Brindisi, il grande vuoto: se la maggioranza piange, l’opposizione non ride (anzi, non c’è)

I numeri risicati, le transumanze e le fibrillazioni della giunta Marchionna

di Redazione

Nel teatro della politica brindisina va in scena da mesi una replica fissa: il monologo di una maggioranza in perenne affanno, costretta a fare i conti con i mal di pancia interni, i numeri risicati, transumanze e le fibrillazioni della giunta Marchionna. Un copione che in qualsiasi altra città aprirebbe praterie sconfinate a un’opposizione d’assalto.

E invece, a Brindisi, il centrodestra può permettersi il lusso di litigare a favore di telecamera perché, dall’altra parte della barricata, lo sguardo incrocia solo il deserto.

Se Palazzo di Città piange, l’opposizione certamente non ride. Anzi, non pervenuta.

Una crisi senza alternativa

L’azione amministrativa del sindaco Pino Marchionna non naviga, per usare un eufemismo, in acque tranquille. Tra bilanci da far quadrare, BMS, nodi industriali irrisolti e una coalizione che spesso assomiglia a un condominio in perenne assemblea straordinaria, i motivi di critica non mancherebbero. Eppure, le grandi questioni cittadine scivolano via senza che l’area progressista, moderata o movimentista riesca a imprimere una mezza zampata, a costruire una narrazione alternativa, o banalmente a far sentire la propria voce in modo corale e incisivo.

L’opposizione brindisina con il testa il PD oggi somiglia a un arcipelago di solitudini!
Iniziative atomizzate: si viaggia per comunicati stampa individuali, spesso incentrati sul dettaglio o sulla polemica del giorno, mai su una visione d’insieme, o su video autocelebrativi simili a “piazzate” televisive da campagna elettorale

Assenza di leadership: Manca una figura di riferimento capace di federare le diverse anime (PD, Movimento 5 Stelle, AVS e civici) e di dettare l’agenda politica della città.

Mancanza di piazza: Il dibattito è confinato nelle stanze delle commissioni o nei post sui social, mentre il contatto con i problemi reali dei quartieri sembra essersi interrotto.

L’effetto “sedativo” sul centrodestra

Il dramma politico di questa situazione è che l’inesistenza della minoranza finisce per fare da scudo proprio a chi governa. Quando un’opposizione non morde, la maggioranza si sente autorizzata a rallentare, a perdersi nelle proprie geometrie interne, sapendo che nessuno utilizzerà quegli scivoloni per capitalizzare consenso.

Il vero dramma di questa amministrazione non sono le sue fragilità, ma la certezza che non esista nessuno pronto a sostituirla nei cuori e nella fiducia dei brindisini.

Non basta presentarsi compatti al momento del voto in aula (e pure lì, spesso, con geometrie variabili). Serve un’idea di città. Se l’unica strategia del centrosinistra è sedersi sulla sponda del canale in attesa che il “cadavere” politico della maggioranza passi, il rischio è che a morire d’inedia, nel frattempo, sia la città stessa.

Il tempo stringe

I cittadini assistono a questo spettacolo con un misto di rassegnazione e distacco, come dimostrano i dati sull’affluenza a ogni tornata elettorale. Brindisi avrebbe bisogno di un confronto alto, duro, persino aspro, ma pur sempre di un confronto. Al momento, invece, c’è solo un pugile che barcolla sul ring (la maggioranza) e uno sfidante che ha preferito non presentarsi all’incontro. E se chi governa piange, i brindisini non hanno proprio nulla da ridere.

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