di Salvatore MORELLI
C’è un’euforia “sospetta” nei corridoi di una certa politica brindisina. L’annuncio del primo sopralluogo in Contrada Masseriola, per il nuovo stadio da 37 milioni di euro, viene osannato come un traguardo storico. Ma a guardare bene le cifre e i precedenti, l’operazione somiglia più a un castello di carte che a una visione urbanistico/impiantistica sportiva coerente. Il sospetto è che, tra “gufi” e nastri da tagliare, si stia consumando uno spreco di risorse pubbliche senza precedenti, a discapito della vera urgenza sportiva e non solo della città: il PalaEventi.
Una spesa da 37 milioni di euro per restare uguali!
Il primo dato che salta all’occhio è certamente numerico. Lo Stato, tramite “Sport e Salute”, ha stanziato ben 37 milioni di euro per un nuovo impianto da 10.000/12.000 posti. Fin qui tutto bene, se non fosse che Brindisi ha già lo stadio “Franco Fanuzzi”, in fase di ristrutturazione con un investimento di ben 6 milioni di euro di fondi pubblici derivanti dai Giochi del Mediterraneo per portarlo a una capienza simile. Ma c’è di più! Nell’estate 2023 l’amministrazione Marchionna – in tempi da record – ha dovuto investire ulteriori 3 milioni di euro per consentire all’allora società biancoazzurra (neopromossa) di disputare le partite casalinghe.
Quindi, c’è da chiedersi perché spendere 37 milioni per costruire un “doppione” in zona Masseriola quando il vecchio impianto verrà a breve rimesso a nuovo? Ma soprattutto, ha senso una spesa così faraonica in una città che attende da sette anni una casa degna per il basket di alto livello oltre che per eventi, spettacoli e manifestazioni internazionali che porterebbero non solo spettatori sportivi ma anche turismo in città?
L’iter del PalaEventi è nato male e sta subendo l’agonia di un partenariato ormai alle battute finali
Mentre per lo stadio i milioni piovono dal Governo nell’ambito del “Turismo delle Radici”, il progetto del PalaEventi marcisce nei cassetti della burocrazia dal 2019. Qui il Partenariato Pubblico-Privato (PPP) si è rivelato una trappola: i costi sono lievitati a 22 milioni di euro e l’impegno richiesto alla New Basket è passato dal 15% (1.5 milioni di euro circa) a 9 milioni di euro circa di fondi propri. Una cifra insostenibile per un club sportivo, che ha di fatto congelato il progetto nonostante la validazione di Asset.
Una scelta incomprensibile come d’altronde lo è stata durante l’amministrazione Rossi! Con l’aggravante che anche durante la passata amministrazione ci sono state opportunità finanziarie per chiudere in capo al Comune di Brindisi la responsabilità della costruzione del PalaEventi, ma Rossi e la sua amministrazione fecero orecchie da mercante! Perché ora non finanziare il Comune? Se il Governo e gli enti preposti hanno trovato 37 milioni per lo stadio, perché non si è scelto di finanziare direttamente il Comune di Brindisi per la costruzione del PalaEventi?
Un’alternativa chiara e molto più logica: il Comune destinatario ed esecutore diretto!
Invece di un PPP zoppo che carica il privato di debiti milionari, il Comune avrebbe potuto costruire l’opera con finanziamenti diretti (come sta accadendo per lo stadio).
Una volta ultimato, il palazzetto sarebbe stato dato in concessione alla New Basket dietro il pagamento di un canone di locazione/gestione oggi tra l’altro non previsto nell’attuale PPP.
Si sarebbe evitata una concessione lunghissima di 40 anni, mantenendo la struttura nel pieno controllo del patrimonio pubblico e liberando la società sportiva da un cappio finanziario che dura da 7 anni.
Scelte “capotiche e caotiche” e una viabilità senza meta!
A rendere il quadro ancora più surreale sono i 4 milioni di euro spesi per migliorare la viabilità nei pressi dell’attuale PalaPentassuglia. Soldi investiti su una zona che, se il nuovo progetto dovesse mai partire, diventerebbe secondaria. Brindisi si trova oggi davanti a un bivio di incomprensibilità: da una parte un nuovo stadio (di cui non si sentiva l’urgenza estrema, visto il “Fanuzzi” rinnovato) finanziato con procedure d’urgenza; dall’altra un PalaEventi essenziale che muore di burocrazia e costi fuori controllo.
La domanda per per i referenti romani è semplice: si sta lavorando per il bene dello sport brindisino o solo per inaugurare cantieri, a prescindere dalla loro utilità e sostenibilità economica?



