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Vendola e la nuova rotta della sinistra sui totem giustizia, ambiente, riformismo
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Vendola e la nuova rotta della sinistra sui totem giustizia, ambiente, riformismo

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Più che l’intervista di Di Maio, sono le dichiarazioni di Vendola a costituire un turning point, avendo toccato tre totem: giustizia, ambientalismo, riformismo.

La sinistra, traviata dalla questione morale posta da Berlinguer, ha faticato parecchio a inquadrare il corretto ruolo che deve assumere la magistratura nel gioco democratico. Un po’ perché le correnti di sinistra della magistratura anti-berlusconiana hanno portato acqua al mulino dei partiti di centrosinistra, un po’ per una certa simpatia della quale ha goduto la sinistra attraverso una sorta di ombrello garantito dalla magistratura politicizzata (clamoroso il caso del magistrato Clementina Forleo trasferita per le indagini che consentirono di intercettare l’allora segreterio dei DS Fassino mentre chiedeva all’Ad di Unipol: ‘Ma abbiamo una banca?’), un po’ per inseguire il M5S che ha surfato in questi anni sull’onda del consenso facile da giustizialismo, la sinistra si è sempre posta con opportunismo sulla riva dei tifosi dei magistrati. Ecco perché le parole di un uomo autenticamente di sinistra come Vendola, seppure un po’ estremista come amava definirsi nelle sue campagne elettorali, tracciano un solco importante.

«La giustizia è malata, la sua amministrazione è sempre più spettacolarizzata, la cultura delle investigazioni è in caduta libera, il circo giudiziario sta uccidendo il sentimento della giustizia. Questo è un problema per la qualità della democrazia. E la sinistra non può non prendere di petto questa questione. […] La gogna è il tifo colpevolista, è la lapidazione costruita in un continuo gioco di carambola tra alcuni pubblici ministeri e parti del giornalismo”, ha dichiarato Vendola.

Già, quel giornalismo prono alla magistratura che, come capitato di recente a giornalisti esperti come Annunziata e Giletti, erroneamente quanto indicativamente chiama i Pm ‘giudici’, confondendo i ruoli e facendo riflettere su quanto sia opportuno dare seguito alla proposta di un magistrato inquirente come Woodcock, non proprio il più berlusconiano, di separare le carriere.

E a proposito di totem che crollano, sono particolarmente utili al dibattito anche le parole di Vendola rivolte a quel mondo ambientalista ultraconservatore, retrogrado culturalmente: “C’è anche un ambientalismo che andrebbe bonificato dalla demagogia e dalla incompetenza. La mia maestra di ecologia politica, Laura Conti, mi ha insegnato — quando ero un giovanissimo dirigente della Fgci —che per cambiare il mondo in senso ecologista occorre cultura. Anche le superstizioni o i pregiudizi o l’ignoranza inquinano l’ambiente”, ha affermato Vendola.

Ora, non sappiamo se si riferisca al leader dei Verdi Bonelli, che nella giornata di ieri è stato un dei pochi ad attaccare Vendola dopo la sentenza di condanna, ma di certo se un ecologista come l’ex governatore risulta disallineato ai Verdi, forse significa che il Paese, un problema con il sedicente mondo ambientalista, ce l’ha. Un problema che fa da pendant con il freno posto da eterogenei strati del progressismo/radicalismo ambientalista a quel riformismo del quale il Paese avrebbe tanto bisogno e che Vendola rivendica e rilancia: “Se non fosse un paradosso si potrebbe dire: ‘Colpevole di riformismo!”. Già, che è un po’ la colpa che la sinistra più elitaria, più radical chic, più conservatrice attribuisce a Draghi e a chiunque provi a cambiare le cose in Italia.