La scena politica brindisina è attraversata da voci, manovre e riposizionamenti che stanno ridisegnando gli equilibri in consiglio comunale. Quello che emerge non è solo una semplice riorganizzazione dei gruppi, ma un fenomeno più profondo: il trasformismo politico che mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni locali.
Le ultime indiscrezioni a Palazzo di Città parlano di una possibile frattura interna, o più semplicemente di una scelta strategica, con Luperti e Greco su traiettorie divergenti. Da una parte, la nascita di un gruppo autonomo guidato da Luperti, a cui sembrerebbe aderire il consigliere Iacopo Sticchi (in uscita da Fratelli d’Italia) e dall’altra l’asse tra Greco e Giannace, quest’ultimo già fuoriuscito in passato dal gruppo riconducibile ad Alessandro Antonino. Entrambi i gruppi passerebbero dall’opposizione alla maggioranza, ridisegnando il panorama consiliare. Sul piano numerico Fratelli d’Italia perderebbe un consigliere, ma sul piano politico aprirebbe alcuni interrogativi ben più rilevanti.
In particolare, la scelta del consigliere Sticchi di lasciare Fdi , dopo che lo stesso partito lo aveva premiato col sistema delle surroghe (essendo secondo dei non eletti), appare difficilmente decifrabile. Anche se segnali non proprio confortanti si erano visti più di un anno fa avendo firmato il documento dei 18 consiglieri per mandare a casa la prima Giunta Marchionna. Salvo poi fare una tardiva retromarcia. Inoltre, recentemente, non aveva mai manifestato segnali di disagio, dissenso o malessere politico. Nessuna critica aperta, nessuna presa di distanza pubblica, nessun confronto con gli elettori. Da qui la domanda: perché uscire proprio ora? E perché farlo senza fornire un chiarimento politico sulle ragioni di una scelta così radicale?
Fdi Brindisi, dal canto suo, può rivendicare una linea diversa: perdere pezzi, sì, ma mantenere una coerenza politica sempre più rara. Chi resta nel partito lo fa per adesione a un progetto, non per convenienza contingente. Una posizione che, pur comportando un ridimensionamento numerico, rafforza l’identità di una forza politica che rifiuta le logiche del trasformismo.
Non passa inosservato, inoltre, come queste dinamiche siano anche il frutto di una stagione in cui si è puntato molto sul coinvolgimento di giovani ancora sconosciuti alla politica. L’operazione avrebbe dovuto portare rinnovamento, idee nuove e discontinuità con il passato, ma in alcuni casi sembra aver prodotto l’effetto opposto: giovani che, invece di rompere con le logiche consolidate, le replicano rapidamente, cambiando casacca e contenitore politico pur di non rinunciare alla “sedia” in consiglio comunale, o pensano di esser “arrivati” usando prodomo loro il mandato ricevuto dagli elettori.
Esercitare la funzione istituzionale come fine e non come mezzo per affrontare le tante emergenze della città. Brindisi fa un effetto strano: ci si riempie la bocca con l’invito al rinnovamento, allo svecchiamento della classe dirigente politica e ci si ritrova con giovani nati vecchi. Sul fondo resta il sospetto, non confermato ufficialmente, di un’operazione più ampia, in cui il massimo esponente di Forza Italia Brindisi, l’onorevole D’Attis, e il sindaco Marchionna potrebbero avere un ruolo nel tentare di ridimensionare il peso specifico di Fratelli d’Italia e nel preparare il terreno a un rimpasto di giunta a loro vantaggio. Dopotutto, è noto che l’onorevole D’Attis aveva fortemente voluto la candidatura di Luperti, tra le fila di Forza Italia Brindisi, alle elezioni regionali del 2025, nonostante fosse inserito nell’elenco degli “impresentabili” della Commissione Antimafia.
Se così fosse, Fratelli d’Italia pagherebbe il prezzo di una scelta di coerenza in un contesto politico sempre più segnato da equilibri mobili e tatticismi. La vera partita, oggi, non si gioca solo sui numeri in Consiglio, ma sulla credibilità politica. A Brindisi, mai come ora, la domanda non è chi perde o guadagna consiglieri, ma chi resta fedele al mandato ricevuto dagli elettori. È su questo che si dovrebbe aprire un vero confronto: se vogliamo gettare le basi per una politica che abbia a cuore solo la res publica, la priorità deve essere la coerenza e l’impegno verso il bene comune, non la convenienza personale o il calcolo tattico.
Diversamente, Marchionna dovrebbe prendere atto del fallimento di questa esperienza politico amministrativa che con il primo azzeramento di Giunta dopo un anno dalle elezioni pensava di aver risolto! Invece siamo punto e a capo con addirittura i rumors di Palazzo che evidenziano da piu parti come tale scelta sia stata un azzardo che di politico aveva nulla, utile solo a Marchionna a librarsi non solo dei più suffragati ma anche di “controllori” troppo “invadenti” che mal sopportava.


