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Altra vittoria giudiziaria per il porto e Patroni Griffi, salvo il Terminal Le Vele. Il Gip: “Dal Pm aggettivazioni eccentriche sul ruolo del Prp”
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Altra vittoria giudiziaria per il porto e Patroni Griffi, salvo il Terminal Le Vele. Il Gip: “Dal Pm aggettivazioni eccentriche sul ruolo del Prp”

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BRINDISI – Il terminal Le Vele è salvo. Il porto di Brindisi è salvo. Forse definitivamente. L’ultimo assalto giudiziario della Procura di Brindisi, infatti, è stato respinto dal Gip Valerio Fracassi, al quale il Pm aveva chiesto di revocare la sentenza di non luogo a procedere emessa nel 2016 in favore di coloro i quali si sarebbero macchiati del reato di lottizzazione abusiva per la costruzione (mai avvenuta, di fatto) del terminal Le Vele.

Il Gip ha confermato la sentenza già emessa dalla propria collega, dedicando in alcuni passaggi delle lapidarie spiegazioni al Pm. Infatti secondo il dott. Fracassi non c’è nessuna nuova prova sopraggiunta atta a giustificare la richiesta di revoca della sentenza. Non sono prove sopraggiunte, ad esempio, le assunzioni di informazioni da parte dell’ing. Serafino (indicato come componente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici), della dirigente dell’ufficio Urbanistica del Comune di Brindisi Carrozzo e del Presidente del Provveditorato per le Opere Pubbliche D’Addato.

Inoltre, secondo il Gip non c’è nessun motivo per non ritenere solenne la sentenza del Consiglio di Stato intervenuta a favore dell’ente portuale, che non attribuisce valore di pianificazione urbanistica al Prp di Brindisi, in quanto antecedente al 1994. Tesi sostenuta fino allo sfinimento dal Presidente Patroni Griffi.

Alla luce di ciò, l’area di Costa Morena non è da intendersi vietata al traffico passeggeri, e dunque a ospitare un terminal passeggeri.

“Ciascuno può rimanere, ovviamente, della propria opinione. Ma chi svolge una funzione di accertamento della verità – osserva il Gip – non può che attenersi alle regole che ne governano la ricerca nel nostro sistema penale. La conformità agli strumenti urbanistici è stabilita dal Giudice Amministrativo. L’esistenza del reato da quello penale. E di fronte ad una decisione non impugnata peraltro confermata, dal punto di vista della questione urbanistica, dall’Autorità deputata alla decisione delle questioni, non resta che prenderne atto. ll nostro sistema processuale prevede, infatti, la revisione della sentenza di condanna e non di quella di assoluzione o proscioglimento”.

Parole che pesano come pietre. Ma tutto il provvedimento del Gip è disseminato di spigolosi passaggi indirizzati al Pm: “ll pubblico ministero, contraddicendo le conclusioni del rappresentante dell’accusa nel processo, ritorna sul punto con una critica analitica dei singoli passaggi motivazionali, spesso con aggettivazioni alquanto eccentriche, per ribadire che il piano regolatore portuale aveva valenza anche di pianificazione urbanistica”.

E ancora: “Ma la singolarità della vicenda sta nel fatto che, come si è detto nella premessa, successivamente (alla sentenza del Tar prodotta dal Pm a supporto della propria istanza, ndr) è intervenuta una sentenza del Consìglio di Stato che ha riformato la sentenza depositata dal PM accogliendo viceversa la tesi dell’Autorità portuale e sancendo una volta per tutte, in modo definitivo, la correttezza dell’opinione giuridica del giudice nella sentenza impugnata quanto alla natura del Piano Regolatore Portuale ed alla destinazione di zona. […] Quanto al merito, è davvero singolare la dedotta irrilevanza di questa sentenza (del Consiglio di Stato, ndr) quando a corredo della richiesta di revoca (del Pm) è stata prodotta quella di primo grado (del Tar, ndr) che è stata riformata. […] Quel che è certo è che la conformità alla destinazione urbanistica non può essere stabilita, ‘contro’ la decisione del Giudice Penale ovvero dal Giudice amministrativo, dal PM, dalla P.G. o da funzionari o enti pubblici, peraltro interessati ad una determinata conclusione della vicenda!”.

All right?