Pirateria Tv, smantellata rete mondiale: centomila utenti al buio, perquisizioni anche a Brindisi

Trentuno soggetti iscritti nel registro degli indagati

di Redazione

Streaming illegale con profitti milionari, maxi operazione della polizia postale e perquisizioni anche a Brindisi.
Il blitz della polizia di Stato, coordinato dalla Procura distrettuale di Catania, ha inoltre portato a sequestri nei confronti di decine di persone coinvolte in un’attività internazionale di pirateria audiovisiva. In Italia sono stati oscurati oltre 100mila utenti.

L’inchiesta, denominata “Switch Off”, vede trentuno soggetti iscritti nel registro degli indagati: ventinove persone fisiche e due società. Oltre cento operatori della polizia postale hanno effettuato perquisizioni in undici città: Brindisi, Catania, Messina, Palermo, Altofonte, Napoli, Castellamare di Stabia, Brusciano, Cardito, Trani e Lanciano.

Le tecnologie impiegate dai pirati, spesso di origine olandese, consentivano di aggirare le protezioni delle piattaforme ufficiali. Il prezzo ridotto degli abbonamenti pirata, proposto a circa dieci euro mensili, fungeva da “specchietto per le allodole” per una platea globale di utenti, alimentando un mercato parallelo che danneggiava broadcaster come Sky, Dazn, Mediaset e i colossi dello streaming.

L’attività investigativa è stata avviata grazie agli spunti emersi nella precedente operazione internazionale “Token down” del novembre 2024 ed è stata condotta con il coordinamento di Eurojust (Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale) e il supporto della rete operativa @ON, guidata dalla Direzione investigativa antimafia e finanziata dalla Commissione Europea.

Gli investigatori hanno ricostruito l’organigramma del sodalizio criminale attraverso una complessa analisi forense dei dispositivi sequestrati, monitoraggi della rete e dei sistemi di messaggistica. Il blitz ha portato al sequestro di tre noti portali illegali (iptvItalia, DarkTv e migliorIptv), dei pannelli web utilizzati per la gestione e dei gruppi Telegram dedicati alla vendita.

In Romania è stata individuata la centrale “proEuropaTV”, che distribuiva contenuti attraverso sei server ubicati tra l’Est Europa e un paese africano. A Napoli è stata scoperta una “sim-farm” con oltre duecento schede telefoniche e decine di carte di credito, strumenti funzionali al cybercrime. I profitti illeciti, stimati tra gli otto e i dieci milioni di euro mensili, venivano ripuliti tramite investimenti in criptovalute e società fittizie.

Le contestazioni a carico degli indagati includono associazione per delinquere, accesso abusivo a sistema informatico, frode informatica e riciclaggio, con collaborazioni estese alle forze di polizia di Regno Unito, Spagna, Kosovo, Canada, India, Corea del Sud ed Emirati Arabi.

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