Legambiente Puglia: “No al ritorno del nucleare”

"Brindisi e Taranto siano il cuore della transizione rinnovabile, non il laboratorio di nuove servitù energetiche”

di Redazione

La Puglia ha già pagato un prezzo altissimo alle politiche energetiche fondate su carbone, fossili e grandi impianti calati dall’alto. Per questo è inaccettabile che, mentre si parla di transizione, il Governo riapra la strada al nucleare e agli SMR, i piccoli reattori modulari, prospettando scenari che rischiano di bloccare territori strategici come Brindisi e Taranto.

Il caso di Brindisi è emblematico. Il phase out dal carbone doveva concludersi entro il 2025, ma Enel ha anticipato a ottobre 2024 la fine dell’esercizio a carbone nella centrale di Brindisi Sud. L’accordo di programma per l’area di crisi complessa ha raccolto 61 manifestazioni di interesse legate a rinnovabili, innovazione, cantieristica, logistica ed eolico offshore.

Anche la prospettiva di una gigafactory per batterie d’accumulo, con tecnologie meno dipendenti dal litio e fino a 1.300 posti di lavoro diretti e indiretti, conferma che un futuro diverso è già possibile.

Per questo appare sconcertante la scelta di mantenere la centrale di Brindisi Sud in “riserva fredda” fino al 2038, congelando impianti, aree portuali e retroportuali che potrebbero invece essere riconvertiti in poli produttivi della transizione ecologica. Bloccare questi spazi significa rallentare bonifiche, investimenti, lavoro pulito e nuova industria.

“Brindisi e Taranto non possono diventare il banco di prova del ritorno al nucleare”, dichiara Daniela Salzedo, presidente di Legambiente Puglia. “Il ministro Pichetto Fratin parla di trasferimento e possibile riutilizzo delle scorie vetrificate in Francia, ma non chiarisce che riprocessare non significa cancellare il problema dei rifiuti radioattivi. Il nucleare resta una tecnologia costosa, lenta, centralizzata e carica di incognite. Le rinnovabili, invece, producono già oggi energia pulita, lavoro, innovazione e benefici per i territori”.

I numeri confermano che il nucleare non è la risposta alla crisi climatica né al caro energia. Il nuovo nucleare ha costi stimati tra 141 e 220 dollari/MWh, mentre fotovoltaico utility scale ed eolico onshore si collocano su livelli molto più bassi, circa 38-78 e 37-86 dollari/MWh. A questi vanno aggiunti i costi di sicurezza, scorie, assicurazioni, decommissioning e garanzie pubbliche. Alla fine il conto rischia di ricadere ancora una volta su cittadini e imprese.

La Puglia, al contrario, ha già dimostrato di poter guidare la transizione: quasi metà dell’elettricità prodotta nella regione arriva da fonti rinnovabili, con un ruolo nazionale di primo piano nel fotovoltaico e nell’eolico. Lo sviluppo dell’eolico offshore può inoltre attivare una nuova filiera industriale legata a porti, cantieristica navale, logistica, componentistica, manutenzione e formazione. Ritardare questa scelta significa perdere investimenti, valore aggiunto e occupazione.

“Serve una politica energetica che renda l’energia democratica, non più concentrata in poche mani”, continua Salzedo. “Comunità energetiche, autoconsumo, accumuli, reti moderne, contratti di lungo periodo per le imprese e incentivi mirati alle filiere rinnovabili possono abbassare le bollette, ridurre i costi per le aziende e restituire valore ai territori. Salvaguardare il pianeta e rendere più competitiva l’economia pugliese sono la stessa battaglia”.

Legambiente Puglia chiede quindi al Governo di abbandonare l’illusione nucleare e di investire con decisione su rinnovabili, efficienza energetica, accumuli, bonifiche, innovazione industriale e formazione. La transizione deve essere green, giusta e democratica: capace di creare lavoro stabile, tutelare la salute, abbassare i costi dell’energia e costruire un futuro ad alto valore aggiunto per Brindisi, Taranto e l’intera Puglia.

Ufficio stampa Legambiente Puglia

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