percorsi consolidati. Detto ciò, sicuramente il Governo deve fare di più. È necessario alzare la voce”.

Va detto che in effetti l’esito del trilogo può considerarsi ampiamente annunciato, dato che recepisce le direttive che già il Documento di economia e finanza adottato nel 2020 dal governo Conte II aveva elaborato. In quel documento, infatti, veniva sottolineato che gli obiettivi prioritari del governo riguardavano la «intera dorsale adriatica, con particolare riferimento alla sezione Ancona-Bari, al fine di perseguire l’obiettivo di prolungare il Corridoio Baltico-Adriatico lungo l’asse adriatico fino al nodo di Bari, su cui i volumi di traffico passeggeri e merci sono in continua crescita, consentendo così di completare la rete centrale Ten-T con un vero e proprio anello mancante, sia ferroviario che stradale, anche in ottica di rafforzamento dei collegamenti marittimi orizzontali con l’area balcanica». Nel testo si anticipava inoltre la congiunzione tra il Corridoio Baltico-Adriatico e quello Scandinavo-Mediterraneo, «che con lo sfiocco che si origina a Napoli arriva fino a Bari per poi terminare a Taranto». Indirizzi formalizzati poi nell’autunno del 2021, quando si svolse l’incontro decisivo tra il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la Commissione europea al fine di definire le nuove reti Ten-T secondo le proposte del governo italiano. Esecutivo che, come confermato in un Question Time dal ministro Enrico Giovannini, non ritenne di proporre un prolungamento dei corridoi fino a Brindisi poiché carente del requisito di porto core.

Sia concesso un inciso. Il Governo Conte II è stato protagonista negativo per Brindisi (e positivo per Taranto) anche nella vicenda del Just Transition Fund. Ricostruì bene la vicenda l’allora europarlamentare Andrea Caroppo (oggi deputato forzista della Camera): “Il 26 marzo, rispondendo alla mia interrogazione sul punto (n. 1211/2020 del 28.2.2020), la Commissione UE aveva manifestato la sua disponibilità a inserire Brindisi tra i territori destinatari degli interventi precisando che, però, sono gli Stati membri (insieme alle autorità locali) a redigere i piani territoriali per gli investimenti ed a individuare, dunque, le aree destinatarie delle misure. Nonostante ciò, nulla si è mosso. Anzi, ha continuato imperterrito a lavorare solo per le aree di Taranto e del Sulcis e mai per Brindisi, considerato che prima (il 30 marzo) ha chiesto alla Commissione l’assistenza tecnica congiunta per la redazione di piani territoriali che non contemplavano Brindisi (ma solo Taranto e il Sulcis) e, oggi, ha elaborato il piano per gli investimenti UE, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che conferma ancora una volta come Brindisi non rientri nelle azioni del JTF (per le quali sono individuate solo Taranto e il Sulcis)”.

Tornando alla vicenda delle reti Ten-T, il presidente dell’Autorità di sistema portuale, Ugo Patroni Griffi, si dice comunque fiducioso «che il nostro Paese insisterà affinché il corridoio Baltico-Adriatico non solo prosegua sino a Lecce ma si ricolleghi anche via mare con i nuovi corridoi dei Balcani, ricreando il Corridoio VIII». Poi conclude con un riferimento alla proposta di prolungamento del corridoio Baltico-Adriatico da Bari a Lecce, via Brindisi, che la commissione Trasporti della Camera ha approvato il 23 febbraio scorso e sottoposto alle istituzioni europee: «È questo il mandato del nostro Parlamento, con un voto ad ampissima maggioranza».