Sequestrato al porto pellet “non sicuro” proveniente dall’Est Europa

di Redazione

I finanzieri del Gruppo di Brindisi, unitamente a funzionari della locale Agenzia delle Dogane e Monopoli, nel corso dei servizi di vigilanza operati all’interno del porto di Brindisi, hanno sequestrato 24.150 chilogrammi di pellet (nella foto) proveniente dall’Est Europa. Il legale rappresentante della società destinataria della merce è stato segnalato all’autorità giudiziaria per violazione degli artt. 515 (frode nell’esercizio del commercio) e 517 (vendita di prodotti industriali con segni mendaci) del codice penale.
L’operazione, inserita nell’ambito dei controlli sui prodotti da riscaldamento di origine e provenienza estera, resisi ancor più stringenti con l’approssimarsi della stagione invernale, ha avuto origine dal fermo di un carico di 1.610 sacchi colmi di biocombustibile provenienti dalla Bulgaria, recanti l’indicazione di conformità agli standard di qualità Enplus, rilevatasi, però, mendace.
Nello specifico, i funzionari doganali e le fiamme gialle brindisine, interpellata l’Associazione italiana energie Agroforestali, licenziataria per l’Italia del citato marchio Enplus di qualità del pellet, al fine di verificarne l’autenticità, hanno appurato che, alla società speditrice, era stato revocato l’uso dello stesso, con conseguente divieto di commercializzazione del prodotto perché privo dei previsti standard che garantiscono la sostenibilità ambientale e gli alti livelli qualitativi lungo l’intera filiera, dalla produzione alle successive fasi di vendita.
Il pellet in questione, infatti, qualora non sicuro, una volta combusto potrebbe risultare cancerogeno, per via delle polveri liberate nell’atmosfera, oltreché altamente tossico per l’ambiente circostante. Per tale motivo, i verificatori hanno sottoposto a campionamento il prodotto, al fine di verificarne le effettive caratteristiche e l’eventuale pericolosità per la salute pubblica.

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