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Anni di indagini e sequestri a vuoto: Brindisi bloccata dalla magistratura
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Anni di indagini e sequestri a vuoto: Brindisi bloccata dalla magistratura

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BRINDISI – Se la litoranea e il porto di Brindisi non si sono sviluppati come era fisiologico avvenisse, date le potenzialità, le motivazioni vanno rintracciate anche e soprattutto nel ruolo che la magistratura brindisina ha svolto dall’inizio del nuovo millennio ad oggi. La vicenda Acque Chiare, infatti, è stata oggettivamente condizionante, perché ha costituito uno stigma e un deterrente per altri investimenti, di fatto lasciando solo questo lembo del Salento fuori dai circuiti del turismo balneare. E al netto delle discutibili passate gestioni amministrative dell’ente portuale, sempre al ruolo della magistratura deve essere ricondotta ad esempio la carenza di stazioni marittime nel porto brindisino (il terminal Le Vele ne è l’esempio).

Fa specie che per lustri lo sviluppo economico che poteva discendere dall’infrastrutturazione di porto e litoranea sia stato interrotto da indagini che poi sono terminate tutte senza condanne. Cui prodest? Una domanda che resta attuale più che mai, dato che le opere immaginate e finanziate per rendere il porto funzionale continuano ad essere “rallentate” da indagini giudiziarie che creano una sorta di sudditanza psicologica sui soggetti a capo degli enti decisori (o meglio, che dovrebbero essere decisori). Piuttosto clamoroso è il caso più volte riportato del Sindaco Rossi che si è spinto a preconizzare un immediato sequestro se fosse stato realizzato il pontile a briccole (una tesi che pare condizionata dalla presenza ingombrante della magistratura brindisina, ma che è risultata infelice soprattutto alla luce dell’ultimo parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici).

Ma lo spauracchio della magistratura potrebbe aver giocato un ruolo decisivo anche rispetto all’indecisionismo del Provveditorato per le Opere Pubbliche, che ha praticamente avversato ogni progetto portato avanti dall’ente portuale, così dando vigore alla burocrazia difensiva che la Regione, ma soprattutto il Comune tendono per attitudine ad abbracciare.

La storia del Provveditore Giuseppe D’Addato, infatti, è piuttosto significativa. Questo signore attempato si ritrova dopo i 70 anni ad occupare ancora una poltrona di rilievo, ed il motivo è riconducibile a una lunga e pesante vicenda giudiziaria che l’ha visto coinvolto per 8 anni quando era Provveditore in Sardegna. Come risarcimento per l’accaduto, gli sono stati riconosciuti altri anni “bonus” di servizio; ed eccolo adesso occuparsi delle opere progettate per il porto di Brindisi.

D’addato, come riportato dal giornale “La Nuova Sardegna”, è stato invischiato in un processo – che vedeva come capi d’importazione peculato, falso e corruzione – legato ad un parere positivo su una variante ad alcuni lavori, e la tesi dell’accusa era che avrebbe attestato la regolarità dei lavori in cambio di un attico a Quartuccio del valore di 170.000 euro, di una potente Audi TT e di una Porsche Boxter. È stato poi accertato che questi passaggi di denaro e di favori sono realmente avvenuti, ma in tempi lontani rispetto a quelli dei lavori oggetto dell’indagine e che comunque si trattava di prestiti poi onorati. Insomma, una vicenda umana segnante, che probabilmente non aiuta il Provveditore prossimo alla pensione nel compito di decidere con la giusta serenità in merito a delle opere attese da anni per il porto di Brindisi, sulle quali però continua ad esserci l’occhio attento della magistratura.

A fare velato riferimento a ciò è stato lo stesso Presidente dell’ente portuale Patroni Griffi, che su Facebook ha scritto: “Dopo il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici molte opere a Brindisi possono ripartire. Ad iniziare dalla vasca di accumulo e dall’infopoint. Ho chiesto al segretario di avviare la conferenza dei servizi come previsto dal dl semplificazioni e con i termini abbreviati Zes. Queste opere, lo ricordo, erano state bloccate perché il Provveditorato si era rifiutato di portare a termine la procedura di cui al dpr 383/94 paventando che il prp del porto di Brindisi potesse essere ‘decaduto ‘ per ‘obsolescenza’ (sic!) ovvero che volendo l’Autoritá (giustamente!) realizzare molte opere (puntuali) a Brindisi fosse addirittura necessaria una variante al piano regolatore… Sul perché di tali deliranti dubbi non saprei rispondere (anche se ho più di un fondato sospetto …). Non ce l’ho con il Provveditore, conoscendo la sua storia personale e comprendendolo umanamente”.