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Vicini alla fine di un incubo: qualcuno dovrebbe chiedere scusa alla città ed a Patroni Griffi
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Vicini alla fine di un incubo: qualcuno dovrebbe chiedere scusa alla città ed a Patroni Griffi

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BRINDISI – Qualcuno dovrebbe chiedere scusa: prima ai cittadini, poi a Patroni Griffi.

Quello che è accaduto negli ultimi anni attorno al porto di Brindisi somiglia a un film di fantascienza, che – non certo grazie ai rappresentanti istituzionali brindisini – forse avrà un lieto fine. Perché la sentenza del Consiglio di Stato afferma un principio vitale per lo sviluppo del porto, nelle more del nuovo Piano regolatore portuale, ovvero che “Il Piano regolatore portuale di Brindisi, risalente al 1975, non poteva essere considerato come parametro giuridico ai fini della valutazione di conformità urbanistica degli interventi in contestazione (il circuito doganale per la security portuale, vedi recinzione di Via Del Mare, ndr). Né risulta che le prescrizioni dello stesso siano state in qualche modo recepite nelle previsioni del piano regolatore”.
Il Consiglio di Stato poi afferma quello che l’ente portuale sostiene da tempo: “Tale assunto non può essere superato alla luce della variante del piano portuale di Brindisi operata nel 2002 in relazione ai pontili a pettine di S. Apollinare. L’annessione di tale nuova opera accanto a quelle già previste nel Piano regolatore portuale del 1975 (segnatamente: la variante ha riguardato l’edificazione di tre pontili a pettine e nella realizzazione di una banchina di riva), in ragione della sua portata estremamente limitata, non integra l’«aggiornamento»
complessivo di cui parla l’art. 27 della legge del 1994 (precisando la sequenza procedimentale da seguire), necessario al fine di modificarne la natura, da mero atto di programmazione di opere marittime a strumento urbanistico.
Per le ragioni che precedono, l’appello (dell’Autorità portuale, ndr) va accolto. L’erroneo riferimento al Piano regolatore portuale di Brindisi, risalente al 1975, ai fini della valutazione di conformità urbanistica degli interventi per cui è causa, impone
l’annullamento dei provvedimenti impugnati”.

Che vuol dire questo? Che come sosteneva l’Autorità portuale, il Piano regolatore portuale di Brindisi è un mero atto di programmazione delle opere portuali e non ha valenza di strumento urbanistico di dettaglio. Pertanto le opere portuali  non possono essere considerate non conformi urbanisticamente, rectius abusive, sulla base del Prp vigente.

Adesso bisognerebbe comprendere come sia possibile che il Consiglio di Stato abbia ribaltato completamente la visione del Tar, a sua volta aderente all’impianto accusatorio della Procura di Brindisi, che ha sequestrato le opere portuali ritenute non conformi urbanisticamente e quindi abusive.

La portata della sentenza del Consiglio di Stato, infatti, è enorme perché ribalta quanto sostenuto dal Tar, dal Provveditorato, dal Comune e anche dalla Procura. Una giustizia/ingiustizia che ha determinato drammi economici e umani, e alla luce dell’assunto del Consiglio di Stato viene difficile comprendere come ci sia potuta essere una forzatura da parte dell’Autorità portuale e del Comune retto in quel periodo dai commissari per la realizzazione di opere considerate legittime.

Quando l’onorevole D’Attis parlò di uno sviluppo del porto condizionato dal terrorismo giudiziario forse non aveva torto. Quello che è incomprensibile è come mai il Comune si sia schierato dalla parte di chi chiedeva di bloccare lo sviluppo di un intero porto.

Sarebbe interessante sentire adesso il Consigliere Ciullo, che dopo la sentenza del Tar chiese le dimissioni di Patroni Griffi. Sarebbe interessante sentire il Comune di Brindisi, convinto: che il pontile a briccole se realizzato sarebbe stato sequestrato, quando il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ritiene invece la sua realizzazione legittima; che la cassa di colmata non fosse realizzabile, quando invece la Commissione Via ministeriale ha dato il proprio placet. E così via, in un’estenuante battaglia contro lo sviluppo portuale ed economico della città durata due anni e mezzo. Anzi, più tempo, perché la vicenda della recinzione di Via Del Mare realizzata per ottemperare alle norme antiterrorismo e per consentire quindi l’attracco delle navi da crociera fa registrare scontri tra Comune e Authority dall’epoca dell’Amministrazione Carluccio, ed anche prima nelle varie conferenze di servizi preliminari.

Chi vuole il bene del porto di Brindisi? Da oggi è più facile rispondere.

Di seguito la sentenza del Consiglio di Stato.

Snetenza-CDS (1)